L’Albania di oggi, a 35 anni dalla restaurazione del capitalismo, è diventata il paradiso di speculatori edilizi, sfruttatori e di chi deve riciclare denaro sporco. Anche per questo, un’agitazione popolare generalizzata è esplosa da qualche settimana a seguito dell’entrata di ruspe e bulldozer in un’area naturale protetta, per realizzare il progetto edilizio di Trump-Kushner, ennesima speculazione finanziaria a danno di ambiente e collettività.
Pubblichiamo questo contributo esterno, da parte del compagno Marjo Durmishi del Laboratorio Politico Antonio Gramsci, che inquadra quello che sta avvenendo di recente a Tirana nella cornice della condizioni che vivono oggi i proletari albanesi, vittime di sfruttamento e repressione sistematica. Buona lettura.
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Aria di libertà e rivolta tra le vie di Tirana. Cortei quotidiani, composti da decine di migliaia di cittadini albanesi, partono da piazza Skenderbej poi, lungo tutto il viale Martiri della Nazione, fino ad arrivare alla Kryeministria, il palazzo-ufficio del Primo ministro. Dominano le bandiere rosse dell’Albania, perché “l’Albania-non-si-vende!”. Questo gridano i manifestanti in rivolta.
Arrivati alla Kryeministria, il microfono è aperto a tutti. Centinaia sono gli interventi dei cittadini. Gli “esculsi politici” riducono lo spazio tra loro e la “politica ufficiale” gridandolo al microfono con forza.
“Rama in carcere! Berisha in carcere!” questo lo slogan che diventa un mantra. È la rivolta della gioventù albanese. È la rivolta delle giovani famiglie, costrette ad emigrare verso i Paesi dell’UE. È la rivolta dei lavoratori albanesi, tra carovita e affitti alle stelle. È la rivolta del pensionato albanese, tra medicinali e i 50 euro di bonus a fine anno. È il rifiuto collettivo all’appropriazione dello Stato per gli interessi di un pugno di oligarchi.
Ma perché questa contestazione di massa spontanea? Da dove parte?
La scintilla che ha dato il via alla mobilitazione è stata il 30 maggio, quando bulldozer e ruspe sono entrati nell’area naturale protetta di Narta, località Zvërnec, nei pressi di Valona, recintando il tutto con un muro di filo spinato. A difesa di questo cantiere, la polizia di Stato e un manipolo di guardie di sicurezza private che, dopo uno scontro a distanza con i manifestanti, lincia e sequestra il cittadino Eduart Subashi, abitante del luogo. Il video dell’aggressione diventa virale e fa il giro del web. Ha fatto scandalo anche l’inazione della polizia di Stato presente alla manifestazione. Paradigmatica è stata la loro passività: alla violenza della banda di guardie private hanno fatto spallucce. L’indignazione dell’opinione pubblica ha travolto le istituzioni albanesi. Rapida è stata la sospensione poi l’allontanamento del direttore della Polizia di Valona. Due guardie private arrestate e sospensione della licenza alle società di sicurezza private coinvolte.
I manifestanti hanno denunciato subito: no alla distruzione dell’ambiente, no alla speculazione immobiliare, no alla svendita dell’Albania all’oligarchia e al capitale internazionale, “Albania is not for sale”!
A Zvërnec, dietro a quel muro di filo spinato, un progetto della solita speculazione finanziaria, portata avanti dalla coppia Ivanka Trump- Jared Kushner; è di quest’ultimo la società d’investimento Affinity Partners; la stessa della riviera e dei resort a Gaza.
Un mega resort per ultra ricchi in una zona naturale protetta, questo il progetto Trump-Kushner. I fenicotteri di Zvërnec verrebbero quindi sgomberati dalla loro laguna per far posto a 10mila unità abitative. Anche l’isola di Sazan, l’unica isola dell’Albania, sembrerebbe rientrare nel progetto. Lo conferma Ivanka Trump in un’intervista al podcaster statunitense David Senra, il 26 maggio 2026. “Sono investitori americani…guardate Port of Montenegro, a Tivat, un modello da seguire…” cosi si giustifica Edi Rama incalzato dalla stampa internazionale. È al resto del mondo che vuole parlare, boicotta i giornalisti albanesi.
