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Home›Politica›Più basi militari e più reattività in collaborazione con la NATO: nuove proposte in nome dello sforzo bellico

Più basi militari e più reattività in collaborazione con la NATO: nuove proposte in nome dello sforzo bellico

Di Lorenzo Vagni
20/06/2025
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A pochi giorni dal vertice NATO all’Aia e mentre aumentano le tensioni in Medio Oriente, l’Italia prosegue la propria preparazione alla guerra con nuove misure predisposte dal Governo Meloni e dal Ministro della Difesa Crosetto. Queste fanno seguito alle recenti proposte formulate dallo stesso Guido Crosetto e sostenute dall’intero esecutivo[1] inerenti l’aumento delle spese militari secondo i dettami della NATO, la riforma dell’esercito e l’intensificazione della propaganda di guerra.

Uno dei punti recentemente affrontati dal Governo è il finanziamento delle “forze ad alta e altissima prontezza operativa”. Questa particolare task force, introdotta dalla legge 31 ottobre 2024, n. 168[2], consiste in contingenti da impiegare all’estero al verificarsi di crisi o situazioni di emergenza e per esigenze operative della NATO, quindi al di fuori delle missioni deliberate, insieme all’introduzione di maggiore flessibilità nel dispiegamento del personale militare sui diversi teatri operativi in virtù delle evoluzioni dei singoli scenari[3]: in altre parole, apre alla possibilità, per il Governo, di dispiegare truppe in maniera diversa da quanto stabilito dal parlamento in caso di necessità.

Questo nuovo strumento, che prevederà «una forza massima di 2.867 unità, 339 mezzi terresti, 4 navali e 15 aerei»[4] in grado di essere schierati in scenari di crisi entro cinque giorni[5], aveva inizialmente un costo stimato di 30 milioni di euro[6]; tuttavia, con un decreto di Guido Crosetto dello scorso 18 aprile[7], il Governo ha disposto un finanziamento per queste forze per i prossimi 2 anni pari a 186 milioni. L’ennesimo schiaffo nei confronti della stragrande maggioranza della popolazione italiana, sempre più privata di diritti basilari con i tagli alla spesa sociale effettuati anche in nome dello sforzo bellico.

Nella direzione di aumentare le capacità di risposta rapida da parte dell’esercito va un disegno di legge presentato dalla Lega per istituire una riserva ausiliaria di 10mila volontari armati (prevalentemente ex militari) pronti a intervenire in supporto alle forze armate nel caso si presentasse uno scenario di guerra. Questi riservisti potrebbero essere mobilitati dal governo sia in tempo di guerra o di grave crisi internazionale o, comunque in situazioni di pericolo per la sicurezza dello Stato, sia per la difesa dei confini nazionali, sia in caso di dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale da parte del Consiglio dei ministri, anche in concorso con le Forze di polizia ad ordinamento civile e militare, oppure per attività complementari, logistiche e di cooperazione civile-militare. Nelle scorse settimane sono state avanzate inoltre proposte di aumenti di organico tramite l’assunzione di un numero tra 30mila e 45mila militari effettivi (circa il 25% di tutte le forze armate)[8].

Allo stanziamento di fondi per aumentare la reattività si accompagna una modifica dell’impianto legislativo che libera da vincoli la realizzazione di siti militari: in particolare, il Governo ha allo studio nuove norme, come emendamento al Decreto Infrastrutture, per permettere di costruire basi militari, caserme o strutture per la difesa nazionale senza sottostare ai vincoli stabiliti dalle sovrintendenze culturali e dalle norme ambientali. L’emendamento. infatti, stabilisce la costruzione di «progetti o parti di progetti aventi quale unico obiettivo la difesa nazionale» in deroga alle leggi sulla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale. Il Ministero della Difesa «dopo una valutazione caso per caso» potrà ora «disporre con decreto l’esclusione di tali progetti» dai permessi[5].

Già a partire dal maggio 2024 i parlamentari di Fratelli d’Italia avevano avanzato una proposta di legge per allentare i vincoli ambientali su caserme, basi militari e aree di addestramento secondo una sorta di principio di autogestione dei militari in materia di tutela della salute e dell’ambiente[9]. Questa proposta risulta strategica in quanto, solo negli anni recenti, si contano decine di casi di caserme o basi militari la cui realizzazione è saltata o è stata rinviata a data da destinarsi per tutelare l’ambiente o il patrimonio artistico nell’area di costruzione; un esempio rilevante è il caso di Coltano, nel comune di Pisa, dove nel 2022 il Governo Draghi ha annunciato la costruzione di una nuova base militare all’interno del parco naturale di San Rossore-Massaciuccoli, incontrando l’opposizione di un largo movimento di protesta[10]. Oggi il Governo Meloni sancisce questa volontà, ossia quella di aumentare il grado di militarizzazione del Paese, anche a scapito delle normali procedure “democratiche” di sviluppo urbanistico e in barba alla lotta contro la devastazione ambientale, a cui la guerra e gli armamenti contribuiscono in maniera sensibile[11].

Il Governo Meloni continua, con questa proposte, nei suoi piani di trascinare il nostro Paese verso il baratro. Combattere contro la guerra imperialista diventa sempre più una questione prioritaria, a maggior ragione oggi che le politiche militariste mettono sempre più a rischio la salubrità dei nostri territori e lo sviluppo stesso delle nostre città, ormai del tutto lontano dall’essere orientato ai bisogni della collettività.

Note

[1] Per approfondire: La strategia bellicista dell’Italia: un’analisi delle ultime iniziative del governo Meloni, Lordinenuovo.it, 29 maggio 2025.

[2] LEGGE 31 ottobre 2024, n. 168, Gazzettaufficiale.it.

[3] Difesa, forze ad alta e altissima prontezza operativa da impiegare all’estero in caso di crisi o situazioni di emergenza, Ilsole24ore.com, 18 settembre 2024.

[4] Le missioni militari italiane all’estero nel 2025, Analisidifesa.it, 14 aprile 2025.

[5] Soldati italiani di “pronto intervento” per la task force della Nato: stanziati 200 milioni. Crosetto. «Basi militari, alzata l’allerta», Ilmessaggero.it, 17 giugno 2025.

[6] Missioni internazionali, spunta l’ipotesi di «forze ad altissima prontezza operativa» da usare per crisi o emergenze (o per affiancare la Nato), Open.online, 14 aprile 2025.

[7] DECRETO 18 aprile 2025, Gazzettaufficiale.it.

[8] Riservisti militari, arriva il ddl della Lega per richiamare 10mila volontari in caso di crisi: cosa prevede, Fanpage.it, 19 giugno 2025.

[9] Il governo vuole eliminare i vincoli ambientali per le basi militari, Lindipendente.online, 10 marzo 2025.

[10] Chi siamo – No Base Coltano, Nobasecoltano.it.

[11] La guerra, gli armamenti e il disastro ambientale, Lordinenuovo.it, 25 maggio 2025.

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Lorenzo Vagni

Lorenzo Vagni, classe 1993, laureato in Ingegneria Elettronica. Militante comunista dal 2015 nel FGC e dalla sua fondazione nel FC, ha ricoperto per anni incarichi di rappresentanza degli studenti all'Università di Roma "La Sapienza". È autore di diversi articoli per il giornale della gioventù comunista, Senza Tregua. Collabora con L'Ordine Nuovo su argomenti di politica e attualità.

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