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Home›VPI - Articoli›Non ci inginocchiamo di fronte al Governo

Non ci inginocchiamo di fronte al Governo

Di Redazione
13/04/2025
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Dal Partito Comunista di Turchia (TKP)
5 aprile 2025
Link all’originale

 

  1. Il nostro popolo, in particolare gli studenti, sta mostrando una resistenza storica contro il tentativo del governo di sopprimere il diritto di voto generale, in un contesto che era per lo più disorganizzato e frammentato. Questa resistenza si esprime attraverso diversi canali e strumenti, che hanno aiutato ampie fasce della popolazione a prendere una posizione politica. Dai movimenti di piazza ai boicottaggi dei prodotti, ci sarebbe molto da dire su ciascuna di queste forme di protesta, ma è chiaro che la combinazione di questi mezzi ha creato un clima sociale altamente significativo.
  2. Non va dimenticato che l’opposizione dei cittadini, provenienti da diverse tendenze ideologiche e politiche, contro le arbitrarietà del governo e le imposizioni arroganti e tiranniche di “quella vecchia Turchia”, sta alimentando il senso di giustizia e la cultura del rifiuto della sottomissione, elementi di cui avremo molto bisogno nelle prossime fasi e in momenti storici critici. Questa energia è più che “meglio di niente” ma va espressa con parole come “buono”, “bello” e “utile”.
  3. Tuttavia, le dinamiche sociali non rimangono sospese nel vuoto per lungo tempo. Il presidente del CHP[1], Özgür Özel, e il suo team, che stanno svolgendo il ruolo più importante nell’emergere di queste reazioni, agiscono con l’intento di mantenere un equilibrio che non saboti i negoziati con l’AKP[2], ma che allo stesso tempo rafforzi la propria posizione. All’interno del CHP, nella lotta multilaterale in corso, gli interessi dei segmenti sociali attivati in questo momento, siano essi membri del partito o meno, non devono essere sottovalutati. In sintesi, la mobilitazione sociale acquista significato e viene utilizzata sia in termini di influenza del governo dell’AKP all’interno del CHP che di lotta all’interno del CHP.
  4. L’unica conseguenza di santificare e assolutizzare l’incertezza o la diversità ideologica e politica di un movimento sociale è che i limiti politici e ideologici dell’ordine stabilito determinano anche quelli di tale movimento. Infatti, la glorificazione di alleanze basate sull’emozione e sugli slogan invece che su forme organizzative basate su un programma, e la legittimazione della distinzione tra “capitale buono e capitale cattivo” sono la prova che il quadro positivo che abbiamo evidenziato sopra, se lasciato a se stesso, si trasformerà in una resa all’ordine e al suo attuale portatore, il governo dell’AKP.
  5. Il problema più grave di questo processo, se non viene affrontato, è la totale cancellazione delle contraddizioni di classe. La condizione per il successo di un movimento sociale in Turchia e per la conquista di posizioni durevoli, oltre che per la preparazione a trasformazioni rivoluzionarie che rendano il paese vivibile, è che esso acquisisca un carattere popolare e proletario. Le manifestazioni iniziate con l’arresto di Ekrem İmamoğlu, alle quali hanno partecipato principalmente giovani senza futuro, lavoratori impoveriti e disperati, non sono sufficienti per caratterizzare un movimento di classe. Anche se non ci si aspetta che ogni azione scaturisca direttamente dalla contraddizione capitale-lavoro, un movimento sociale deve acquisire un carattere di classe in molteplici modi, che vanno dalle forme di azione, agli slogan, alle richieste e agli obiettivi politici.
  6. Il boicottaggio di prodotti e media, una delle forme di protesta che ha maggiormente preoccupato il governo, ha anche aiutato una vasta parte della popolazione ad entrare in azione politica, ma ciò non deve indurci a sottovalutare alcuni dei problemi che questa forma di protesta comporta. Il boicottaggio è la forma di lotta più svantaggiosa per la partecipazione organizzata della classe operaia. È importante capire che il ritiro della classe operaia dalla scena politica per vari motivi non la rende irrilevante; al contrario, la rende più vitale che mai, poiché è l’unica forza sociale capace di aprire la crisi politica e sociale.
  7. Coloro che non vogliono che la lotta contro l’ingiustizia e l’attacco al diritto di voto generale si trasformi in una lotta contro il sistema di sfruttamento, e che cercano di fermare milioni di persone che si oppongono al governo dell’AKP, sostenendo che tale sviluppo sarebbe prematuro, stanno cercando di impedire che grandi segmenti della popolazione mettano in discussione il dominio del grande capitale. Tuttavia, l’ultima ondata di mobilitazioni ha scatenato una rabbia contro le disuguaglianze sociali, ha generato un forte e irremovibile sentimento contro il sistema dei monopoli e delle sette religiose, e ha anche attivato, contro la volontà della leadership del CHP e di alcune correnti, coloro che insistono su una linea anti-imperialista. Anche se implicita, questa direzione sta cercando una via d’uscita in un momento in cui è fondamentale non solo rafforzare la resistenza unitaria contro l’AKP, ma anche compiere interventi coraggiosi che indirizzino queste reazioni contro le fondamenta dell’attuale sistema sociale in Turchia.
  8. In questo contesto, il TKP continuerà a rafforzare la linea di lotta che ha definito in passato come “duplice compito” e rappresenterà una linea di lotta che aiuterà a mettere in discussione il dominio del capitale, che ha acquisito quasi un’immunità grazie al caos creato dalla retorica del “regime di un uomo solo”.
  9. La continuità, l’integrità e la coerenza sono essenziali nella nostra lotta. Ogni passo che facciamo, ogni chiamata che lanciamo, ogni dichiarazione che condividiamo deve essere allineata con la stessa direzione. Non faremo un millimetro indietro dalla nostra linea che si posiziona contro lo sfruttamento capitalistico e l’imperialismo, e faremo del socialismo una scelta realmente possibile basata su un fondamento patriottico, illuminista e repubblicano.

Faremo tutto questo e non ci inginocchieremo di fronte al governo. Non ci inginocchieremo di fronte allo sfruttamento, al saccheggio, alla rapina e all’ingiustizia. Non ci inginocchieremo per paura, per sottomissione o per resa. Ci inginocchieremo con rispetto per la memoria dei patrioti, dei rivoluzionari e dei lavoratori.

Poiché siamo stati chiamati ad inginocchiarci, accettiamo. Ci inginocchieremo.

 

Lunedì: NON CI INCHINIAMO AL GOVERNO, CI INCHINIAMO DI FRONTE AGLI EROI DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE.

Martedì: NON CI INCHINIAMO AL GOVERNO, CI INCHINIAMO DI FRONTE AI LAVORATORI UCCISI NELLE MORTI SUL LAVORO.

Mercoledì: NON CI INCHINIAMO AL GOVERNO, CI INCHINIAMO DI FRONTE AI NOSTRI FIGLI PERSI NELLA PROTESTA DI GEZİ.

Lunedì alle 20:00, iniziamo a Beşiktaş (Istanbul), Ulus (Ankara) e Alsancak (Smirne).

 

Note

[1]: Il Partito Popolare Repubblicano, il principale partito di opposizione. Ekrem İmamoğlu, il sindaco di Istanbul arrestato recentemente, fa parte di questo partito: è da tempo nel mirino del governo, vista la sua potenziale nomina come candidato presidenziale del CHP. [NdT]

[2]: Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, principale partito turco, al governo dal 2002 e che esprime l’attuale Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan. [NdT]
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