Ma il turismo di lusso, la speculazione immobiliare e la cementificazione sono il destino dell’Albania? Credo che gli albanesi si siano rivoltati proprio contro questa prospettiva che giova solo alla criminalità organizzata, all’oligarchia e alla partitocrazia.
Con la distruzione dell’industria manifatturiera, dell’agricoltura e con la privatizzazione “selvaggia” (come nell’ambito della sanità e della scuola) è rimasta da vendere solo la Natura. Un turismo di lusso quindi; costruzione di enclave all’interno dello Stato albanese, con tanto di sbarre che ricordano le dogane e guardie armate a difesa; zone esclusive, accessibili a pochi privilegiati.
Voglio riportare qui alcuni dati indicativi della situazione socio-economica albanese. Partiamo dalla questione più scottante: l’emigrazione di massa. Il Paese continua a perdere popolazione in modo costante, sono 1.200.000 gli albanesi persi in questi 35 anni di transizione dal socialismo. Sono circa 50.000 gli albanesi che ogni anno emigrano nei Paesi dell’UE, con un’accelerazione dopo la Pandemia da Covid-19. Le partenze coinvolgono giovani e giovani famiglie. Il 62% di chi emigra ha meno di 35 anni. L’emigrazione albanese non è più un fenomeno individuale ma un movimento famigliare, partono famiglie con figli piccoli. L’Albania perde la parte più vitale della sua popolazione, una perdita demografica con conseguenze a lungo termine per lo sviluppo sociale del Paese. “Le persone non trovano lavoro” commentano esperti e analisti. Se l’emigrazione è l’unica soluzione per una stabilità economica e professionale, le offerte di lavoro nel Mercato Europeo sono in aumento. L’emigrazione albanese è forse unica al mondo se messa in relazione con le piccole dimensioni del Paese e dei suoi circa 2.500.000 abitanti. Un albanese su 2 vive nei Paesi UE. Si assiste negli ultimi anni, in Albania, all’inserimento, nel mondo del lavoro, di persone provenienti da Paesi ancora più poveri, nuovi schiavi da sfruttare nell’edilizia, nella ristorazione, nei resort.
Un’altra questione sono i salari. Il salario minimo nazionale mensile è di 500 euro, con un’efficacia effettiva limitata a fronte dell’inflazione e dell’aumento del costo dei servizi base.
Le piccole-medie imprese rappresentano il 90% dell’economia albanese. Fortissima è la presenza di economia sommersa. L’Albania è oramai da anni la lavatrice di denaro sporco per le organizzazioni criminale albanesi e internazionali.
Il boom immobiliare non deve ingannare il turista. Gli affitti per i lavoratori albanesi sono molto elevati, soprattutto nella capitale. Molti lavoratori sono costretti a fare due lavori per far fronte alle spese. Il boom immobiliare albanese è al centro di inchieste giornalistiche e giudiziarie. Attenzionati sono i capitali illeciti provenienti dal crimine organizzato e dalla corruzione. La costruzione speculativa è slegata dalle reali necessità abitative della popolazione. Grattacieli e torri nel centro di Tirana sono per lo più disabitati, basta osservarli alla sera, le luci sono spente. Il comparto immobiliare è il principale canale per il riciclaggio di capitali di provenienza illecita. L’acquisto di una casa è pressoché impossibile. A Tirana si arriva a 5.000 euro al metro quadro. Le autorità italiane e albanesi sono continuamente al lavoro per scovare le triangolazioni di denaro sporco che finanziano questi progetti di costruzione.
“Tirana oggi è come New York negli anni ’30; non c’è al mondo una così alta concentrazione di architetti al lavoro nello stesso tempo” afferma Edi Rama con orgoglio alle televisioni internazionali.
