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Capitale/lavoro
Home›Capitale/lavoro›Il lockdown frutta 24 miliardi di dollari a Jeff Bezos

Il lockdown frutta 24 miliardi di dollari a Jeff Bezos

Di Redazione
16/05/2020
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Jeff Bezos

Mentre il sistema di produzione capitalista si prepara ad affrontare una crisi senza precedenti, nonché una recessione come non si vedeva da quasi un secolo, l’agenzia Comparisun ha rivelato che Jeff Bezos, attuale CEO di Amazon, è in corsa per diventare il primo trilionario della storia: secondo le proiezioni di Comparisun, infatti, la sua fortuna personale potrebbe superare la soglia del migliaio di miliardi di dollari entro il 2026, seguendo il trend di crescita del 34% annuo che ha confermato nell’ultimo lustro.

Un trilione di dollari di “valore netto” potrebbe equivalere a una ricchezza superiore al Prodotto Interno Lordo pro capite di 179 Paesi, la popolazione dei quali ammonta a 3,4 miliardi di persone, ovvero al 43,7% dell’attuale popolazione mondiale.

Nonostante un trilione sia una cifra immensa e ancora lontana nel futuro, l’attuale fortuna di Bezos non è certo da sottovalutare: considerando che (stando al Guardian) il lockdown imposto per fronteggiare la diffusione del coronavirus ha fatto guadagnare ventiquattro miliardi di dollari al CEO di Amazon, grazie all’impennata di vendite dovuta al blocco delle persone nelle proprie abitazioni, l’attuale patrimonio di Bezos ammonta a 138 miliardi di dollari. Cifra “vicina” ai 151 miliardi del 2018, pre-divorzio miliardario, che gli avrebbero comunque garantito la possibilità di acquistare gli interi mercati azionari di Nigeria, Ungheria, Egitto, Iran e Lussemburgo.

Le ragioni della fortuna di Bezos e di Amazon, ovviamente, non vanno ricercate nella sua abilità imprenditoriale, ma nel valore generato e poi ceduto dalle migliaia di lavoratori della sua azienda, a fronte di un salario inferiore al valore prodotto.

Lavoratori che operano quotidianamente, sottoposti anche sotto pandemia ad un controllo serratissimo dei ritmi di produzione, spesso senza rispetto delle norme di sicurezza. Anzi, alle dichiarazioni dell’azienda secondo cui “la sicurezza dei lavoratori viene prima di ogni cosa”, si oppongono le recenti notizie del rifiuto del pagamento dei congedi di malattia per i lavoratori dei magazzini in cui si sono scoperti casi di Covid-19, e del termine, con il primo maggio, della politica aziendale di “possibilità di sospensione indefinita dal lavoro”; grazie a quest’ultima i lavoratori sarebbero potuti rimanere a casa per un periodo di tempo a loro scelta, per tutelare la propria salute senza perdere il posto di lavoro, ma ovviamente senza percepire un dollaro.

I lavoratori, che già lamentano condizioni igieniche non ottimali e scarsità di dispositivi di protezione personale, saranno ora sottoposti al ricatto di tornare al lavoro anche se potenzialmente positivi, mettendo quindi a rischio la salute dei colleghi, pena il licenziamento.

Alle richieste dello sciopero indetto il primo maggio dai lavoratori Amazon, che comprendevano la chiusura e la sanificazione dei magazzini con casi conclamati di Covid-19 e il rafforzamento delle misure di prevenzione igieniche e sanitarie, l’azienda ha risposto citando di aver sostenuto una spesa di 800 milioni di dollari nella prima metà del 2020 per far fronte all’emergenza Coronavirus. Una cifra ragguardevole, certo, ma se consideriamo che Jeff Bezos spende 1,3 milioni di dollari con la stessa facilità con cui un cittadino americano medio ne spende uno, in proporzione è come se il CEO di Amazon avesse personalmente speso poco più di seicento dollari in cinque mesi.

amazon

Se consideriamo complessivamente l’azienda, la spesa è stata praticamente irrisoria, e non è quindi un caso che, al diffondersi di queste valutazioni tra i lavoratori, l’azienda abbia assunto anche altre modalità di reprimere il dissenso: il licenziamento di vari dirigenti che si erano espressi sulle pericolose condizioni di lavoro dei propri sottoposti ha addirittura spinto Tim Bray, vicepresidente di Amazon e “Ingegnere Illustre” di Amazon Web Services, a lasciare l’azienda.

D’altronde, che Jeff Bezos sia impegnato ad essere l’uomo più ricco del mondo, piuttosto che il più grande filantropo, era già cosa nota: sempre in base alle proporzioni fatte da BusinessInsider, i 690000 dollari americani donati in beneficenza da Bezos per gli sforzi di recupero dagli incendi boschivi in Australia, se confrontati al totale del suo patrimonio personale, rappresentano per le tasche di una donna laureata statunitense media (che si suppone possa guadagnare 1,3 milioni di dollari in tutta la sua vita) ben sei dollari e mezzo, ovvero in parole povere i proverbiali “quattro spicci”.

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