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Home›Rassegna operaia›Lavoro interinale: caporalato legalizzato e disfacimento della coscienza di classe

Lavoro interinale: caporalato legalizzato e disfacimento della coscienza di classe

Di Domenico Cortese
16/06/2020
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Cucina

La pratica della somministrazione privata di lavoro, vietata per lunga parte della storia del dopoguerra, viene legalmente sdoganata con il concetto di lavoro interinale nel 1997 ed è da allora, in molti casi, al centro di operazioni di caporalato legalizzato della peggior specie. L’intermediazione privata nel lavoro è il meccanismo perfetto per minimizzare il potere contrattuale del lavoratore nei confronti del reale utilizzatore del lavoro, il quale si affida ad aziende che di professione svolgono solo l’aggregazione di manodopera e che hanno la possibilità di concentrarsi sul ricatto retributivo e contrattuale nei confronti di un dipendente che sa di aver a che fare con la “concorrenza” di centinaia di altri suoi colleghi.

Le agenzie del lavoro private sono uno dei capolavori borghesi nel disfacimento della coscienza di classe dei lavoratori, anche per via del caratteristico distanziamento sociale (per usare una terminologia entrata nel lessico quotidiano) fra i lavoratori iscritti alla stessa agenzia e in competizione fra essi, che sfavorisce la tendenza ad aggregarsi come classe consapevole.

Luca Gallo

Luca Gallo

La M&G Holding del presidente Luca Gallo è un’azienda che, tra le altre cose, fornisce servizi di somministrazione di lavoro presso aziende di tutta Italia e, specialmente nel meridione, ad attività del settore turistico e della ristorazione. Luca Gallo si trova al centro di una situazione ambivalente: da un lato uomo osannato e venerato in Calabria per i suoi successi calcistici con la Reggina Calcio, dall’altro a capo di una struttura imprenditoriale che è stata bersaglio di diverse accuse.

 

Molto pesanti sono le affermazioni contro la M&G che si possono leggere su alcuni forum online: «Contratti non registrati, stipendi che non rispettano il CCNL, contributi non versati, rapporti coi superiori quasi schiavo/padrone. Hanno cambiato ragione sociale, ma rimangono sempre dei truffatori a tutto tondo» (utente di Aosta); «penso sia stata la mia peggiore esperienza lavorativa, all’interno nessuno può ridere o parlare, se passa lei o lui ci si mette al lato della parete, manco fosse il santo padre. Per un nonnulla vieni licenziato, all’interno si respira un’aria di tensione e paura e sei super controllato. Non andate, lo sconsiglio seriamente» (utente di Roma); «Non mi hanno pagato la Tredicesima, il Tfr, le festività, non mi hanno versato i contributi. Ho deciso di andare per vie legali. Il totale che si sono tenuti questi signori? 1950 euro….non lavorate per loro!» (utente di Cogoleto, Liguria); «Dopo due anni di lavoro in azienda mi permetto di dire che non viene rispettato il lavoratore in quanto persona! Uno stipendio minimo per le ore lavorate, una busta paga che più finte non esistono. Un consiglio alle aziende: lontano da questi contratti, vi troverete in guai seri!» (utente di Perugia).[1]

Noi ci occupiamo nello specifico del caso delle somministrazioni di lavoro praticate nella zona di Reggio Calabria, in un’area in cui la sudditanza psicologica e la debolezza contrattuale del lavoratore nei confronti dei padroni arriva ai suoi massimi per questioni sia storiche che macroeconomiche.

La seguente testimonianza è portata da un cuoco che da anni lavora nel settore della ristorazione ed ha deciso di rompere il silenzio.

