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Home›Politica›Il Meeting di Rimini: lobby, politiche antipopolari e profitti padronali

Il Meeting di Rimini: lobby, politiche antipopolari e profitti padronali

Di Lorenzo Vagni
29/08/2025
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Anche il 2025 ha visto svolgersi il “Meeting di Rimini”, evento organizzato da “Comunione e Liberazione” (CL) e tenutosi tra il 22 e il 27 agosto. Al pari delle scorse edizioni, il raduno ha rappresentato un momento di confronto e unità per la classe dirigente italiana, che come ogni anno ha fatto quadrato attorno agli organizzatori del Meeting.

In questo articolo si delineeranno le principali tematiche affrontate al Meeting di Rimini, all’insegna di lobby, politiche antipopolari e profitti padronali.

Su CL e il Meeting di Rimini

Il Meeting di Rimini: lobby, politiche antipopolari e profitti padronaliPer prima cosa è necessario introdurre il Meeting e i suoi organizzatori, ossia Comunione e Liberazione. CL è un movimento ecclesiale cattolico fondato nel 1954 e rafforzatosi originariamente come movimento studentesco in contrapposizione allo “sbandamento marxista”[1]. Nata con il nome di Gioventù Studentesca (GS) come corrente dell’Azione Cattolica, negli anni praticherà una scissione a destra del movimento cattolico, contraddistinta da un marcato fanatismo religioso. Don Luigi Giussani, fondatore di CL, usava indicare come nemico numero uno del movimento una presunta «cultura egemone radical-marxista», da combattere attraverso l’affermazione di un’«identità» della cultura cattolica[2]. L’anticomunismo è quindi un valore fondante per Comunione e Liberazione.

Il movimento è contraddistinto da un accentuato integralismo religioso[3]: secondo la logica della “presenza”, afferma la necessità di occupazione delle istituzioni e di massima visibilità cristiana nella società (nei fatti una strategia per assicurarsi l’egemonia a tutti i livelli) per “conquistare” spazi civili da cristianizzare “contro il mondo secolarizzato e nichilista”. Una forma di cristianesimo fortemente identitario che punta all’egemonismo e alla separatezza nella società, in opposizione persino a quelle forme di cattolicesimo maggiormente aperte a dialogo e mediazione con i propri avversari politici[4].

In definitiva, un movimento che fa propria una visione antimoderna (laddove il contrasto alla modernità significa prima di tutto rifiuto della laicità e lotta contro il comunismo[1][4]), in cui la missione cristiana viene considerata come un imperativo assoluto, in aperta opposizione alla cultura secolarizzata e a difesa di una “verità” non negoziabile.

La natura di classe di questo movimento si lega principalmente a settori della borghesia, dei professionisti e del ceto medio impiegatizio, con una forte influenza nel mondo imprenditoriale e nelle istituzioni ecclesiastiche. Nel tempo, CL ha rivelato in maniera sempre più palpabile la propria natura di lobby politico-affaristica, un gruppo di potere efficiente, chiuso, settario e caratterizzato da una forte disinvoltura politica[5].

Il Meeting di Rimini: lobby, politiche antipopolari e profitti padronaliNon a caso a CL è direttamente legata la Compagnia delle Opere (CdO): considerata il braccio economico di CL, la CdO si pone l’obiettivo di costituire trust e cartelli, creare una “rete” di cui beneficiano gli imprenditori che ne fanno parte, rendere le imprese aderenti maggiormente solide e consentire loro di godere di trattamenti di favore da parte delle banche, tra i quali la concessione di mutui a tassi agevolati o di programmi di prestito per il rientro dai debiti, oltre a fornire una corsia preferenziale di accesso al credito[6]. Nonostante i vertici della CdO affermino che attualmente le imprese aderenti sarebbero «oltre 10mila»[7], fonti giornalistiche avevano quantificato tali imprese negli anni passati in oltre 34mila, con un fatturato complessivo stimato che supera i 70 miliardi di euro[6][8]. Alle imprese nominalmente aderenti vanno sommati migliaia di società e di professionisti che, pur non essendo parte della Compagnia, si riconoscono nella sua ideologia e si adoperano per favorirla[6]. La maggior parte di queste imprese si trovano in Lombardia[9], ma la CdO vanta decine di sedi tra il territorio nazionale e diversi paesi esteri[6].

