L'Ordine Nuovo

Menu superiore

Menu principale

  • Rassegna operaia
  • Capitale/lavoro
  • Classe e partito
  • Internazionale
    • Notizie dal mondo
    • Imperialismo
    • Vita politica internazionale
  • Politica
  • Terza pagina
    • Film e TV
    • Libri
    • Musica
    • Pillole di storia
    • Storia di classe
    • Manifesti
  • Tribuna
  • Speciali
    • Centenario PCdI
    • Lenin 150
    • Rivista Comunista Internazionale

logo

L'Ordine Nuovo

  • Rassegna operaia
  • Capitale/lavoro
  • Classe e partito
  • Internazionale
    • Notizie dal mondo
    • Imperialismo
    • Vita politica internazionale
  • Politica
  • Terza pagina
    • Film e TV
    • Libri
    • Musica
    • Pillole di storia
    • Storia di classe
    • Manifesti
  • Tribuna
  • Speciali
    • Centenario PCdI
    • Lenin 150
    • Rivista Comunista Internazionale
  • Il nuovo apparato europeo della “lotta alla disinformazione”: la censura al servizio della guerra imperialista

  • Calabria: i lavoratori del turismo iniziano a rompere il silenzio

  • Non chiamiamoli incidenti. Sono omicidi sul lavoro

  • Venezuela: non chiamatelo tradimento

  • DDL Antisemitismo: la mossa del governo per tappare la bocca al movimento in sostegno della Palestina

  • Bloccato il conto della missione medica cubana: un attacco al socialismo e alla salute dei calabresi

  • Il doppio gioco di Gualtieri sulla pelle degli occupanti di “Spin Time”

  • Nessuna ricostruzione, solo profitti e speculazione: a dieci anni dal terremoto del Centro Italia

  • La rivolta delle blatte in India

  • Le riforme elettorali e la falsa democrazia del capitale

Capitale/lavoro
Home›Capitale/lavoro›La fragilità dell’intervento delle banche centrali nella crisi COVID-19

La fragilità dell’intervento delle banche centrali nella crisi COVID-19

Di Domenico Moro
30/06/2020
3810
0
Condividi:
Indici di Borsa

Il mondo sta attraversando la crisi peggiore dal ’29. Recentemente il Fondo monetario internazionale (Fmi) per il 2020 ha disegnato un quadro peggiore di quello che fino ad ora si era ipotizzato. Il Fmi prevede un calo del Pil a livello mondiale del -4,9%, negli Usa del -8% e nell’area euro del -10%, con un picco in Francia, Italia e Spagna di oltre il -12%. Ciononostante, le Borse, dopo aver raggiunto i livelli minimi a marzo, quando la pandemia si è presentata in Europa e Usa, hanno registrato rialzi record nell’ultimo trimestre. L’indice S&P 500 della borsa di Wall Street non realizzava un trimestre con un rialzo così marcato dal 1975 e il Nasdaq dal 1999, in piena euforia da new economy. Il rimbalzo dai minimi di marzo c’è stato in tutte le borse più importanti, da quella di Francoforte (+43,2%), a quella di Tokio (+36%), fino a quella di Milano (+28,4%).

Perché questi rialzi? La ragione sta nella massa di liquidità senza precedenti immessa dalle banche centrali nei mercati finanziari come misure per tamponare la crisi del Covid-19. Negli ultimi tre mesi le prime cinque banche centrali del mondo – la Fed (Usa), la Bce, la banca d’Inghilterra, quella del Giappone e quella del Canada – hanno sparato nel sistema economico l’equivalente del 10% del Pil e si accingono ad arrivare fino al 15-23% entro il 2023.

Nel suo insieme l’aggregato delle banche centrali del gruppo dei dieci (G-10) ha immesso 6 trilioni di dollari dalla metà di gennaio, più del doppio dell’importo registrato durante i due anni di crisi finanziaria tra 2007 e 2008.

In particolare, l’inversione di rotta negli Usa si è avuta dopo il 23 marzo quando la Fed ha annunciato l’apertura di una linea di credito contro la crisi di 2,3 trilioni di dollari. Più di recente la Fed, attraverso il suo presidente Jerome Powell, ha rassicurato che manterrà i tassi d’interesse sul denaro congelati a zero fino al 2022.

