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Francia, un milione e mezzo in piazza contro il carovita

Di Redazione
07/11/2026
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Due giorni fa lo sciopero interprofessionale unitario. Il governo di Sébastien Lecornu, primo ministro francese, già ministro delle Forze armate e vicino a Emmanuel Macron, risponde con pochi euro sul salario minimo e con la polizia. Il 20 novembre tocca all’Italia

Giovedì 5 novembre la Francia ha vissuto la giornata di mobilitazione più partecipata dell’autunno. Per la Confédération générale du travail (CGT), storica confederazione sindacale francese, presente nel pubblico e nel privato e legata a un sindacalismo conflittuale e di classe, sono scese in piazza più di un milione e mezzo di persone, per il ministero dell’Interno circa 575.000. La distanza è quella solita tra i conteggi dei sindacati e quelli della polizia, ma su un punto concordano: da settembre nessuna giornata aveva portato tanta gente in strada. Si è scioperato nella scuola e nelle ferrovie, ma anche nel privato, dalla metallurgia all’edilizia al commercio. Insieme ai lavoratori c’erano studenti e pensionati.

La novità sta in chi ha chiamato allo sciopero. Il 17 ottobre si erano mosse solo la CGT, Solidaires, un’unione sindacale interprofessionale di orientamento radicale e movimentista, e la Fédération syndicale unitaire (FSU), particolarmente forte nella scuola e nella funzione pubblica. Ieri c’erano tutte le principali confederazioni, compresa la (CFDT), la maggiore confederazione riformista, orientata alla contrattazione. Dopo l’incontro a vuoto del 21 ottobre a Matignon era stata proprio la CFDT a indicare il 5 novembre come appuntamento comune. Lo sciopero arriva dopo più di un mese di piazze, dai blocchi dei licei di fine settembre alle giornate contro la «vita cara» di ottobre.

Perché si sciopera

Il motivo è il salario che non basta più. Sono parole d’ordine che parlano anche all’Italia, con una differenza decisiva: in Francia esiste lo Smic, mentre in Italia manca ancora un salario minimo legale nazionale. L’inflazione è risalita per l’energia e l’istituto OFCE prevede che quest’anno il potere d’acquisto dei francesi cali. In quasi un settore su due, secondo la CGT, i minimi contrattuali sono ancora sotto lo Smic. In pratica i primi livelli vengono pagati tutti al minimo di legge, e gli anni di lavoro non si traducono in aumenti.

Nel pubblico impiego il punto d’indice, il valore su cui si calcolano gli stipendi, è fermo dal luglio 2023. Per insegnanti, infermieri e impiegati, da più di due anni ogni aumento dei prezzi è una perdita secca.

Il bilancio 2027 non cambia rotta. Il governo Lecornu frena la spesa dello Stato e congela salari pubblici e trasferimenti, che con i prezzi in crescita valgono meno ogni mese. Crescono solo due voci: gli interessi sul debito e le Forze armate. Mancano i soldi per salari e servizi, non quelli per i creditori e per le armi.

Le richieste dei sindacati sono diverse ma vanno nella stessa direzione. La CGT chiede un aumento del 10% dello Smic, circa 170 euro netti al mese, e l’aggancio automatico di tutti i salari ai prezzi, così che l’inflazione non possa più erodere le buste paga. CFDT e Force Ouvrière (FO), confederazione nata da una scissione della CGT, chiedono aumenti più contenuti e lo sblocco del punto d’indice.

La risposta del governo

Lecornu ha concesso un aumento dello Smic dello 0,6%: poco più di dieci euro lordi al mese, contro i 170 netti chiesti dalla CGT. Per il resto ha promesso un decreto per spingere i settori a adeguare i minimi e ha convocato per lunedì 9 una conferenza sociale con sindacati e padronato.

Più consistente è stata la risposta sul piano dell’ordine pubblico. Ieri erano mobilitati 70.000 tra agenti e gendarmi, in un paese dove da metà ottobre alcuni quartieri delle grandi città sono sotto coprifuoco notturno. A Lione la prefettura ha vietato al corteo di attraversare il centro, a Parigi e a Nantes la polizia ha caricato e usato i lacrimogeni. Il ministero ha comunicato quanti agenti sono rimasti feriti, ma non quanti manifestanti.

Nelle settimane precedenti a pagare erano stati soprattutto i giovani. Tra fine settembre e inizio ottobre i fermi sono stati circa 5.000, in gran parte di minorenni, secondo i dati del ministero ripresi da Amnesty International. A Lens un liceale di 15 anni ha perso una mano per una granata, a Mulhouse una ragazza di 17 anni ha perso la vista da un occhio.

Come prosegue

Lunedì, subito dopo la conferenza di Matignon, le otto organizzazioni dell’intersindacale decideranno come andare avanti. Una nuova data comune non c’è ancora. Gli insegnanti dello SNES-FSU tornano in piazza già domani.

La domanda aperta è se la giornata di ieri resterà un appuntamento isolato o diventerà uno sciopero che si rinnova nei luoghi di lavoro. Le giornate di mobilitazione, una ogni qualche settimana, mostrano la forza del movimento, ma rischiano di disperderla se tra una e l’altra non resta un’organizzazione. È il punto sollevato lo stesso 5 novembre dall’Unione della Gioventù Comunista francese (UJC): senza un’organizzazione costante, il rapporto di forza contro la borghesia «rischia di esaurirsi a nostro svantaggio». Per questo l’UJC propone la democrazia diretta «nelle aziende e nei luoghi di studio», come base per ricostruire un sindacalismo di classe e di massa.

Il 20 novembre in Italia

Le ragioni della Francia valgono anche qui come già detto. In ottobre l’inflazione italiana è risalita al 5,4%, anche in questo caso spinta dall’energia, e da primavera le retribuzioni contrattuali crescono di nuovo meno dei prezzi. A giugno erano scaduti i contratti di tutti i dipendenti pubblici.

Per il 20 novembre la CGIL ha proclamato uno sciopero generale di 24 ore, nel pubblico e nel privato. Nella stessa data scioperano anche l’USB Pubblico Impiego e, con una proclamazione distinta, Confederazione Cobas, Clap, SiCobas e altre realtà di base soprattutto nel mondo della scuola, in concomitanza con la giornata europea di mobilitazione degli studenti. Arriva tre settimane dopo il 30 ottobre, quando lo sciopero dei sindacati di base e dei porti ha riempito le piazze nonostante la precettazione dei trasporti. La piattaforma chiede aumenti salariali, il rinnovo dei contratti, lo stop all’aumento dell’età pensionabile e la riduzione delle spese militari.

Su quest’ultimo punto una risposta arriverà prima dello sciopero. Lunedì 9, mentre a Parigi governo e sindacati discutono di salari, l’Ecofin decide se concedere all’Italia di sforare il deficit di 29 miliardi in due anni, metà dei quali per la difesa. Come in Francia, il vincolo di bilancio si allenta per le armi e resta stretto per i salari.

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