L'Ordine Nuovo

Menu superiore

Menu principale

  • Rassegna operaia
  • Capitale/lavoro
  • Classe e partito
  • Internazionale
    • Notizie dal mondo
    • Imperialismo
    • Vita politica internazionale
  • Politica
  • Terza pagina
    • Film e TV
    • Libri
    • Musica
    • Pillole di storia
    • Storia di classe
    • Manifesti
  • Tribuna
  • Speciali
    • Centenario PCdI
    • Lenin 150
    • Rivista Comunista Internazionale

logo

L'Ordine Nuovo

  • Rassegna operaia
  • Capitale/lavoro
  • Classe e partito
  • Internazionale
    • Notizie dal mondo
    • Imperialismo
    • Vita politica internazionale
  • Politica
  • Terza pagina
    • Film e TV
    • Libri
    • Musica
    • Pillole di storia
    • Storia di classe
    • Manifesti
  • Tribuna
  • Speciali
    • Centenario PCdI
    • Lenin 150
    • Rivista Comunista Internazionale
  • Il popolo venezuelano fra attacco imperialista e tentativi di resistenza

  • Ex ILVA, storia di un fallimento di mercato

  • Il quadrante sud di Roma tra sfruttamento, speculazione e gentrificazione

  • Il nuovo piano per il riarmo continentale: analisi del Libro Bianco della Difesa Europea

  • Lo sciopero: “weekend lungo” o arma insostituibile in mano ai lavoratori?

  • La corsa al riarmo e la conversione alla guerra della produzione: intervista ai lavoratori della Leonardo promotori della petizione “Non in mio nome, non col mio lavoro”

  • Vita politica internazionale – Quarantaseiesimo numero

  • L’aggressione militare degli USA aggrava la crisi politica in Venezuela

  • Dichiarazione sui massacri commessi dalle Forze di Supporto Rapido a Barah e Al-Fashir

  • “Alterità” nel campo dell’informazione e della comunicazione per un mondo “altro”

Pillole di storia
Home›Terza pagina›Pillole di storia›La strage di Torino nel dicembre 1922

La strage di Torino nel dicembre 1922

Di Redazione
20/12/2020
5081
0
Condividi:

Il 20 dicembre del 1922, le squadracce fasciste guidate da Piero Brandimarte – e istigate dal ras Cesare Maria de Vecchi – portarono a compimento quella sarà poi definita la strage di Torino. Dopo due giorni di repressione e omicidi, i comunisti e gli antifascisti torinesi pagarono un tributo di sangue di quattordici vittime (anche se Brandimarte ne rivendicava ventidue, ironizzando sui numeri ufficiali) e una trentina di feriti. Con la scusa di voler vendicare l’uccisione di due fascisti – i quali avevano aggredito l’operaio comunista Francesco Prato trovando la morte per la reazione di quest’ultimo – con l’acquiescenza della prefettura e sotto spinta della borghesia industriale locale, le squadracce fasciste ebbero carta bianca per sfogare il loro terrorismo sui lavoratori e le loro organizzazioni. La provocazione, messa in atto allo scopo di falcidiare e ridurre al silenzio la resistenza operaia torinese, era stata calcolata con freddezza (1).

strage di torino dicembre 1922

In foto una pagina di Calendario del popolo che ricorda i fatti.

Questo trova riscontro anche nelle dichiarazioni di Brandimarte, il quale, dopo la strage, candidamente ammise ai cronisti che l’operazione non solo non era stata estemporanea ma, al contrario, frutto di un lavoro di schedatura di dirigenti e operai comunisti (cita una lista di tremila nomi) che avrebbero dovuto pagare per la loro opposizione al regime e ai capitalisti(2). Fra le vittime della carneficina vi furono Carlo Berruti, segretario del sindacato dei ferrovieri di Torino, nonché consigliere comunale e membro del Partito Comunista d’Italia (PCdI) e Pietro Ferrero, segretario torinese della FIOM, attivo nello “sciopero delle lancette” dell’aprile del ’20 , il quale venne seviziato e trascinato per le vie della città legato ad un camion.
Oltre l’assassinio premeditato di comunisti e antifascisti, la spedizione ebbe come obiettivo le sedi della Camera del Lavoro, del circolo “Carlo Marx” e de “L’Ordine Nuovo”.