Gli investitori istituzionali – dalle banche ai fondi di investimento – si sono gettati su questa liquidità a buon mercato, generando una corsa all’acquisto di titoli di stato, obbligazioni e soprattutto di azioni che ha fatto salire le borse. I mercati finanziari, quindi, scommettono su una ripresa a V dell’economia, che invece è tutt’altro che sicura, visto che la crisi appare ancora più profonda di quanto previsto solo poco tempo fa e il rimbalzo del Pil sperato nel 2021 potrebbe non avvenire, almeno non nella misura prevista. Inoltre, c’è sempre la possibilità di una recrudescenza del virus in autunno.

Il Fmi, nel recente Global Financial Stability Report Update di giugno, non lo dice apertamente, ma l’enorme immissione di liquidità e la crescita delle Borse sta portando alla formazione di una ennesima bolla finanziaria, che non potrà che scoppiare se l’economia, come è probabile, non si riprenderà nei tempi e ai ritmi previsti dagli investitori.

Wall StreetCosì si esprime il Fondo monetario internazionale: “È emersa una disconnessione tra l’ottimismo dei mercati finanziari e l’andamento dell’economia globale. L’atteggiamento rialzista fra gli investitori è basato sulle forti politiche di sostegno, in mezzo a grandi incertezze riguardo alla velocità e all’estensione della ripresa economica.” Questa disconnessione è dimostrata, ad esempio negli Usa, dal contrasto tra la crescita del mercato azionario a fronte del rapido declino dell’indice della fiducia dei consumatori. In sostanza, sempre secondo il Fmi, “La pandemia potrebbe cristallizzare le altre vulnerabilità finanziarie che si sono formate nel passato decennio. (…) In primo luogo, nelle economie sia avanzate sia emergenti, i debiti delle imprese e delle famiglie potrebbero diventare ingestibili per alcuni debitori in serie difficoltà economiche. (…) In secondo luogo, le insolvenze testeranno la resilienza del settore bancario. (…) In terzo luogo, le imprese finanziarie non bancarie e i mercati potrebbero fronteggiare un ulteriore stress.(…) C’è il rischio che le imprese finanziarie non bancarie debbano fronteggiare degli shock nel caso di una grande ondata di insolvenze. (…) In quarto luogo, alcuni mercati emergenti devono far fronte a grandi necessità di rifinanziamento”[1].

In sostanza il pericolo è quello dell’insolvenza a fronte di una esposizione delle banche e degli istituti finanziari facilitata dalla enorme disponibilità di liquidità seguita all’abbassamento del costo del denaro. Il pericolo è tanto maggiore in quanto il sistema bancario è ancora pieno di Npl, crediti non esigibili, derivati dall’ultima crisi del 2007. Il problema è il debito eccessivo delle imprese e delle famiglie, specialmente negli Usa, che, a fronte delle chiusura delle attività e del permanere di un rallentamento della domanda, può diventare insostenibile.

In definitiva, come sostiene Tad Rivelle, capo degli investimenti obbligazionari di Tcw, società di gestione patrimoniale statunitense, “Il coronavirus è stato in fondo il catalizzatore, non la causa delle recenti distorsioni di mercato, la cui vera origine è quasi sempre la stessa: un debito eccessivo in alcuni settori. [Le banche centrali] si trovano ancora una volta a combattere l’incendio che esse hanno fatto divampare.”[2]Dollari USA

Per queste ragioni, il Fmi conclude con la raccomandazione a supportare l’economia reale ma allo stesso tempo richiama le banche centrali a monitorare le vulnerabilità finanziarie e a salvaguardare la stabilità finanziaria.

Il punto, però, è un altro: le banche centrali devono mettere le pezze a un modello di accumulazione capitalistico che non funziona più e che si deve basare sul sostegno artificiale delle banche centrali per andare avanti. La crisi dei mutui è scoppiata nel 2007-2008 quando il sistema dell’economia a credito è crollato. Quello che appare oggi è che, da allora, il sistema si trascina dietro le stesse fragilità, basandosi su un credito che deve essere rifinanziato continuamente, se non si vuole che il sistema crolli.

