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Home›VPI - Articoli›I neonazisti si riuniscono a San Pietroburgo: il fascismo come arma del capitale

I neonazisti si riuniscono a San Pietroburgo: il fascismo come arma del capitale

Di Redazione
09/11/2025
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Di Ema, membro della Commissione Internazionale
Da Manifest, organo del Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi (NCPN)
4 novembre 2025
Link originale

 

Il 12 settembre 2025 la Lega Internazionale Sovranista (ISL), anche nota come i Paladini, ha tenuto la propria riunione di fondazione al Palazzo Mariinskij, sede del parlamento regionale di San Pietroburgo. All’incontro hanno partecipato circa venti organizzazioni fasciste e neonaziste, tra cui Alba Dorata (Grecia), Forza Nuova (Italia), Bittereinders (Sudafrica) e Nation (Belgio), insieme a gruppi provenienti da Spagna, Ungheria, Messico e Brasile.

Questo gruppo neonazista ha dichiarato di voler “difendere i valori cristiani” e i “fondamenti tradizionali”, opponendosi a migrazione, “globalismo” e diritti delle persone LGBTI. Il nome Paladini rimanda ai cavalieri medievali, ma ricorda anche la Paladin Group, un’organizzazione paramilitare fondata in Spagna nel 1970 da Otto Skorzeny, ex ufficiale delle Waffen-SS. Quel gruppo addestrava mercenari anticomunisti durante la Guerra Fredda. La nuova Lega si inserisce consapevolmente in questa lunga tradizione di violenza controrivoluzionaria.

Queste organizzazioni non sono un circolo di pensatori reazionari, ma gruppi violenti con una storia lunga e sanguinosa. In Grecia, il partito neonazista Alba Dorata è stato condannato come organizzazione criminale, responsabile degli omicidi del musicista Pavlos Fyssas e del lavoratore pakistano Shahzad Luqman, oltre che di aggressioni contro sindacalisti del PAME, il fronte sindacale di classe greco. In Italia, nel 2021, militanti di Forza Nuova assaltarono la sede della CGIL a Roma. In Spagna, la Falange continua a essere coinvolta in episodi di violenza di strada contro migranti e antifascisti. In Brasile, Nova Resistência mantiene legami con reti nazionaliste e paramilitari legate al bolsonarismo.

Ciò che unisce questi gruppi non è solo la propaganda d’odio, ma il terrore fisico organizzato contro lavoratori e minoranze: quella violenza sociale di cui il capitale si serve quando la coercizione economica non basta più.

Sebbene l’incontro si sia tenuto a metà settembre, i media ne hanno parlato solo due settimane dopo. Non è un caso: i fascisti si organizzano senza ostacoli, con il sostegno finanziario e la protezione di settori dello Stato, finché i loro obiettivi coincidono con quelli del potere.

Questo episodio mostra quanto in profondità arrivi la crisi del sistema capitalistico. Quando le sue contraddizioni si acuiscono e la redditività diminuisce, la classe dominante torna a fare affidamento su nazionalismo, fanatismo religioso e repressione per mantenere il proprio dominio.

La crisi del capitalismo

La pandemia, interrompendo produzione e commercio, è stata il catalizzatore di una nuova crisi economica capitalista. Per salvare le imprese, le banche centrali abbassarono i tassi di interesse e immetterono enormi quantità di denaro nel sistema. Fu solo una soluzione temporanea: le borse salirono, le grandi aziende sopravvissero, ma i prezzi esplosero mentre i salari restavano fermi. La classe operaia si trovò di fronte a un’inflazione vertiginosa.

Nel 2022 i governi cercarono di frenare l’inflazione facendo l’opposto: alzarono i tassi e ridussero il credito. I prezzi calarono lievemente, ma insieme alla crescita. Il costo della vita rimase alto e furono ancora i lavoratori a pagare il prezzo di questo “salvataggio”.