La sede del giornale fondato il 1o maggio del ’19, proprio a Torino, da Antonio Gramsci, venne devastata dai fascisti che, per di più, sequestrarono i tre redattori: Montagnana, Viglongo e Pastore, più altri tre collaboratori, e li portarono alla Casa del Fascio. Qui furono bastonati dagli squadristi, anche per cercare di estorcere loro informazioni su dove si trovassero Gramsci e altri dirigenti torinesi del Partito; successivamente vennero fatti sfilare e messi al muro, in una macabra simulazione di fucilazione che aveva come scopo quello di terrorizzare gli aggrediti (3). Tutto questo si consumò nell’indifferenza del neo-nominato prefetto, Carlo Olivieri, accreditatosi presso i fascisti grazie ai “servigi” già profusi nei mesi precedenti al ras di Puglia, Caradonna, quando era prefetto di Bari. Olivieri, ad ogni modo, diede ulteriore prova di fedeltà al nuovo regime anche a Torino, dacché ebbe a inaugurare la sua nomina nel capoluogo piemontese proprio con una perquisizione ai danni de “L’Ordine Nuovo” nel settembre ’22, inoltre non mosse un dito quando le squadracce, il 29 ottobre successivo, compivano un raid contro la sede del giornale.

L’attenzione che i fascisti torinesi, sia a livello istituzionale sia a livello di squadrismo, riservarono a “L’Ordine Nuovo”, rivela la sua importanza nel quadro di una delle maggiori realtà metropolitane e industriali del Paese. È da ricordare come il PCdI non fosse all’epoca, ancora, un partito di grandi dimensioni: sul territorio nazionale si contavano circa 23.000 iscritti, e alle elezioni dell’anno precedente si era attestato intorno al 4,5%. Eppure, nonostante i numeri ridotti, furono i comunisti ad essere le vittime principali della violenza degli squadristi, oltre che del regime stesso. Questo anche perchè gli industriali, che erano stati fra i promotori della strage, avevano sempre più intenzione di “normalizzare” ad ogni costo la situazione di agitazione nelle fabbriche; e, se vi era chi davanti al compito di dare battaglia al padronato mostrava segni di cedimento e tendenze al compromesso (4), i comunisti, come dimostrano gli appelli lanciati dalle stesse colonne de “L’Ordine Nuovo”, rimanevano in prima fila a combattere e frustrare le aspettative di normalizzazione della borghesia (5).

I crimini perpetrati dalle squadracce, naturalmente, non furono perseguiti dal regime di Mussolini. Al contrario, quest’ultimo s’affrettò ad emanare, proprio in quell’occasione, due giorni dopo la strage di Torino, un decreto di amnistia (Regio Decreto 1641 del 22 dicembre 1922) che condonava tutti i crimini e le violenze compiute “per un fine nazionale”, per garantire “l’ordine sociale”.

Chiaramente un provvedimento del genere intendeva fornire un salvacondotto totale per tutte le violenze del terrorismo squadrista, e, al contrario, condannare le “violenze” di chi si difendeva dalle brutalità dei fascisti e dei padroni. L’impunità per i crimini fascisti fu in molti casi anche il tratto distintivo nei processi nel dopoguerra, a fascismo sconfitto. Nella neonata repubblica la borghesia mentre da un lato s’affrettava a mettere sotto processo i partigiani infliggendo loro pene talvolta durissime, dall’altra condannava a pene irrisorie i vecchi arnesi del regime fascista (vi abbiamo fatto cenno ad esempio qui).

