I repubblicani perdono Camera e Senato. Gli elettori chiedono più di quanto i democratici offrano.
Nella notte tra il 3 e il 4 novembre il Partito repubblicano ha perso il Congresso. Alla Camera i democratici hanno conquistato più di 40 seggi e le stime li danno tra 250 e 258 su 435, la maggioranza più ampia da quasi vent’anni. Al Senato hanno superato i 51 seggi, vincendo anche in Texas e in North Carolina. Prima del giorno delle elezioni avevano già votato più di 51 milioni di americani, un record per un voto di metà mandato. Secondo gli exit poll di CBS l’approvazione di Trump è al 38%, la più bassa mai registrata per un presidente in queste elezioni. Mercoledì a Wall Street le azioni sono salite, tranne quelle di Musk. Tesla ha perso il 3%, SpaceX quasi il 4%. Giovedì il Nasdaq ha perso il 5,5%, trascinato dai titoli dell’intelligenza artificiale, e alla chiusura le perdite erano salite al 14% per Tesla e al 12,5% per SpaceX. 456 miliardi di dollari di capitalizzazione in meno.
Il primo motivo della sconfitta è il costo della vita. Gli elettori che dicono di stare peggio di due anni fa sono più del doppio di quelli che dicono di stare meglio. Nel 2024 l’economia aveva portato Trump alla Casa Bianca, quest’anno gli ha tolto il Congresso. Ha pesato anche la guerra con l’Iran, cominciata a febbraio, che ha fatto salire il prezzo della benzina. Il giorno dopo il voto il vicepresidente Vance ha attribuito proprio alla guerra le perdite del partito. E ha pesato il rifiuto dei miliardari al governo. Elon Musk ha messo nella campagna repubblicana 446 milioni di dollari, la donazione individuale più alta della storia americana moderna.
Gli spostamenti si vedono nella composizione del voto. Nel 2024 Trump aveva tra gli uomini un vantaggio di circa 12 punti. Martedì gli uomini si sono divisi a metà. Gli uomini latinoamericani, che due anni fa votavano in maggioranza repubblicano, hanno scelto i democratici con il 56% contro il 41%. Tra gli elettori sotto i trent’anni i democratici hanno preso circa sette voti su dieci. Molti di loro nel 2024 avevano dato fiducia a Trump sui prezzi, e martedì lo hanno giudicato su quello che pagano ogni settimana. È un criterio serio.
È un voto che chiede più di quanto i democratici offrano. Alla vigilia, secondo un sondaggio AP-NORC, un elettore su tre voleva «uno sconvolgimento completo» e un altro 47% un «cambiamento sostanziale». In estate, secondo Pew, il 42% considerava il proprio voto un voto contro Trump e solo il 22% un voto a suo favore.
Il programma del capogruppo democratico alla Camera, Hakeem Jeffries, promette di abbassare i prezzi di spesa, benzina, casa e sanità e di aprire inchieste sull’amministrazione. Quando è stato presentato, a luglio, non conteneva un piano legislativo dettagliato. Trump resta presidente per altri due anni e ha il diritto di veto. Per superarlo servono i due terzi di entrambe le Camere, e i democratici non li hanno. Potranno bloccare le leggi dell’amministrazione e condurre inchieste, ma per approvare le proprie servirà la firma di Trump.
Il risultato è piaciuto anche ai mercati. Secondo CNBC un esito netto ha eliminato il rischio di incertezza politica. È stata la campagna di metà mandato più costosa della storia. In pubblicità i repubblicani hanno speso 5,18 miliardi di dollari e i democratici 4,77. Dalla parte repubblicana c’è Musk, da quella democratica George Soros con 102 milioni, Michael Bloomberg con 84 e Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, con 41 insieme a Michelle Yee. Anche i democratici hanno i loro miliardari.
Nell’Origine della famiglia Engels scriveva che nella repubblica democratica la classe possidente domina «direttamente per mezzo del suffragio universale», e che il suffragio è «la misura della maturità della classe operaia». Il voto di martedì misura un rifiuto di massa. Chi finanzia la politica americana è rimasto lo stesso.
Sulla guerra i democratici hanno votato in modo diverso dai repubblicani. A giugno la Camera ha approvato una loro risoluzione per fermare la guerra con l’Iran, 215 voti contro 208. A luglio 205 deputati democratici hanno votato contro la legge sulla difesa da 1.140 miliardi, e al Senato lo stesso partito democratico l’ha bloccata. Le motivazioni riguardavano però il costo, la procedura e Trump. Il deputato Seth Moulton l’ha definita una legge gonfiata che dà più potere a Trump e al segretario Hegseth. I senatori democratici chiedevano limiti legali alla guerra, senza mettere in discussione il bilancio militare.
I democratici hanno già avuto la maggioranza in passato. Nel 2010 la riforma sanitaria di Obama è stata costruita sulle assicurazioni private, senza un’opzione pubblica. Nel dicembre 2022 il Congresso a guida democratica ha imposto per legge ai ferrovieri un contratto che una parte dei sindacati aveva respinto, per impedire lo sciopero. Gramsci osservava che nelle crisi la classe dirigente «muta uomini e programmi e riassorbe il controllo che le andava sfuggendo» più in fretta delle classi subalterne.
Nei prossimi mesi ci saranno quattro occasioni per verificare cosa farà la nuova maggioranza. Sulla sanità ha i numeri per ripristinare i sussidi rafforzati dell’Obamacare e cancellare i tagli a Medicaid, e si vedrà se lo farà per intero o se li userà nelle trattative con la Casa Bianca. Sulla guerra, i repubblicani chiedono decine di miliardi per ricostituire le scorte di armi consumate contro l’Iran, e conterà se quei fondi verranno negati più di un nuovo voto sui poteri di guerra. Sulle espulsioni, la direzione democratica dice di opporsi ai fondi per le deportazioni, e il primo bilancio dell’ICE dirà se è vero. Sulla tecnologia, l’amministrazione Trump ha legato il suo programma ai data center per l’intelligenza artificiale, dal progetto Stargate, annunciato nel gennaio 2025 con investimenti fino a 500 miliardi, all’ordine esecutivo del luglio 2025 che offre terreni federali, permessi rapidi e finanziamenti pubblici. Il 77% degli americani teme che facciano salire le bollette, e molti candidati democratici hanno promesso di sospenderne la costruzione. Ma il partito democratico è diviso, le federazioni dell’edilizia li difendono per i posti di lavoro, e l’industria dell’intelligenza artificiale ha finanziato anche i candidati democratici favorevoli. La prima legge sui data center dirà chi prevale.
Trump è stato sconfitto da milioni di elettori che hanno votato contro il carovita e contro la guerra, molti dei quali al primo voto di metà mandato. Per due anni il loro voto passa a un partito che non hanno costruito e che non controllano. La sera del 3 novembre hanno festeggiato loro. La mattina dopo ha festeggiato Wall Street, per motivi diversi.