Che tipo di rapporto hai avuto con la M&G Holding?
Mi chiamo Marco Miceli, ex chef della steakhouse Mr.Burn grill di Reggio Calabria, precedentemente gestita dalla M&G condotta dal fantomatico Luca Gallo, azienda che mi ha contrattualizzato dal 28/2/2019 al 31/8/2019. Già su questa cosa avrei da ridire, dato che io lavoravo nel locale già dal 19/2/2019: a testimonianza di ciò basta andar a vedere la firma sulle fatture delle derrate alimentari. Inoltre, ci sono numerosi colleghi in grado di poter testimoniare a garanzia di ciò che dico. Di essi mi riservo nelle sedi opportune di fare i nomi.

Quali sono stati i maggiori disagi da te vissuti con la M&G per quanto riguarda l’inquadramento contrattuale?
Il contratto che mi è stato sottoposto e che io ho firmato parla del livello contributivo ma non parla di monte ore lavorative o altre clausole normali per il resto del mondo. Non parla neppure di paga oraria: insomma è del tutto casuale. Oltre questo, come se non bastasse, le buste paga da me percepite sono comprensive di tredicesima e quattordicesima, cosa da me mai accettata. Avevo oltretutto fatto la richiesta degli assegni familiari, come testimoniano le ripetute e-mail scambiate con l’ufficio amministrativo della M&G che mi ha confermato, nelle stesse, che mi sarebbero stati accreditati nelle successive buste paga, cosa che non è mai avvenuta. Lo stesso si può dire per il TFR e per permessi e ferie non godute.

Cosa ci puoi dire invece della qualità del lavoro e della vita durante la stagione lavorativa?
Posso dire che le ore lavorate da me superavano di almeno 5 ore al giorno quello che era il normale contratto, dato che insieme alla mia brigata si entrava alle 10:30 in cucina e si usciva alle 16 per poi fare rientro alle 18 e uscire non prima dell’1:00 del mattino. Spesso e volentieri io non riposavo, come testimoniano anche i fogli presenza da me redatti e firmati in qualità di responsabile cucina. A questo devo aggiungere che mai mi è stato pagato una sorta di straordinario o incentivo inerente alle mie prestazioni ulteriori, tantomeno qualcuno di M&G si è fatto avanti avvertendo che la cosa non fosse parte dell’ordinario: tutto era fatto come se nulla fosse, come se fosse del tutto normale. Anche queste mie frasi sono dimostrabili e testimoniabili dai miei ex colleghi, al netto della paura di eventuali ritorsioni (cosa che io non ho dato che, come ho sempre sostenuto, le persone che lavorano devono essere pagate).

Come ha influito tutto ciò sulla tua esistenza quotidiana? Credi si tratti di una situazione diffusa?
Purtroppo ho sempre anteposto all’affetto familiare il mio lavoro, cosa che mai più farò visto ciò che ho ricevuto in cambio. La colpa è anche nostra che sottostiamo a questa sorta di modus operandi che è quasi diventato una legge non scritta, e lo facciamo solo per paura di non trovare lavoro. Ormai, specie a Reggio Calabria e soprattutto al Sud, ci siamo abituati nella ristorazione e non solo a condizioni simili; non è assolutamente vero che i locali non incassano abbastanza, o che il personale costa troppo, è semplicemente giusto che la gente che lavora e che ha fatto anni di gavetta raggiungendo un livello contributivo abbastanza alto deve essere premiata per le sue competenze.

Questo sembra pesare alla società quasi come se la colpa del sapere sia un malus per l’operaio, mentre una volta era il contrario: il peso della conoscenza veniva pagato e premiato. Il mondo oggi si è capovolto.