Il capo della spedizione, Piero Brandimarte – criminale fascista delle origini, arruolato nella cosiddetta “La Disperata”, una delle primissime squadracce (2) – fu condannato, nel 1950, a 26 anni di reclusione, ben due terzi dei quali tuttavia condonati. Di più, addirittura due anni dopo, nel ’52, fu assolto per insufficienza di prove, nonostante le sue dirette dichiarazioni e le sue responsabilità innegabili, finendo addirittura per aver tributati gli onori militari al suo funerale, nel 1971. Una sorte non troppo dissimile toccò a De Vecchi, uno dei caporioni mussoliniani della prima ora che, fuggito nel ’47 in Argentina, grazie anche alle complicità del Vaticano, ritornò in Italia già nel ’49, quando la condanna di cinque anni che gli era stata inflitta gli fu pienamente condonata.

Fabrizio Fornaro

 

Note:
(1) Le stragi di Torino nel dicembre 1922 in “Calendario del Popolo”, n. 27, 1946
(2) https://www.patriaindipendente.it/ultime-news/lo-squadrista-serial-killer/
(3) https://www.prefettura.it/FILES/docs/1233/Carlo%20Olivieri.pdf – citato in Giancarlo Carcano, Strage a Torino. Una storia italiana dal 1922 al 1971, Milano, La Pietra 1973
(4) Ignominia in “L’Ordine Nuovo”, 9 Luglio 1922
(5) Per la ripresa dell’attività sindacale comunista. Comitato Esecutivo Sindacale in “L’Ordine Nuovo”, 15 agosto 1922
TagantifascismocapitalismocomunistifascismolottaPCITorino
Articolo precedente

La vittoria di Biden e i democratici ...

Articolo successivo

La “distruzione creatrice” del G30 di Draghi ...

1
Condiviso
  • 1
  • +
  • 0
  • 0
  • 0
  • 0

Redazione

Articoli correlati Altri articoli dell'autore

  • Politica

    Dopo queste elezioni: superare l’irrilevanza con una vera costituente comunista

    22/09/2020
    Di Alessandro Mustillo
  • Violenza di genere: perché la lotta non si può fermare
    Politica

    Violenza di genere: perché la lotta non si può fermare

    06/05/2025
    Di Redazione
  • usa covid18 il profitto viene prima di tutto
    Rassegna operaia

    Dagli USA alla Bartolini di Bologna: quando il profitto viene prima di tutto

    05/07/2020
    Di Redazione
  • Piazza Rossa Mosca
    Storia di classe

    A proposito delle spie fasciste in Unione Sovietica

    12/05/2020
    Di Concetto Solano
  • armata rossa vince stalingrado
    Pillole di storia

    Il 2 febbraio 1943 gli ultimi spari, l’Armata Rossa vince a Stalingrado

    01/02/2021
    Di Redazione
  • conflitto di classe
    Capitale/lavoro

    Il ruolo dello Stato nel conflitto di classe

    29/10/2020
    Di Redazione

Ti potrebbe interessare

  • Capitale/lavoro

    Natura dell’Unione Europea e analisi dei suoi organi

  • Antonio Gramsci
    Classe e partito

    Contro ogni fatalismo: Antonio Gramsci e la rivoluzione del popolo

  • Guerra in Donbass
    Notizie dal mondo

    Intervista al PCOR-PCUS: la situazione nel Donbass

Leggi anche…

Famiglia Cervi

Revisionismo storico in prima serata il 25 aprile: Gramellini e Veltroni contro i fratelli Cervi

02/05/2020 | By Redazione
PCI Milano Movimento Studentesco

Giuseppe Alberganti: un rivoluzionario di professione

04/06/2020 | By Redazione
fuori i fascisti dal campus

Il reato di antifascismo a Torino

21/09/2020 | By Daniela Giannini
Ambrogio Donini

Ambrogio Donini a trent’anni dalla morte (2/2)

26/05/2020 | By Redazione

seguici:

  Facebook  Instagram  Twitter

contattaci:

  Contattaci
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia. Possono dunque esserne ripresi altrove i contenuti: basta citarne la fonte. "L'Ordine Nuovo" è un sito web di informazione indipendente e non rappresenta una testata giornalistica ai sensi della legge 62/2001. Qualora le notizie o le immagini pubblicate violassero eventuali diritti d’autore, basta che ci scriviate e saranno immediatamente rimosse.