Questo continuo oscillare — prima espansione, poi stretta — non è che un palliativo per i sintomi: ogni “cura” rinvia la crisi e la aggrava. Il sistema non trova equilibrio; ogni rimedio genera una nuova crisi. È la logica stessa del capitalismo: l’anarchia della produzione ci trascina da una crisi all’altra. E quando i mezzi economici non bastano più, i capitalisti e i loro rappresentanti politici cercano di mantenere il controllo attraverso nazionalismo, fascismo, paura, guerra e violenza.

Il fascismo come arma della classe dominante

Lo schema si ripete ovunque. Dall’Europa alle Americhe, i nuovi movimenti fascistoidi e fascisti deviano la rabbia sociale dalla vera causa della crisi: il capitale stesso. Fingono di parlare “a nome del popolo” contro “le élite”, ma la loro fedeltà va alle stesse imprese e ai finanziatori che fingono di combattere. Difendono la proprietà privata e attaccano i lavoratori organizzati, trasformando la frustrazione popolare in un’arma contro la classe operaia.

L’ascesa del fascismo non mostra la forza del capitalismo, ma la sua debolezza: è un estremo tentativo di mantenere in vita il sistema di fronte alla crescente resistenza dal basso. Ogni crisi accentua entrambi i poli della lotta: la classe dominante si arma di repressione e nazionalismo, mentre la classe operaia riscopre la propria forza.

Nel 2023 la classe operaia ha dato nuovamente prova della sua potenza. Nei Paesi Bassi si sono contate 52 scioperi, il numero più alto da oltre mezzo secolo. In Germania sono stati persi 1,5 milioni di giornate di lavoro per sciopero, e negli Stati Uniti il numero di scioperanti è raddoppiato a 539.000 (+141%). In tutta Europa le mobilitazioni si sono moltiplicate e persino in Russia, dove la protesta è duramente repressa, dal 2021 si registra un netto aumento dei conflitti di lavoro.

In Italia, alla fine del 2023, i sindacati hanno organizzato uno sciopero generale contro la politica di austerità del governo; nel 2025 i lavoratori di Amazon a Bologna si sono fermati per ottenere salari più alti e condizioni migliori. In Spagna, decine di migliaia di persone sono scese in piazza nel 2024 per chiedere riduzioni d’orario e aumenti salariali. Anche in Russia, dove gli scioperi aperti sono spesso repressi, il numero di proteste sul lavoro è passato da 580 nel 2021 a 880 nel 2024, un aumento di circa il 52% nonostante la repressione e la guerra.

Sono segnali di un profondo cambiamento di coscienza di classe. Come scrisse Lenin: “Quando le classi dominanti sentono vacillare il proprio potere, diventano più crudeli e ricorrono a misure di oppressione sempre più folli.” La classe dominante sente questa pressione e si organizza a livello internazionale, come dimostra l’incontro di San Pietroburgo, per costruire un fronte reazionario comune.

Il ruolo della Russia nel sistema imperialista

La Russia è oggi uno Stato capitalistico che compete per mercati, risorse e influenza all’interno del sistema imperialista a beneficio dei propri monopoli. Le sanzioni non hanno distrutto il capitalismo russo, ma lo hanno costretto a ristrutturarsi. Parzialmente tagliata fuori dal commercio e dalla finanza euro-atlantici, una parte della borghesia russa cerca ora di guidare un progetto “antiglobalista”, in realtà un tentativo di creare un proprio blocco capitalistico e imperialista sotto la guida di Mosca, con conseguenze violente come l’inaccettabile invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo.

Gli organizzatori del vertice di San Pietroburgo esprimono questa alleanza di classe. Konstantin Malofeev, finanziere e magnate dei media, investe in reti nazionaliste e religiose in Europa per espandere l’influenza del capitale russo. Aleksandr Dugin fornisce il linguaggio ideologico che giustifica questo progetto come espressione degli interessi di quella frazione della borghesia.

