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Home›Copertina›Prosegue la riforma militare: nuovi corpi e una delega al governo

Prosegue la riforma militare: nuovi corpi e una delega al governo

Di Redazione
27/06/2026
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Nel contesto della corsa al riarmo da parte dell’Italia, in linea con quanto avviene nelle principali potenze imperialiste, pubblichiamo questo contributo esterno dedicato al riordino delle Forze Armate previsto da un nuovo DdL governativo. In particolare, l’analisi si concentra sull’istituzione di nuovi strumenti di riserva militare e sulla richiesta di una delega al Governo per l’ampliamento degli organici, mettendo in evidenza i possibili effetti sul piano organizzativo e istituzionale, nonché sul ruolo dell’esecutivo nelle decisioni in materia di difesa. Ringraziamo gli autori per il contributo al dibattito.

 

***

 

Il Governo continua nell’opera di revisione dell’ordinamento delle Forze Armate. Sul tema, l’anno in corso era iniziato col D. Lgs. 58/2026, che fondamentalmente apriva all’assunzione di nuovi graduati nell’Esercito. Si trattava però di un piccolo intervento legislativo che poteva anche apparire “disorganico” rispetto alla complessiva azione di governo. Non è un caso, allora, se in questi giorni è iniziata a circolare una bozza di Disegno di Legge che apre a mutamenti in ambito militare ben più rilevanti.

Il nuovo DdL mira a due obiettivi: costituire delle forze operative di riserva per l’Esercito; ottenere una delega parlamentare in favore del Governo per l’ampliamento del numero di militari in servizio. Rispetto alla versione precedente, quella circolata a inizio maggio, scompaiono le revisioni ordinamentali dei gradi e dei corpi dell’Esercito (la proposta originaria prevedeva, ad esempio, l’istituzione di un “Comando interforze Cyber Intel” per la guerra cybernetica), ma del resto la delega richiesta dal Governo gli consentirà di legiferare su questi temi nel prossimo anno. Scompare poi, fortunatamente, tutta una serie di prescrizioni molto gravi su vari argomenti: dalla deroga alle norme sulla valutazione ambientale dell’impatto dei progetti militari all’autorizzazione di una contabilità speciale per le forniture belliche verso gli Stati esteri. Probabilmente, però, in futuro il Governo promulgherà altre leggi in merito.

I. Le nuove forze operative di riserva

Nel complesso si tratta di tre nuove forze militari. Le prime due, la «riserva operativa» e la «riserva volontaria specialistica», sarebbero composte in buona parte da graduati: ufficiali di complemento e volontari in ferma, la prima; ufficiali marescialli, sergenti e graduati di complemento, la seconda. L’obiettivo è il richiamo in servizio del personale in congedo (purché non vi si trovi da più di cinque anni) e, difatti, vengono concessi esoneri contributivi del 100%, sia per il datore che per il dipendente, per facilitarne il distacco dal posto di lavoro civile.[1]

Entrambe le riserve sarebbero soggette agli articoli 89 e 1929-bis del D. Lgs. 66/2010, che le vincola ad alcuni compiti (difesa dello Stato, impiego in caso di pubblica calamità o altre circostanze straordinarie d’urgenza, cooperazione con organismi internazionali) e alla possibilità di essere mobilitate «d’autorità e senza limiti temporali»[2] in caso di stato di guerra o grave crisi internazionale. Si tratta, dunque, dell’istituzione di due nuovi corpi militari a tutti gli effetti.

Il terzo è la «riserva territoriale» e differisce parzialmente dai primi due. Verrebbe creato allo scopo «di generare un bacino di personale radicato sul territorio nazionale» per la gestione di emergenze e calamità, per il soccorso e l’assistenza, e sarebbe composto da soldati semplici (o “avieri”, nel caso dell’Aeronautica): nello specifico si tratterebbe di volontari in ferma prefissata, cioè dei normali volontari dell’Esercito, che prestano servizio per un periodo di tempo determinato e poi tornano a un impiego civile. Il DdL prevede la possibilità di un uso militare di questa forza[3], ma non la fa deputata degli obblighi di difesa dello Stato.

Tutti e tre i corpi, compreso l’ultimo, possono essere chiamati in servizio «in situazioni di grave crisi»[4] per garantire la sicurezza dello Stato e dei confini nazionali e in una tale eventualità sarebbe il Governo a decretarne la mobilitazione, mentre le Camere verrebbero chiamate a fornire atti d’indirizzo. Ricordiamo che per una vera e propria dichiarazione di guerra servirebbe l’approvazione del Parlamento, ma la legislazione italiana concede all’Esecutivo il potere di mobilitare i riservisti in caso di grave crisi internazionale. Se il DdL verrà approvato, dunque, aumenteranno le disponibilità operative direttamente in mano a Meloni. Ma di quanto?