La M&G che atteggiamento ha avuto verso gli ex dipendenti? Sta cercando in qualche modo di sopperire alle mancanze?
La M&G del signor Gallo, che tra l’altro io non ho mai conosciuto (cosa che sarebbe normale visto la mia attività sotto il loro nome), oltre a non dir nulla sulle ore extra lavorate e sulla paga oraria, se non in concomitanza dell’invio della prima busta paga, ad oggi (ossia al 31/5/2020, a quasi un anno di distanza) non ha mai corrisposto le ultime tre buste paga, né inviato le stesse, non ha mai versato TFR, ferie e permessi non goduti, non ha mai versato gli assegni familiari che sono miei di diritto, né ha fatto comunicazione della fine del contratto avvenuta il 31/8/2019. E oltre questo c’è una cosa ancora più grave, che è quella di cui molti parlano a Reggio Calabria: il fatto che i contributi versati da tale azienda non coprono neppure al 50% ciò che spetterebbe al lavoratore, ed è una cosa che potrei dimostrare tranquillamente, dato che da un mio controllo tramite Caf gli stessi contributi un tempo ammontavano a 5360 euro mentre, adesso, si sono ridotti a 3200 euro.

Cosa rispondi a chi sostiene che questi inconvenienti siano dovuti alla negligenza di poche mele marce?
Posso credere che nessuno sappia, che chi si rivolge a loro come fossero un’agenzia interinale non sa come funzioni la cosa? È impossibile! Smettiamola di prenderci in giro! Il signor Gallo non è a conoscenza di questo? Come me altri a Reggio sono nella mia stessa situazione, e mi fa specie che il suddetto sia diventato il paladino dei reggini per il semplice fatto che è a capo della società Reggina Calcio. Ad oggi io mi ritrovo con debiti familiari ingenti grazie a questa società, nessuno ha mosso un dito o alzato il telefono per chiedermi se avessi bisogno di qualcosa, neanche quelli con cui ho condiviso tutto in un anno di lavoro.

Farò tutto ciò che mi è possibile ed in ogni sede competente per ottenere ciò che è mio di diritto, perché è ora di smetterla di chinarci e fare sempre “il bene degli altri” e mai il nostro.

Che appello fai a chi si trova nella tua stessa situazione?
Invito chiunque a farsi avanti e a contattarmi, a contattare il giornale, i sindacati, l’ispettorato del lavoro e chiunque possa aiutare a smuovere questo paese da questa morsa chiamata sfruttamento del lavoratore.

Non siamo noi quelli che devono chinarsi ma sono quelli che non pagano il nostro lavoro a doversi chinare dalla vergogna.

In ultimo, voglio dire che i miei legali hanno già preso i dovuti provvedimenti in merito alla mia situazione nelle opportune sedi, che non starò a guardare la gente che si arricchisce sulle mie spalle e su quelle della mia famiglia. I signori della M&G non hanno mai detto nulla sul fatto che, magicamente, io e molti dei miei colleghi dopo il primo trimestre contrattuale hanno abbassato la loro retribuzione del 30% percependo somme in nero e la busta paga decurtata anticipata dalla società dove svolgevano regolarmente l’attività lavorativa. Nessuno ha mosso un dito. Comunque sia, lotterò contro questo sistema disonesto in tutte le sedi e farò sì che l’immagine di chi mi ha tolto la salute, gli affetti ed il sonno sia distrutta come mi sono distrutto io di fronte ai miei creditori per il divertimento di questa gentaglia. La cosa che rimpiango di più, che non auguro a nessuno, è non aver potuto onorare la memoria di mio padre nel giorno della sua scomparsa perché il lavoro non poteva procedere senza la mia guida. Questo è l’operato di uno sfruttato come tanti altri.

È ora che tutti noi cuochi ed ogni singolo lavoratore della ristorazione e chiunque abbia subito ciò che ho raccontato incroci le mani di fronte a questi estorsori di vite perché altro non sono.

 

Fonti:

[1] https://it.indeed.com/cmp/M&G-Holding-Srl/reviews

TagCaporalatolavorolavoro interinaleLuca GalloM&Gsfruttamento
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Domenico Cortese

Domenico Cortese, nato a Tropea nel 1987, dottore di ricerca in Filosofia e Storia. Gestisce il blog Il Capitale Asociale su FB e IG, è membro del comitato centrale del Fronte Comunista, in cui milita dalla sua fondazione. Collabora con L'Ordine Nuovo su argomenti di economia e attualità.

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