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Home›Terza pagina›Film e TV›Il volto più crudo del capitalismo: riflessioni su “San Damiano”

Il volto più crudo del capitalismo: riflessioni su “San Damiano”

Di Lorenzo Vagni
02/06/2025
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Chi vive a Roma sa che la stazione Termini, oltre a essere il maggiore scalo ferroviario italiano, è spesso descritta come un luogo abbandonato a incuria, illegalità e disagio sociale. Spesso la propaganda securitaria della destra, secondo una logica ripresa anche da giornali[1] e associazioni padronali[2], sovrappone maliziosamente i fenomeni della criminalità e del “degrado”[3], causato secondo questi personaggi dalla presenza di un gran numero di senzatetto che dimorano nei pressi della stazione.

Nelle aree limitrofe la stazione Termini, infatti, da diversi anni trovano riparo decine e decine di persone senza fissa dimora (nel gergo comune “barboni”), che nel 2023 erano state quantificate da un censimento del Comune di Roma Capitale in un numero di 168 individui[4], accampati principalmente tra piazzale dei Cinquecento (antistante la stazione) e il vicino viale Pretoriano[5][6]. Spesso la dispersione di queste persone indesiderate viene considerata una priorità, tanto che vengono eretti elementi architettonici “anti-clochard”[7] o dissuasivi per la presenza degli accampamenti[8], o al contrario la loro accoglienza viene utilizzata come strumento propagandistico o finalizzato alla promozione turistica della città[9].

In tutto questo, le condizioni di abbandono ed emarginazione, legate sia alle condizioni sociali misere in cui vivono i senza dimora, sia al “fastidio” che la cultura borghese promuove nei confronti di poveri e immigrati, fanno sì che la maggioranza delle persone si volti dall’altra parte rispetto alla realtà di questi individui e non ne conosca la materialità dell’esistenza quotidiana.

A tal proposito, un utile contributo è rappresentato da “San Damiano”, un film documentario di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes uscito lo scorso 10 aprile e che sta riscuotendo un certo successo. Pur non costituendo, nelle intenzioni degli autori, un’opera dalle aspirazioni politiche, questo film mostra una realtà di miseria altrimenti sommersa. Sarà qui introdotto il film per poi richiamare alcuni elementi politici necessari ad affrontare la tematica della povertà estrema a Roma e nell’intero paese.

“San Damiano”

Come già detto, il docufilm non ha ambizioni di esplicita denuncia politica, né di informare in maniera accurata o scientifica gli spettatori circa un fenomeno specifico: vuole al contrario essere una fotografia, un ritratto realista della quotidianità vissuta dalle fasce più povere e invisibili della popolazione nelle nostre città.

Il protagonista è Damian (nel film Damiano, come viene chiamato da chi lo conosce), un trentacinquenne polacco; ricoverato in un ospedale psichiatrico a Breslavia, ne è fuggito giungendo prima in Calabria e infine a Roma privo di denaro e senza possedere alcunché. Rifiutandosi di vivere in mezzo alla strada come molte altre persone che condividevano la sua condizione, approfitta di alcune impalcature per stabilirsi all’interno di una torre sulle Mura aureliane che sovrastano la stazione Termini. Il film nasce proprio da un incontro fortuito tra Damiano e i registi[10]. La sua storia si intreccia con quella di numerosi altri senzatetto, tra cui Sofia, con cui Damiano intratterrà una relazione sentimentale e che era giunta in Italia in quanto espulsa dal Canada; era stata proprio la polizia italiana a spingere Sofia alla stazione Termini appena sbarcata all’aeroporto, in quanto lì, a detta degli agenti, agiscono alcune associazioni di volontariato che avrebbero potuta aiutarla[11].

L’estremo realismo del film si declina non solo nella rappresentazione di immagini amatoriali riprese dai protagonisti, ma anche nella crudezza delle scene, che comprendono azioni illegali, violenza, atti sessuali e non solo. La vita per strada dei senzatetto viene mostrata senza filtri, in tutta la sua durezza, sfidando il perbenismo di quanti, di fronte alle persone più svantaggiate, sono soliti voltarsi dall’altra parte.

I senzatetto (nonostante alcuni, tra cui Damiano, si illudano che non vi sia solo negatività) non solo conducono una vita basata sulla mera sopravvivenza in quanto fondata esclusivamente sull’elemosina o sul volontariato di alcune associazioni che li assistono, ma subiscono aggressioni da parte di altri vagabondi, sviluppano forme più o meno evidenti di disturbi psichici, finiscono per assumere sostanze stupefacenti o per cadere nell’alcolismo, diventano (le donne) vittime di abusi sessuali e della stigmatizzazione. In generale, vivono una vita pericolosa, in uno stato di salute precario e senza alcuna prospettiva di uscita dallo stato di povertà estrema.