Sul piano politico, CL ha storicamente espresso interessi conservatori e moderati, orientati a sostenere la centralità della Chiesa nella società, la difesa dell’ordine capitalistico e la costruzione di reti di potere e consenso utili a rafforzare l’egemonia cattolica nei campi educativo, sociale ed economico. Non a caso, tra i principali esponenti di riferimento per gli interessi ciellini in ambito politico-ecclesiastico vi sono state figure annoverabili alle aree più apertamente conservatrici rispettivamente della politica italiana (Silvio Berlusconi, Roberto Formigoni[5], Maurizio Lupi[10], ecc.) e delle gerarchie vaticane (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Camillo Ruini[5], ecc.), ma CL ha tratto vantaggio dalla formazione di governi anche non espressamente reazionari, come il governo Letta nel 2013[11].

Nonostante CL sia parte di uno scontro interno alla Chiesa Cattolica (si pensi, ferma restando la contraddittorietà della sua figura[12], al deterioramento dei rapporti con Papa Francesco) e diversi suoi referenti politici siano usciti dalla scena politica italiana[5], i legami trasversali che CL vanta con i partiti borghesi fanno sì che questo movimento continui a esercitare una significativa influenza politica in Italia (oggi rinnovata con il governo Meloni in carica)[13].

Il “Meeting per l’amicizia fra i popoli”, noto principalmente con la denominazione giornalistica di Meeting di Rimini in quanto svolto stabilmente nella città romagnola, è organizzato annualmente da CL nel mese di agosto. Questo evento costituisce la rappresentazione plastica dell’influenza del lobbismo clericale sulla politica e sull’economia italiana[14]: non a caso fin dalle sue primissime edizioni il Meeting vede la partecipazione delle massime figure politiche e istituzionali del paese, che in questa occasione discutono dei principali temi all’ordine del giorno nella politica nazionale, esponendo proposte politiche filo-padronali e antipopolari, in maniera pienamente coerente con lo spirito reazionario dell’evento.

L’apologia dell’europeismo

Il Meeting di quest’anno si è aperto il 22 agosto. Tra gli eventi in programma, vi era il dibattito “Quale futuro per l’Europa?” a cui ha preso parte Mario Draghi. L’intervento dell’ex Presidente del Consiglio[15] ha rappresentato un’apologia di quella nuova forma di nazionalismo rappresentata dall’europeismo[16] e delle politiche attuate dall’UE, nonché un megafono per la propaganda bellicista e imperialista promossa dai monopoli europei.

A partire dalla congiunzione venutasi a delineare a seguito dell’accordo commerciale recentemente stipulato da USA e UE[17], Draghi ha promosso una visione di UE succube, stretta tra la morsa dell’alleato-padrone statunitense e i nemici Cina e Russia che ne minacciano apertamente l’economia e i “valori”; un’Unione Europea della quale Draghi rivendica le politiche di riarmo e aumento delle spese militari, ma ne critica forme e modi, imposti a suo giudizio dagli Stati Uniti.

Il Meeting di Rimini: lobby, politiche antipopolari e profitti padronaliLa retorica sulla subalternità europea alle superpotenze viene ripetuta secondo il copione che da tempo sta trovando sempre più spazio nell’ambito della politica UE, ossia nell’ottica di affermare la necessità di una maggiore autonomia  economico-militare dagli USA che in condizioni capitalistiche non può che avvenire a beneficio dei monopoli. Lo stesso discorso di Draghi enfatizza l’esaltazione del libero scambio e dell’apertura dei mercati, con i quali l’UE prospererebbe; gli strati popolari europei sanno bene quanto la globalizzazione e la liberalizzazione dei mercati su cui si fondano i “valori europei” siano state sinonimi di erosione di diritti, abbattimento dei salari reali e tagli alle politiche sociali! È quindi evidente quale classe sociale prospererebbe secondo il modello proposto da Draghi e dagli europeisti.

L’idea di un’Europa che “conta sempre meno” va di pari passo, come già anticipato, con il ribadire gli interessi imperialistici dell’UE: Draghi sottolinea il ruolo marginale ricoperto dall’Unione Europea nei negoziati per la pace («nonostante abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, e abbia il maggiore interesse in una pace giusta») e nel conflitto in Medio Oriente, ma solo per ribadire il progetto di un’UE in grado di imporre con più forza i propri interessi al tavolo delle trattative; è solo a tal proposito che Draghi cita un’Europa «spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava», strumentalizzando la tragedia della guerra che si abbatte sui popoli non per criticarla o impedirla, ma come scusa per l’imperialismo europeo per armarsi di più, per urlare più forte, per contare di più nella spartizione dei profitti.

