Dalla Federazione Sindacale Mondiale (FSM, in inglese WFTU)
23 agosto 2025
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Rifiutiamo di lavorare per la guerra
La Federazione Sindacale Mondiale invita tutti i sindacati militanti e con orientamento di classe, i suoi affiliati e amici a organizzare attività in occasione della Giornata Internazionale di Azione dei Sindacati per la Pace, stabilita per il 1° settembre 2025. La Giornata Internazionale di Azione per la Pace costituisce un appello annuale alla lotta, in coincidenza con la cupa ricorrenza dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale con l’attacco della Germania nazista alla Polonia, per il ricordo di milioni di vittime delle atrocità naziste e fasciste e tutti coloro che sono stati colpiti e soffrono a causa dei conflitti imperialisti e dell’inesauribile sete di profitto del grande capitale. Oggi, con l’intensificarsi di nuovi e vecchi conflitti militari, come in Palestina e Ucraina, e in un’epoca in cui l’economia di guerra è l’agenda degli imperialisti e le spese militari aumentano vertiginosamente, mentre fascismo, razzismo e xenofobia rialzano la testa, la lotta per la pace è una necessità.
Il movimento sindacale internazionale di classe si oppone con fermezza ai piani e agli interventi di guerra. La FSM condanna fermamente la decisione presa al vertice NATO 2025 di aumentare la spesa militare dei suoi membri a livelli senza precedenti, con gli Stati membri obbligati a investire il 5% del PIL in “difesa”, più del doppio rispetto al precedente obiettivo del 2%. Inoltre, la spesa militare sta aumentando in ogni regione, con incrementi percentuali a doppia cifra, soprattutto in Europa e Medio Oriente, mentre 15 paesi concentrano circa il 75% della spesa militare globale, che supera i 2 trilioni di dollari, aggravando le tensioni e accrescendo il rischio di una guerra imperialista diffusa e generalizzata dalle conseguenze disastrose.
Allo stesso tempo, non può passare sotto silenzio l’atteggiamento inaccettabile e vergognoso dei sindacati gialli e dei dirigenti sindacali arrendevoli, come la direzione della CSI[1] e le sue strutture regionali che, sia attraverso le posizioni che esprimono sia mediante l’assenza consapevole di qualsiasi reazione o protesta contro queste politiche, sostengono nella pratica i piani militaristi imperialisti, fornendo loro copertura politica.
I lavoratori esigono che tutte queste risorse siano indirizzate ai loro bisogni, per una vita migliore, per un’assistenza sanitaria adeguata e un’istruzione di qualità, per stipendi e pensioni dignitosi, per benefici di welfare, e che non siano “investite” nelle guerre e nei massacri per gli interessi degli imperialisti e la redditività dei monopoli. Esigiamo la fine immediata e incondizionata di tutte le guerre e le interferenze imperialiste nel mondo. Ribadiamo la richiesta di dissoluzione della NATO e di tutte le coalizioni militari, e la completa abolizione delle armi nucleari. Pretendiamo il cessate il fuoco immediato e la fine della guerra in Ucraina, Yemen, Sudan e in tutte le zone di guerra, nel più ampio Medio Oriente e altrove. Condanniamo e denunciamo con tutta la nostra forza la prosecuzione dell’inaudito crimine contro il popolo palestinese, ed esigiamo la fine del genocidio, delle pratiche di pulizia etnica e dell’uso della fame come tattica di guerra. Intensifichiamo la nostra lotta contro le campagne armate e l’aggressione israeliana contro Libano, Siria e Iran, per la fine dell’occupazione e degli insediamenti nei territori arabi occupati, per garantire il diritto al ritorno dei rifugiati e la costituzione di uno Stato palestinese indipendente sui confini del 1967 con Gerusalemme Est capitale.
Chiediamo il pieno rispetto della sovranità, dell’indipendenza e del diritto di ogni popolo a scegliere il proprio percorso e a decidere liberamente del proprio presente e futuro. Condanniamo le esclusioni, le discriminazioni, gli embarghi e le sanzioni orchestrate dagli USA, dall’UE e dai loro alleati contro vari paesi, che hanno un impatto diretto e negativo sulla vita quotidiana della gente comune. Ci opponiamo con tutta la nostra forza alla strategia dell’economia di guerra, a tutti i governi borghesi che scelgono e favoriscono questa strada.
È chiaro che sia la spesa dell’economia di guerra sia le implicazioni della guerra economica incidono negativamente sul tenore di vita degli strati popolari già gravati dalle conseguenze delle difficoltà economiche, tra cui l’aumento vertiginoso dei prezzi, l’inflazione dilagante e gli effetti duraturi di misure di austerità di lungo periodo, mentre la gente comune paga con la propria vita le guerre condotte per l’aumento della redditività delle multinazionali.
La posizione ferma della FSM è espressa chiaramente e ad alta voce: i lavoratori, i popoli di tutto il mondo, non hanno nulla da aspettarsi né nulla da guadagnare dalle rivalità intercapitaliste per il controllo geopolitico, economico e per la redditività dei monopoli che hanno prodotto morte, povertà e miseria. Ci opponiamo senza tregua all’economia di guerra e rifiutiamo di lavorare per essa. Le lotte e le iniziative devono crescere in tutti i paesi, con i sindacati e gli amici della FSM in prima linea. I lavoratori devono seguire gli esempi militanti dei sindacati di classe e opporsi a qualsiasi attività di guerra imperialista, rifiutare qualsiasi coinvolgimento del proprio paese nelle guerre, rifiutare di lavorare per la produzione, il carico e il trasferimento di armi e equipaggiamenti militari, e boicottare qualsiasi collaborazione o facilitazione legata all’occupazione israeliana o ad altri fronti di battaglia attivi.
La FSM chiama i lavoratori e i sindacati militanti di tutto il mondo a prendere parte attiva alla Giornata Internazionale di Azione sotto lo slogan “Rifiutiamo di lavorare per la guerra”, amplificando la voce dell’internazionalismo e della lotta di classe nella ricerca della pace duratura contro l’aggressione imperialista e la barbarie capitalista.
La Segreteria
[1] La Confederazione Sindacale Internazionale (CSI, in inglese ITUC) è la più grande federazione sindacale mondiale, di orientamento marcatamente riformista e moderato, finalizzato alla collaborazione istituzionale. Per l’Italia, sono affiliati alla CSI i tre sindacati confederali: CGIL, CISL e UIL. [NdT]