La politica di Mosca è però solo una faccia della medaglia. Anche il blocco euro-atlantico — Unione Europea, NATO e Stati Uniti — ricorre al nazionalismo e all’anticomunismo per difendere la propria sfera di influenza. Nell’Europa orientale sostiene governi e milizie che riscrivono la storia, sminuiscono la vittoria sovietica e equiparano comunismo e fascismo. Sotto la bandiera dei “valori democratici”, il blocco euro-atlantico diffonde un’ideologia imperialista e anticomunista utile a giustificare l’espansione dei mercati e della potenza militare.

Entrambi i blocchi imperialisti competono per profitti e influenza. Entrambi usano fascismo e nazionalismo per dividere i lavoratori e contenere le proprie crisi interne.

Il ruolo della Chiesa ortodossa

Nello stesso giorno, poche ore prima della riunione dell’ISL, circa 60.000 persone hanno partecipato a una processione religiosa a San Pietroburgo, guidata dal patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa. Vi erano presenti membri di organizzazioni nazionaliste come L’Aquila Bicefala e delegati della stessa ISL. La processione faceva parte dello stesso tessuto politico che sostiene l’ordine sociale russo.

Oggi la Chiesa è una delle principali istituzioni di quel sistema. Riceve ingenti fondi statali, possiede vaste proprietà immobiliari e mantiene stretti rapporti con banche, imprese e servizi di sicurezza. I suoi dirigenti benedicono soldati e armi, predicando l’obbedienza come dovere nazionale. La Chiesa agisce come parte dell’apparato statale che tutela i rapporti di proprietà esistenti. Contribuisce a preservare l’ordine sociale capitalistico, rafforza la coesione ideologica della classe dominante e fornisce una rete che collabora direttamente con esercito, polizia e autorità locali. La religione svolge così una funzione economica e politica all’interno del capitalismo.

La posta in gioco

La Lega di San Pietroburgo è un’arma nelle mani delle potenze imperialiste. Il fascismo serve al capitale quando gli strumenti ordinari di controllo non bastano più. Il suo obiettivo è spezzare la resistenza dei lavoratori, trasformare la rabbia popolare in odio verso le minoranze e mobilitare una classe media frustrata in difesa della proprietà e del profitto.

I movimenti fascisti preparano il terreno alla violenza aperta: attaccano i sindacati, reprimono l’opposizione e usano religione e nazionalismo per garantire i profitti nei momenti di crisi. Lo scontro tra potenze imperialiste si fa più aspro, ma la battaglia fondamentale resta quella tra le classi.

Chiarezza e azione

Il raduno neonazista di San Pietroburgo mostra come fascismo, nazionalismo e capitale tornino a fondersi ora che il capitalismo entra in una nuova fase di decadenza. Ogni volta che il sistema vacilla, ricorre di nuovo all’arma del fascismo.

Ma un’altra via è possibile. Nelle fabbriche, nelle scuole e nelle città, i lavoratori iniziano a reagire. Scioperi e manifestazioni dimostrano che la solidarietà internazionale sta rinascendo.

Solo un movimento operaio consapevole e unito, indipendente da ogni potenza imperialista, può fermare questa deriva e trasformare la crisi in una trasformazione della società, in cui la produzione serva i bisogni umani e il profitto non sia più la misura di tutte le cose.

Bibliografia:

  • https://meduza.io/en/feature/2025/09/24/we-are-not-subject-to-russophobia
  • https://theins.ru/en/politics/285889
  • https://www.axios.com/2024/02/15/strikes-unions-workers-statistics-chart-data
  • https://www.reuters.com/markets/europe/ecb-confronts-cold-reality-companies-are-cashing-inflation-2023-03-02/
  • https://www.destatis.de/EN/Themes/Labour/Labour-Market/Quality-Employment/Dimension5/5_2_WorkingDaysLostThroughStrikesLockouts.html
  • https://apnews.com/article/workers-on-strike-2023-increases-c926dc21e1e061c8679ea521fcc5bf2d
  • https://www.902.gr/eidisi/kosmos/405253/oi-palantin-kai-tzini-toy-fasismoy
  • R. Palme Dutt “Fascism and Social Revolution”
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