Il ruolo dello Stato in tutto questo è solo quello di intervenire per punire quanti di loro vengano scoperti a compiere reati o per soccorrere i feriti dopo che per molti di loro è accaduto il peggio. Lo stesso Damiano verrà, infine, arrestato dalla polizia, carcerato prima in Italia e ricondotto poi in Polonia in ospedale psichiatrico dopo aver involontariamente appiccato il fuoco al proprio rifugio e aver picchiato Sofia.

Alcune considerazioni politiche

Come detto in precedenza, i temi della gestione dei senza fissa dimora, del “degrado” e delle politiche securitarie (spesso legati a quello dell’immigrazione) sono oggetto di ampio dibattito e speculazione. Tuttavia, raramente ci si interroga (e del resto non potrebbero farlo i media legati alle correnti culturali borghesi!) su quali siano le radici sociali e le risposte politiche all’estremo disagio e alla povertà.

Innanzitutto andrebbero analizzati alcuni dati: nel 2014, anno in cui si è cominciato a fare questo tipo di rilevazione[12], la povertà assoluta[13] in Italia si attestava al 6,8% della popolazione (4,1 milioni di individui)[14]; nel 2023 questa percentuale ha raggiunto il 9,7% (5,7 milioni di individui)[15]. Al carovita, politiche dei governi che hanno favorito i super-ricchi (nello stesso periodo i miliardari in Italia sono più che raddoppiati[16][17]) e inflazione si sono sommate misure di inclusione assolutamente insufficienti: ad esempio, mentre il numero di famiglie che percepiva Reddito e Pensione di Cittadinanza si attestava nel 2023 a 1,37 milioni, con importo medio mensile pari a 562,75 €[18], nel 2024 sono state poco meno di 700mila le domande da parte di nuclei familiari di Assegno di Inclusione (ADI) accolte, con importo medio mensile pari a 617 €[19], ossia poco più della metà. Le misure di contrasto alla povertà sono quindi insufficienti e inadeguate, tanto che nel 2023 il 23,7% della popolazione italiana era a rischio povertà o esclusione sociale[20].

Un contesto sociale di questo tipo fa sì che le persone senza fissa dimora aumentino fisiologicamente: in particolare, secondo le stime (al ribasso, dato che non considerano le migliaia di persone che vivono presso insediamenti informali o edifici occupati) nel 2015 erano circa 8mila le persone senza fissa dimora a Roma[21]; nel 2019 questa cifra era salita a 16mila; nel 2021 a 22mila[22]. Nello stesso anno i posti destinati all’accoglienza dal Comune erano meno di 3mila[23].

Molto diffuse sono inoltre le condizioni di fragilità psicofisica e le disabilità; ciononostante, una quota significativa delle persone senza fissa dimora risulta lavorativamente attiva (74.1%), con il 33.6% che ha un lavoro e il 40.5% che è in cerca di un’occupazione, ma solo il 39.2% dichiara di aver lavorato sempre o quasi sempre con un contratto regolare, mentre tra coloro che non lavorano, il 48.3% è disoccupato da oltre 5 anni. Questo mette in evidenza le difficoltà di reintegrazione lavorativa incontrate dalle persone senza dimora, oltre alla mancanza di protezione sociale dovuta all’aver svolto perlopiù lavori precari e informali[21]. Essere senza fissa dimora implica inoltre non avere accesso a servizi che rispondono a esigenze basilari: solo il 63.2% dei senzatetto con problemi di salute ha potuto recarsi dal medico di base a causa di difficoltà inerenti l’ottenimento dell’iscrizione anagrafica[21].

In questo contesto, a Roma il numero di case popolari assegnate è assolutamente insufficiente[24], i prezzi degli affitti sono tra i più cari in Europa[25] e i prezzi delle abitazioni sono aumentati anche a causa del Giubileo[26]. Va inoltre considerato come il capitalismo, sul piano urbanistico, crei strutturalmente dei veri e propri “ghetti”, ossia delle aree o degli interi quartieri che diventano sacche di emarginazione e in cui si raccolgono in maniera più o meno spontanea le fasce più disagiate della popolazione a cui i quartieri più prestigiosi sono preclusi. Ne sono senz’altro esempio i quartieri popolari o periferici delle grandi metropoli, ma anche aree quali la stazione Termini di Roma, dove spesso le stesse istituzioni spingono vagabondi e nullatenenti a radunarsi.

Infine, una riflessione va dedicata a un modello in cui lo Stato rinuncia alla propria responsabilità di assicurare condizioni di vita salubri e dignitose, un’occupazione e il diritto alle cure per larghe fasce di popolazione. Non può infatti essere accettabile un sistema in cui sia demandato all’associazionismo e al volontariato il compito di fornire alimenti, medicinali o qualsiasi altro bene necessario alla sussistenza a chi non se lo possa permettere; tanto più che in molti casi queste forme di assistenzialismo sono direttamente legate a gruppi religiosi od organizzazioni vicine a partiti politici borghesi, che nei fatti rappresentano un freno al superamento del capitalismo sul piano politico e culturale.