Passiamo alla categoria dei pensionati albanesi, questi abbandonati e dimenticati da tutti i governi che si sono alternati dalla restaurazione del capitalismo in poi. Ci sono circa 745.000 i pensionati in Albania, con una pensione media percepita di 200 euro nelle aree urbane; di 110 euro nelle aree rurali. C’è anche chi percepisce una pensione parziale di circa 170 euro, dopo 40 anni di lavoro. Il governo di centro-sinistra di Rama promette una pensione minima di 200 euro per tutti entro il 2030, nel programma di governo “Albania 2030”.
Ma torniamo al linciaggio del manifestante Eduard Subashi da parte delle bande private di sicurezza. Il fenicottero della laguna di Narta è diventato il simbolo di questa protesta, chiamata dagli ambientalisti e dagli attivisti “la rivoluzione dei fenicotteri”. Le rivendicazioni dei primi giorni, da ambientaliste, sono diventate più “politiche” man mano che il movimento prendeva forza. “Vogliamo far cadere questo sistema!” affermano gli albanesi nelle vie di Tirana. “Stanno sabotando la stagione turistica; le prenotazioni vengono annullate a causa delle proteste, è un danno per la nostra economia” risponde Rama dal suo podcast personale mattutino “Parliamo”.
Decenni di scandali corruttivi della coppia Rama-Berisha hanno ferito e stancato i cittadini albanesi. Il popolo albanese non crede più al Partito Democratico né al Partito Socialista che, in 35 anni, hanno condiviso le stesse politiche antipopolari ed antioperaie, spartendosi la torta con gli stessi oligarchi. L’albanese medio può permettersi solo 3 giorni al mare all’anno e consuma pesce 8 volte in meno di qualsiasi altro popolo che vive vicino al mare.
Una delle leggi più odiate dagli albanesi è la n.55 del 2015, quella “per gli investimenti strategici nella Repubblica d’Albania”. Uno stimolo, secondo il governo, per gli investimenti stranieri e albanesi in settori come Energia e Miniere, Turismo, Agricoltura, poli tecnologici e sviluppo economico: un grande regalo all’oligarchia albanese e al capitale internazionale. Questi grandi investimenti strategici dovevano trasformare l’economia albanese radicalmente. Aria fritta!
Sono stati regalati a oligarchi e speculatori finanziari internazionali, enormi porzioni di proprietà pubblica, come nel caso del porto più grande e strategico albanese, quello di Durazzo. Porto ceduto al miliardario e magnate immobiliare emiratino Mohammad Ali Alabbar per la costruzione di una mega lussuosa hub di superyacht. Ma il governo Rama non regala solamente mare, spiagge, miniere e sorgenti d’acqua per le piscine dei resort, ma anche le montagne incantate del Nord, come nella località Thethe dove bulldozer e ruspe hanno distrutto le case e i piccoli bungalow dei montanari per far spazio a resort alpini di lusso.
La misura è colma.
Dopo più di 14 giorni di mobilitazioni e cortei di massa, il governo Rama ascolti il popolo albanese e dia le dimissioni. “È in corso contro l’Albania una guerra ibrida’’ dichiara Rama alla stampa di mezzo mondo. Gli analisti tv, vicini al governo, parlano di attacco concentrico da parte di Grecia, Serbia, Iran, Hamas e anche Bernie Sanders. In verità non esiste nessun ‘complotto globale’ ai danni dell’Albania. L’unico attacco è quello dell’oligarchia contro il popolo e i lavoratori albanesi.
Credo che questo movimento spontaneo sia l’embrione di una nuova Albania. “Shqiperi e re! Shqiperi e re!”, “Nuova Albania! Nuova Albania!”, questo uno degli slogan più forti e ripetuti come anche “Revolucion! Revolucion!”.
“La Patria è in pericolo!” affermano gli albanesi della Diaspora sotto le ambasciate albanesi e nelle piazze delle principali città europee.
Gli albanesi hanno compreso che letale per la Patria è il furto legalizzato della loro terra di un pugno di parassiti.
SHQIPËRI E RE!
SHQIPËRI E RE!
Marjo Durmishi
(Laboratorio Politico Antonio Gramsci)








