«Il vecchio muore e il nuovo non può nascere»

Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, Q3 §34, pp. 311–312 (ed. Gerratana, Einaudi 1975). Scritto nel 1930.
Gramsci scrive questa nota nel 1930, nel carcere di Turi, dopo che il fascismo ha schiacciato il movimento operaio uscito dal biennio rosso. La domanda è che cosa succede quando una classe dominante perde il consenso e resta in piedi solo con la forza. La risposta è l’immagine dell’«interregno»: il vecchio ordine non convince più, il nuovo non ha ancora la forza di nascere, e nel mezzo crescono i «fenomeni morbosi».
Oggi la frase gira ovunque, quasi sempre staccata dal resto. Letta per intero dice di più: la crisi di autorità si manifesta come scetticismo verso ogni teoria e come cinismo, e proprio questo apre lo spazio per una cultura nuova. Lo spazio, non il risultato: nella parte che abbiamo tagliato Gramsci prevedeva un’espansione rapida del marxismo, e quella previsione non si è avverata.
Il testo
Passato e presente. L’aspetto della crisi moderna che viene lamentato come «ondata di materialismo» è collegato con ciò che si chiama «crisi di autorità». Se la classe dominante ha perduto il consenso, cioè non è più «dirigente», ma unicamente «dominante», detentrice della pura forza coercitiva, ciò appunto significa che le grandi masse si sono staccate dalle ideologie tradizionali, non credono più a ciò in cui prima credevano ecc. La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati.
A questo paragrafo devono essere collegate alcune osservazioni fatte sulla così detta «quistione dei giovani» determinata dalla «crisi di autorità» delle vecchie generazioni dirigenti e dal meccanico impedimento posto a chi potrebbe dirigere di svolgere la sua missione. Il problema è questo: una rottura così grave tra masse popolari e ideologie dominanti come quella che si è verificata nel dopoguerra, può essere «guarita» col puro esercizio della forza che impedisce a nuove ideologie di imporsi? L’interregno, la crisi di cui si impedisce così la soluzione storicamente normale, si risolverà necessariamente a favore di una restaurazione del vecchio? Dato il carattere delle ideologie, ciò è da escludere, ma non in senso assoluto. Intanto la depressione fisica porterà a lungo andare a uno scetticismo diffuso e nascerà una nuova «combinazione» in cui per es. il cattolicismo diventerà ancora di più pretto gesuitismo ecc. […]
La morte delle vecchie ideologie si verifica come scetticismo verso tutte le teorie e le formule generali e applicazione al puro fatto economico (guadagno ecc.) e alla politica non solo realista di fatto (come è sempre) ma cinica nella sua manifestazione immediata […]. Ma questa riduzione all’economia e alla politica significa appunto riduzione delle superstrutture più elevate a quelle più aderenti alla struttura, cioè possibilità [e necessità] di formazione di una nuova cultura.


