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Home›VPI - Articoli›L’intelligenza artificiale al servizio dell’occupazione: così i giganti della tecnologia sono diventati complici della distruzione di Gaza

L’intelligenza artificiale al servizio dell’occupazione: così i giganti della tecnologia sono diventati complici della distruzione di Gaza

Di Redazione
09/11/2025
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Dal Partito Comunista d’Israele (MAKI)
7 novembre 2025
Link all’originale

 

Le grandi aziende tecnologiche statunitensi si presentano come una forza innovativa che plasma un mondo migliore attraverso l’intelligenza artificiale e il cloud computing. Tuttavia, a Gaza queste narrazioni sono crollate, così come sono crollati il diritto internazionale e l’ordine mondiale. Sistemi di intelligenza artificiale (IA), infrastrutture cloud e strumenti di sorveglianza forniti da aziende come Google, Amazon e Microsoft sono diventati parte integrante della campagna militare israeliana contro i palestinesi.

Queste aziende hanno fornito all’esercito israeliano capacità avanzate di calcolo e apprendimento automatico, che permettono sorveglianza di massa e identificazione automatica di obiettivi. Israele ha dispiegato per la prima volta sistemi di intelligenza artificiale per identificare e dare priorità ai bersagli durante l’attacco a Gaza nel maggio 2021, descritto in seguito come la “prima guerra dell’intelligenza artificiale” di Israele. Da allora, le forze d’occupazione hanno notevolmente ampliato la loro dipendenza da strumenti di IA, utilizzando cloud computing e apprendimento automatico per archiviare ed elaborare enormi quantità di dati di sorveglianza.

Questo salto di livello si è concretizzato nel “Progetto Nimbus” — un contratto dal valore di 1,2 miliardi di dollari con il quale Google e Amazon hanno fornito a Israele infrastrutture cloud avanzate e capacità di apprendimento automatico. Nei primi giorni della guerra, l’esercito israeliano si è affidato quasi completamente a sistemi di identificazione degli obiettivi basati sull’intelligenza artificiale — come Lavender, HaBesora e “Eifo Aba” — per accelerare l’uccisione e la distruzione di massa nella Striscia di Gaza. Queste piattaforme raccolgono dati di sorveglianza di massa sull’intera popolazione di Gaza per determinare su vasta scala chi sarà ucciso, quali edifici saranno bombardati e quanto “danno collaterale” sarà causato.

In modo preoccupante, i sistemi guidati dall’intelligenza artificiale interiorizzano la logica dei loro operatori. Sulla base dell’affermazione che “a Gaza non ci sono innocenti”, è stato fissato un livello di soglia basso per identificare i civili palestinesi come miliziani di Hamas, il che ha portato a un elevato tasso di errori e a danni di vasta portata ai civili. Così, la tecnologia dell’intelligenza artificiale ha permesso alla logica militare israeliana di dispiegarsi con efficienza spietata, trasformando i palestinesi, le loro famiglie e le loro case in quello che l’esercito definisce con il nome agghiacciante di “bersagli-spazzatura”.

Microsoft, Google e Amazon: partner nella sorveglianza di massa

Man mano che Israele intensificava l’offensiva su Gaza, cresceva la sua domanda di tecnologie di intelligenza artificiale. Nel marzo 2024 Google ha firmato un contratto con il Ministero della Difesa per costruire una “landing zone” nella sua infrastruttura cloud, che consente alle unità militari l’accesso alle sue tecnologie di automazione. Amazon, da parte sua, ha fornito al reparto intelligence un data center dedicato che permette di immagazzinare una quantità quasi infinita di dati di sorveglianza, raccolti su ogni abitante di Gaza.

Ulteriori resoconti hanno documentato la rapida espansione delle capacità militari israeliane basate sull’IA. Secondo documenti trapelati, Microsoft ha archiviato sui suoi server cloud parti del programma di sorveglianza di massa di Israele. Le forze d’occupazione hanno utilizzato questi file per identificare obiettivi da bombardare, ricattare civili, effettuare arresti e giustificare retroattivamente gli assassinii.