Tra le varie menzogne e ipocrisie promosse da Draghi, tra cui quella di un’Europa nata per difendere la pace e le libertà, viene rilanciata la necessità del capitale europeo di attuare le riforme in campo economico per ridurre le barriere interne, che rallentano e complicano la «gigantesca impresa militare con 2 trilioni di euro – di cui un quarto in Germania – di spese addizionali nella difesa pianificate tra oggi e il 2031», oltre che per implementare nuove forme di integrazione che consentano all’UE di incrementare la propria efficienza in campo della difesa, dell’energia (rivedendo la struttura dei permessi) e delle «tecnologie critiche» (sostenendo le imprese e contraendo debito comune sul modello del programma Next Generation EU).

Sulla stessa falsariga è stato, all’evento “Nuovi mattoni per l’Europa” del 26 agosto, l’intervento di Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo: sostegno al regime guerrafondaio ucraino, riaffermazione di un ruolo preminente (leggi: predatorio) dell’UE sulla scena internazionale e sburocratizzazione i punti ribaditi con più forza[18].

Insomma, l’europeismo viene utilizzato da Draghi e Metsola ancora una volta per proporre piani di guerra, politiche a sfavore dei paesi concorrenti o più deboli, oltre che degli strati popolari europei. Un disegno, non a caso rivolto a una platea costituita da lobbisti e grandi imprenditori, che consenta agli sfruttatori di mantenere e incrementare i propri privilegi.

Una sinistra borghese che non disdegna il Meeting

Come detto introducendo Comunione e Liberazione, questo movimento si colloca storicamente alla destra della politica borghese, ma i suoi legami con i partiti di sistema sono pressoché trasversali. Ciò è dimostrato dalla partecipazione al Meeting di rappresentanti del Partito Democratico (Graziano Delrio e Simona Malpezzi) e di Alleanza Verdi e Sinistra (Elisabetta Piccolotti).

Il Meeting di Rimini: lobby, politiche antipopolari e profitti padronaliI parlamentari del PD non sono nuovi ad ambienti come quello del Meeting di Rimini, e i loro interventi sono stati pienamente coerenti con le politiche filopadronali e istituzionali del loro partito. Tuttavia, merita di essere citato il discorso pronunciato da Elisabetta Piccolotti[19], in quanto paradigmatico della strategia elettorale di una sinistra borghese che strumentalmente, in prossimità delle elezioni si finge radicale, combattiva e alternativa ai governi della destra, ma è pronta ad accreditarsi presso la classe dirigente e disposta a mostrarsi sostanzialmente inoffensiva nei confronti degli interessi dei settori dominanti del capitale.

Un intervento, quello della deputata di AVS, che cita concetti idealistici tra cui «bene comune», «centralità della felicità», «creatività sociale» e «incontro fra diversi» senza mai nominare lo scontro tra interessi materiali divergenti, ossia omettendo di riconoscere il conflitto tra capitale e lavoro. Un linguaggio volutamente astratto e “umanista” elimina le contraddizioni sociali e finisce per non tenere conto dei rapporti di forza materiali tra le classi sociali.

Delle parole, quelle della Piccolotti, che non si limitano ad essere “accomodanti” per una platea di imprenditori e affaristi, ma che finiscono per legittimare il movimento ciellino citando persino don Giussani. Del resto la partecipazione di esponenti della finta opposizione di “sinistra” a un convegno espressione dei settori più apertamente reazionari del capitale rientra nel percorso che ha portato gli eredi della tradizione postcomunista a diventare tra i più fedeli ed efficienti amministratori del potere borghese, pronti a giurare nuovamente fedeltà a questo potere pur di mostrarsi ancora una volta credibili e in grado di governare per conto dei padroni il paese.

Un’istruzione sempre più piegata alle imprese

Il 26 agosto è andato in scena l’incontro “I giovani e la sfida della formazione”[20]. A parlare del tema dell’istruzione nel nostro paese era presente il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Hanno discusso insieme a lui di scuola rappresentanti di imprese, di istituti privati e di istituti tecnici. A parte le sparate retoriche quali il fatto che «troppo spesso oggi il lavoro non è percepito come aspirazione positiva. Dobbiamo riscoprirne la bellezza e la centralità, ricordando che è attraverso il lavoro che una persona realizza sè stessa», omettendo come per molti giovani degli strati popolari oggi il lavoro significhi precarietà, stipendi irrisori, mancanza di sicurezza e prospettive, il Ministro ha dibattuto con gli altri ospiti sul tema dell’integrazione tra scuola pubblica e imprese private,  come suggeriscono anche gli interessi rappresentati dai relatori.

