Ha fatto scalpore la tragica vicenda che ha visto protagonista Andrea Moretti, operaio rocciatore di 22 anni originario di Teramo, morto a Roma il 23 settembre 2026, dopo essere precipitato da un’altezza di circa 10 metri, mentre lavorava in quota sospeso su un sistema di funi all’interno del Colosseo. Ucciso sul lavoro, quando di notte operava per l’allestimento del nuovo impianto di illuminazione del monumento e che, sebbene pare fosse imbracato, non era ancorato alle funi, che cedendo l’hanno fatto precipitare.
Ha fatto scalpore la notizia perché Andrea era giovane, perché il fatto è avvenuto in un luogo simbolico e conosciuto in tutto il mondo e, quindi, la cosa non poteva essere ignorata, come molte altre morti sul lavoro che passano sotto il silenzio degli organi di informazione. Come se il precipitare al suolo da un monumento così iconico e celebre fosse l’unico modo per dare risalto a una tragedia e chiudere quel sito al pubblico fosse la vera notizia.
Infatti, alla tragedia si è aggiunto lo scandalo di un Ministro, Alessandro Giuli, a capo del Dicastero della Cultura, che è stato letteralmente costretto dalle proteste dei lavoratori a chiudere al pubblico l’intero sito archeologico, non solo l’area in cui è avvenuto il decesso. Anche di fronte alla morte di un lavoratore, si voleva far prevalere la logica del profitto: la macchina dei soldi non doveva fermarsi.
Questo massacro quotidiano continua a verificarsi perché le istituzioni consentono che gli appalti vengano assegnati al massimo ribasso, favorendo così il subappalto che assegna i lavori alle ditte che risparmiano sui costi, sia sui salari che sulle misure di salute e sicurezza da adottare sui luoghi di lavoro.
Le morti sul lavoro non sono incidenti: noi le chiamiamo omicidi. Le imprese risparmiano sui dispositivi di protezione individuale, non somministrano formazione né adeguata informazione sui rischi dei luoghi di lavoro ai propri dipendenti. Nel cantiere dove ha perso la vita Andrea c’era un esperto preposto a vigilare sul corretto utilizzo delle funi? Andrea era stato adeguatamente formato? Domande come queste diventano cruciali se si considerano i tempi stringenti delle lavorazioni che, se non effettuate secondo il capitolato d’appalto, comportano l’applicazione di penali e che costringono gli operai ad aggirare i normali protocolli di sicurezza. Così come è avvenuto nella strage di Brandizzo. Ci chiediamo, inoltre, in che misura verrà valutata la responsabilità della committenza, che affida i lavori a ditte della cui idoneità tecnico-professionale dovrebbe accertarsi.
I tassi di irregolarità riscontrati nel 2025 sulle imprese, da parte degli Ispettori del Lavoro, si sono attestati al 71,9% e nella misura dell’82.2% le irregolarità si sono riscontrate nell’ambito della “salute e della sicurezza”.
Ma i governi borghesi non sostengono nemmeno i controlli preventivi sui cantieri, destinando allo scopo misure minime. A dicembre 2025, a fronte di una enorme quantità di imprese da ispezionare, c’erano complessivamente appena 4.366 ispettori in servizio: 2.969 civili INL (di cui 949 tecnici), 730 di INPS, 175 di INAIL e 492 militari dei Carabinieri per la tutela del lavoro.
I governi vanno, al contrario, incontro alle imprese facendo in modo che esse vengano avvertite dei controlli amministrativi che sosterranno. Il Decreto Semplificazione Controlli (D.Lgs. 103/2024) stabilisce che la Pubblica Amministrazione avvisi l’impresa almeno 10 giorni prima di una verifica, inviando l’elenco dei documenti richiesti. Le ditte hanno così il tempo di sanare le irregolarità e possono dormire sonni tranquilli.
Al contrario, tranquilli non sono gli operai che scioperano contro i contratti pirata e vengono aggrediti dai sicari dei padroni, o gli studenti che scendono in piazza per vedersi garantito il diritto allo studio e la cessazione dello sfruttamento delle imprese che usano gli studenti stessi nell’alternanza scuola lavoro e che vengono manganellati dai reparti della Mobile, perché richiedono una risposta politica, come è accaduto nel 2022 dopo la morte in alternanza scuola-lavoro di un loro coetaneo, Lorenzo Parelli, schiacciato da una trave d’acciaio in un’azienda meccanica in Friuli.
Le denunce di infortunio degli studenti di ogni ordine e grado presentate all’Inail entro il mese di giugno 2026 sono state ben 52.301, in aumento del 5,5% rispetto alle 49.581 del primo semestre 2025. Significativamente, delle oltre 52mila denunce di infortunio, 550 hanno riguardato studenti coinvolti nei percorsi “formazione scuola-lavoro”.
Nel pieno di una emergenza sicurezza che riguarda le condizioni di lavoro, i sindacati confederali continuano a definire queste morti “incidenti”, autoassolvendosi, insieme alle istituzioni, dalle proprie responsabilità, in una narrazione che costituisce elemento di distrazione di massa.
Di fronte alle esternazioni di cordoglio da operetta fatte, per sciacquarsi la coscienza, da parte di padroni, imprese, istituzioni – soggetti che dovrebbero invece essere inchiodati alle proprie responsabilità – ecco che la nostra rabbia monta.
Dobbiamo arginare questa ondata di sangue che continua a scorrere, occorre somministrare adeguata formazione e informazione sui rischi che i lavoratori incontrano sui luoghi di lavoro, debbono essere correttamente applicati i presidi di sicurezza. E bisogna lottare contro quel ricatto occupazionale che rende facile ai padroni imporre ritmi di lavoro pericolosi per l’incolumità degli operai.
Il lavoro, oltre che essere dignitoso e dignitosamente retribuito, deve essere sicuro per la persona, che tornando alla propria casa, deve poter dedicare tempo alla soddisfazione dei bisogni personali, alla cultura e allo svago.
Non chiamateli più incidenti. Sono omicidi sul lavoro.