Conclusioni

In ultima analisi, San Damiano rappresenta un film da vedere se si vuole conoscere gli aspetti più brutali, più crudi e vessatori della nostra società, quelli pagati dagli ultimi della comunità. La consapevolezza delle principali contraddizioni deve però portare alla presa d’atto che le diseguaglianze sono strutturalmente legate al capitalismo, un sistema in grado di produrre solamente miseria per gran parte della popolazione, di abbandonare larghe fasce sociali all’abbrutimento e di ingrassare quei pochi che sfruttano e privano di diritti e futuro tutte le restanti persone.

 

Note

[1]: Degrado e microcriminalità a Termini: servizi ad alto impatto nell’area della stazione, Romatoday.it, 11 settembre 2024.

[2]: Roma: Il degrado della stazione Termini: Tra criminalità e paura, Robertonecci.it, 2 febbraio 2025.
L’autore di questo articolo è un imprenditore alberghiero e membro di spicco di Federalberghi, associazione di categoria che rappresenta gli interessi delle imprese alberghiere.

[3]: Degrado Termini: sopralluogo Regimenti e Polfer, Rainews.it, 10 gennaio 2024.
A parlare in questa intervista è Luisa Regimenti, ex europarlamentare e ora assessore regionale, esponente politica della Lega prima, e attualmente di Forza Italia.

[4]: Quanti sono i senza dimora a Termini: i dati del primo censimento, Romatoday.it, 13 ottobre 2023.

[5]: Stazione Termini, tendopoli da Castro Pretorio a piazza dei Cinquecento: il popolo dei diseredati diviso per bande e nazionalità, Roma.corriere.it, 7 gennaio 2023.

[6]: Emergenza baraccopoli in viale Pretoriano, a due passi da Termini: residenti preoccupati, Roma.corriere.it, 11 gennaio 2023.

[7]: Arrivano i muri anti clochard alla stazione Termini, Ilgiornale.it, 18 settembre 2022.

[8]: Stazione Termini, portici chiusi da cancelli: recinti contro i bivacchi. Ecco la mossa anti-degrado, Ilmessaggero.it, 14 agosto 2024.

[9]: A Roma non si è ancora deciso come gestire i senzatetto davanti a Termini durante il Giubileo, Ilpost.it, 3 novembre 2024.

[10]: https://filmitalia.org/it/film/194083/, Filmitalia.org.

[11]: Questa informazione è stata fornita dal regista Cifuentes durante il dibattito con il pubblico successivo a una proiezione del film a Roma il 28 giugno 2025.

[12]: Mai così tante famiglie operaie in povertà assoluta, Ansa.it, 17 ottobre 2024.

[13]: L’ISTAT definisce la soglia di povertà assoluta come il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia per evitare gravi forme di esclusione sociale nel contesto di riferimento. Tali soglie vengono definite in base all’età e al numero dei componenti, alla regione e alla tipologia del comune di residenza delle famiglie. Vedasi: Calcolo della soglia di povertà assoluta, Istat.it.

[14]: La povertà in Italia – Anno 2014, Istat.it.

[15]: La povertà in Italia – Anno 2023, Istat.it.

[16]: Ultra HNWI: l’Italia scala le classifiche, Aziendabanca.it, 26 settembre 2014.

[17]: Giovanni Ferrero è il più ricco d’Italia a fine 2023. Sul podio anche Armani e Piero Ferrari, Forbes.it, 14 dicembre 2023.

[18]: Osservatorio RdC e PdC: i dati del 2023, Inps.it, 18 aprile 2024.

[19]: Online il primo Osservatorio INPS sulle misure di ADI e SFL, Inps.it, 9 luglio 2024.

[20]: Una persona su 4 a rischio povertà o esclusione sociale in Italia: la classifica dell’Eurostat, Repubblica.it, 3 maggio 2025.

[21]: Senza fissa dimora, Dirittisociali.org, 25 novembre 2022.

[22]: A Roma oltre 22mila senza tetto, Openpolis.it, 10 luglio 2023.

[23]: Roma è la città con più senzatetto d’Italia: oltre 22mila le persone che non hanno una casa, Fanpage.it, 5 gennaio 2023.

[24]: Assegnazione case popolari: i dati di Roma non sono degni della capitale di un Paese G7, Ilfattoquotidiano.it, 18 ottobre 2024.

[25]: Prezzi degli affitti in aumento in Europa: Londra la più cara, Roma è terza, It.euronews.com, 17 ottobre 2024.

[26]: A Roma prezzi delle case su in vista del Giubileo: +0,6% nel 2024, i rincari zona per zona, Quifinanza.it, 10 dicembre 2024.

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Lorenzo Vagni

Lorenzo Vagni, classe 1993, laureato in Ingegneria Elettronica. Militante comunista dal 2015 nel FGC e dalla sua fondazione nel FC, ha ricoperto per anni incarichi di rappresentanza degli studenti all'Università di Roma "La Sapienza". È autore di diversi articoli per il giornale della gioventù comunista, Senza Tregua. Collabora con L'Ordine Nuovo su argomenti di politica e attualità.

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