In sostanza il covid-19 è stato solo l’innesco di una crisi che già aleggiava sull’economia mondiale e che ha le sue radici nella sovraccumulazione cronica di capitale che affligge le maggiori economie mondiali.

La finanziarizzazione dell’economia è solo un’altra faccia di questa situazione. Gli strumenti monetari da soli non possono fare molto se non spostare più in là le conseguenze della crisi. Quello di cui ci sarebbe bisogno, invece, è superare il modo di produzione capitalistico.

_______________________________________

[1] IMF, The Global Financial Stability Report, June 2020.

[2] Maximilian Cellino, Il bazooka delle banche centrali. In tre mesi sparato il 10% del Pil, Il Sole 24 ore, 11 giungo 2020.

Tagbanche centraliborsaCOVID-19crisidebito
Articolo precedente

Conquistare l’operaio che vota Lega o diventare ...

Articolo successivo

Cinema ritrovato: Il muro di gomma, di ...

10
Condiviso
  • 10
  • +
  • 0
  • 0
  • 0
  • 0

Domenico Moro

Ricercatore Istat, si interessa di statistiche economiche. Ha scritto numerosi volumi, tradotti nelle più importanti lingue europee, tra cui “La gabbia dell’euro, perché uscirne è internazionalista e di sinistra”, “Globalizzazione e decadenza industriale”, “La terza guerra mondiale e il fondamentalismo islamico”, “Il gruppo Bilderberg, l’élite del potere mondiale”, “Nuovo Compendio del capitale”. Scrive anche su riviste italiane ed estere. Da sempre militante nel movimento comunista italiano, oggi dirige la rivista Laboratorio 21.

Articoli correlati Altri articoli dell'autore

  • Jeff Bezos
    Capitale/lavoro

    Il lockdown frutta 24 miliardi di dollari a Jeff Bezos

    16/05/2020
    Di Redazione
  • Gualtieri
    Politica

    Non chiamateli traditori

    10/04/2020
    Di Redazione
  • kke piazza syntagma
    Notizie dal mondo

    Imponente manifestazione del KKE ad Atene contro il disegno di legge che vieta le manifestazioni di protesta

    04/07/2020
    Di Guido Ricci
  • Notizie dal mondo

    Gli USA impediscono a Cuba di acquistare ventilatori polmonari

    12/04/2020
    Di Redazione
  • Distanziamento sociale
    Politica

    Fase 2: al di là dell’autoelogio, detta legge Confindustria

    28/04/2020
    Di Redazione
  • Valids Dombrovskis
    Capitale/lavoro

    La spada di Damocle dei vincoli europei sulla ripresa economica

    05/07/2020
    Di Domenico Moro

Ti potrebbe interessare

  • Gli interessi del capitale cinese in Medio Oriente
    VPI - Articoli

    Gli interessi del capitale cinese in Medio Oriente

  • Manifestazione operai
    Rassegna operaia

    La lotta per la riduzione dell’orario di lavoro è la lotta dei lavoratori per il loro tempo

  • A seguito delle elezioni presidenziali svoltesi in Bielorussia e degli sviluppi determinatisi nel paese a seguito di esse[1], si riporta un'analisi della vicenda attraverso una dichiarazione del 13 agosto del Consiglio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Operaio Russo del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCOR-PCUS), attraverso le parole del Primo Segretario del partito, Stepan Sergeevič Malencov
    Notizie dal mondo

    Dichiarazione del Consiglio Politico del CC del PCOR-PCUS sulle elezioni in Bielorussia e sulla situazione determinatasi dopo di esse

Leggi anche…

Scontri a Minsk Bielorussia

Bielorussia: un futuro complesso tra due imperialismi in lotta tra loro

15/08/2020 | By Redazione

Vita politica internazionale – Sedicesimo numero

21/11/2021 | By Redazione

seguici:

  Facebook  Instagram  Twitter

contattaci:

  Contattaci
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia. Possono dunque esserne ripresi altrove i contenuti: basta citarne la fonte. "L'Ordine Nuovo" è un sito web di informazione indipendente e non rappresenta una testata giornalistica ai sensi della legge 62/2001. Qualora le notizie o le immagini pubblicate violassero eventuali diritti d’autore, basta che ci scriviate e saranno immediatamente rimosse.