La dipendenza dell’esercito israeliano dal servizio “Azure” di Microsoft è aumentata di conseguenza: nei primi sei mesi della guerra, l’utilizzo mensile medio è salito del 60%. Fino a marzo 2024, l’uso degli strumenti tecnologici di Microsoft e OpenAI da parte delle forze israeliane era quasi 200 volte superiore rispetto alla settimana precedente il 7 ottobre 2023.

Nel settembre 2025, Microsoft ha ammesso che un’unità del Ministero della Difesa israeliano aveva effettivamente utilizzato alcuni dei suoi servizi per scopi di sorveglianza vietati. Tuttavia, la sospensione dei servizi di Microsoft all’esercito israeliano è stata minima: molti contratti e funzioni con l’esercito israeliano e altre entità governative, responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e crimini di guerra, sono rimasti in vigore.

Il coinvolgimento delle aziende tecnologiche nella guerra si è ampliato oltre la semplice fornitura di servizi standard. Ingegneri di Microsoft hanno fornito supporto tecnico alle forze israeliane principalmente al reparto intelligence. Il Ministero della Difesa israeliano ha acquistato circa 19.000 ore di servizi di ingegneria e consulenza da Microsoft per un valore di circa 10 milioni di dollari. Anche Amazon ha fornito assistenza diretta nella verifica degli obiettivi per attacchi aerei.

Il ruolo di Google solleva ulteriori preoccupazioni: secondo documenti interni, l’azienda ha creato un team segreto composto da cittadini israeliani con alto livello di autorizzazione di sicurezza, che ha ricevuto dal governo israeliano informazioni sensibili non rese note agli altri dipendenti di Google. Questo team era destinato a fornire “formazione speciale agli organismi di sicurezza statali” e a partecipare a “esercitazioni e scenari congiunti adattati a minacce specifiche”. Non è noto un accordo simile tra Google e nessun altro paese.

Fornendo supporto diretto alle operazioni militari, le aziende tecnologiche non si limitano a offrire infrastrutture; esse assistono attivamente nell’esecuzione di azioni che violano il diritto internazionale. Sistemi concepiti per ottimizzare la logistica e il processo decisionale generano ora liste di esecuzione, cancellano famiglie e radono al suolo intere città.

Il futuro della guerra

Nella guerra a Gaza Israele ha compiuto un ulteriore passo verso la guerra automatizzata attraverso la creazione di un’unità dedicata alla ricerca sull’intelligenza artificiale presso il Ministero della Difesa. Il suo ruolo è quello di promuovere capacità militari per un futuro in cui «i campi di battaglia vedranno team integrati di soldati e sistemi autonomi che opereranno insieme». Questa iniziativa indica un cambiamento significativo verso una guerra guidata dall’IA, a cui partecipano anche altri paesi tra cui Francia, Germania e Stati Uniti.

Parallelamente, le grandi aziende tecnologiche stanno abbandonando i limiti etici che si erano imposte nella corsa ai contratti militari. All’inizio di quest’anno, sia Google che OpenAI hanno silenziosamente rinunciato ai loro impegni a non sviluppare intelligenza artificiale per uso militare. Solo poche settimane dopo la revisione dei suoi principi sull’IA, Google ha firmato una partnership ufficiale con Lockheed Martin, il più grande produttore di armi al mondo e principale fornitore di armamenti per l’esercito israeliano.

In assenza di quadri regolatori efficaci, la militarizzazione dell’intelligenza artificiale viene attuata rapidamente. Mentre i dibattiti alle Nazioni Unite sul tema delle armi autonome continuano, non esiste alcun trattato internazionale vincolante che ne regoli la progettazione o il dispiegamento. Le tecnologie attualmente integrate nelle operazioni militari, come i modelli linguistici di grandi dimensioni (large language model, LLM) e le infrastrutture cloud, non sono affatto regolamentate in questi contesti.

Tuttavia, sta emergendo resistenza all’interno dell’industria tecnologica. Alcuni dipendenti di Microsoft sono stati licenziati dopo essersi opposti al ruolo dell’azienda nel genocidio a Gaza. Anche in Google sono state imposte sanzioni contro dipendenti che si sono opposti a tale cooperazione. Questi attivisti hanno svolto un ruolo centrale nel rivelare il coinvolgimento profondo dell’industria nella violenza statale.

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