II. La delega al Governo

Il Governo chiederà al Parlamento una delega per l’ampliamento delle Forze Armate. Complessivamente si tratterebbe di «un progressivo incremento dell’organico complessivo non superiore a 40.000 unità»[5] (oltre a 2.600 nuovi Carabinieri) entro il 2033. Stiamo parlando di un incremento complessivo del 20/25% del personale militare, ossia di quello impiegato nell’Esercito, nella Marina e nell’Aeronautica!

La delega consentirebbe a Meloni di emettere vari decreti legislativi, l’iter legislativo dei quali non prevede l’approvazione del testo finale in Parlamento ma solo pareri consultivi forniti dalle commissioni parlamentari competenti. Vedremo, dunque, come si deciderà di ripartire questi 40.000 e quanti verranno destinati alle nuove forze di riserva, e se i decreti includeranno una revisione ordinamentale delle Forze Armate.

Una revisione che è molto probabile, visto che – in maniera piuttosto “oscura” e sintetica – il Governo chiederà una delega anche per «il superamento dei limiti e meccanismi di cui alla legge 31 dicembre 2012, n. 244».[6] Il riferimento è a una Legge (tristemente) nota per aver concesso al Governo la possibilità di riformare le Forze Armate tramite decreti legislativi: bisognerà dunque vedere se Meloni intenderà sostituirla con una più radicale, che consegni maggiori poteri nelle mani sue e dei suoi ministri. Più probabilmente, però, la delega verrà chiesta per modificare altri contenuti della vecchia Legge, visto che questa riguardava anche altri aspetti: la gestione del personale (reclutamento, carriera e formazione) e una revisione degli organigrammi militari per lo snellimento della struttura militare e la riduzione dei livelli gerarchici.

In conclusione, è possibile che nei prossimi mesi il Governo andrà ad aumentare il personale militare e a rinforzare ed estendere la struttura delle Forze Armate. L’obiettivo è quello di costruire una macchina bellica che renda possibile investirci, fino ai livelli prescritti dalla NATO. L’italia, infatti, ha qualche difficoltà a incrementare i fondi per la Difesa: sia per le caratteristiche del proprio ecosistema economico e imprenditoriale, sia per la carenza di militari e infrastrutture militari. L’ampliamento delle Forze Armate è, allora, soltanto un tassello di un mosaico ben più vasto, in cui trovano posto anche la norma che consente la riconversione delle industrie a fini militari,[7] l’accordo fra Leonardo e Trenitalia[8] e i progetti di Leonardo per uno scudo missilistico europeo, l’attività spaziale italiana per la costituzione di una costellazione di satelliti a orbita bassa per la resilienza delle comunicazioni in caso di guerra, gli accordi fra Leonardo ETS e varie scuole e Università italiane e via dicendo. La stessa retorica sull’importanza delle materie STEM allude a una loro finalizzazione bellica… Alla fine, dunque, saremo pronti alla guerra.

Emiliano Gentili, Federico Giusti e Stefano Macera – Centro Studi Politico-Sindacale

 

Note

[1] Schema di Disegno di Legge recante “Disposizioni per la costituzione di Forze di riserva, in materia di personale militare nonché delega al Governo per la revisione dello strumento militare”, art. 2, c. 1, lett. “l”. Inoltre l’art. 3, c. 1 consente assunzioni di nuovo personale civile in deroga al turn-over per i candidati militari che non possono più svolgere servizio.

[2] Schema di Disegno di Legge …, art. 1, c. 1, lett. “a”.

[3] Cfr. Schema di Disegno di Legge …, art. 1, c. 1, lett. “c”.

[4] Schema di Disegno di Legge …, art. 2, c. 1., lett. “n”.

[5] Schema di Disegno di Legge …, art. 4, c. 1, lett. “a”.

[6] Schema di Disegno di Legge …, art. . 4, c. 1, lett. “a”, numero 1.

[7] Cfr. L. 199/2025, art. 1, c. 280.

[8] https://www.rfi.it/it/news-e-media/comunicati-stampa-e-news/2024/4/15/leonardo-e-rete-ferroviaria-italiana-sottoscrivono-un-accordo-su.html.

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