Il Meeting di Rimini: lobby, politiche antipopolari e profitti padronaliValditara ha rilanciato la “filiera 4+2”[21], una riforma dell’istruzione tecnico-professionale introdotta dal governo Meloni nel 2024 che sancisce, per una serie di licei che attualmente la adottano in fase sperimentale, 4 anni di scuola (anziché 5) seguiti da 2 anni in un ITS Academy: questi (acronimo di Istituto Tecnologico Superiore) sono scuole di alta specializzazione post-diploma che offrono corsi focalizzati su settori tecnologici e produttivi strategici e nei quali almeno il 35-40% delle ore si svolge in azienda, con docenti provenienti in gran parte dal mondo del lavoro. Questa misura, già avviata dai governi a guida PD, punta ad abbattere i costi dell’istruzione (per lo Stato) e della formazione professionale (per le imprese), ad aprire nuove prospettive di affari per le scuole private e a finalizzare il percorso di studi all’addestramento a una specifica mansione lavorativa attraverso percorsi orientati direttamente dalla richiesta di mercato, stage, programmi di alternanza scuola-lavoro[22].

Secondo il Ministro infatti «ora et labora ha introdotto una visione in cui il lavoro è dignità, diritti e doveri. Ecco perché la filiera 4+2 è una vera rivoluzione: un percorso che unisce persona, diversità e talenti al mondo delle imprese»[23].

Tra gli interventi di presidi-manager, ormai dirigenti di istituti pubblici che funzionano sempre più come vere e proprie aziende private e imprenditori che richiedevano programmi didattici sempre più allineati con le esigenze delle imprese, oltre che in assenza delle organizzazioni studentesche che negli anni si sono battute contro la scuola di classe e le sue logiche, Valditara ha delineato un modello d’istruzione che risponde in tutto agli interessi di profitto, e sempre meno a quelli del benessere collettivo.

Una passerella per il governo Meloni

Il 27 agosto, ultimo giorno del Meeting, ha rappresentato una passerella per Giorgia Meloni. La Presidente del Consiglio si è esibita in un lungo monologo propagandistico[24], affermando che l’Italia, con il governo Meloni, si sarebbe riappropriata del posto che le spetta nel mondo quanto ad autorevolezza e credibilità internazionale.

Con riferimento alla guerra in Ucraina, Meloni ha affermato che:

«Noi abbiamo sempre sostenuto, l’Italia ha sempre sostenuto che la chiave di volta per ogni percorso di pace fosse l’attivazione di robuste condizioni di sicurezza per l’Ucraina, capaci di prevenire nuove guerre, nuove aggressioni. È il punto di partenza, è il presupposto non scontato che è stato stabilito a Washington nel recente incontro tra Americani, Europei e Ucraini. E a proposito di mattoni nuovi, la proposta italiana basata su meccanismo ispirato all’articolo 5 della NATO è attualmente la principale sul tavolo. Un possibile contributo alla pace che la nostra nazione ha fornito e penso che dobbiamo esserne fieri.»

In altre parole, la proposta italiana, rilanciata da Giorgia Meloni a Rimini, è che al “termine” del conflitto (in attesa del prossimo) l’Ucraina non entri a far parte a pieno titolo della NATO, ma che si applichino ad essa i principi stabiliti dall’articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord, il quale stabilisce il principio della difesa collettiva: un attacco armato contro uno Stato membro è considerato un attacco contro tutti, il che implica che le altre parti assisteranno lo Stato attaccato, ricorrendo anche all’uso della forza armata, per ristabilire la sicurezza. Si noti che questa definizione non implica l’automatismo della  guerra, ma questa implicazione è l’interpretazione che il più delle volte i governi dei Paesi NATO stanno dando; in pratica, ciò significherebbe che in caso di nuove ostilità in Ucraina, i paesi aderenti alla NATO interverrebbero militarmente senza dover rendere conto ai propri popoli (ad oggi ancora restii al coinvolgimento nella guerra imperialista), giustificando l’attacco con l’obbligo (inesistente persino sul piano giuridico) sancito dal Trattato.

La Presidente del Consiglio si è espressa anche sulla situazione in Palestina:

«Noi non abbiamo esitato un solo minuto nel sostenere il diritto alla sicurezza e all’autodifesa di Israele dopo il massacro del 7 ottobre. Un orrore che resterà sulla coscienza dei terroristi che da troppo tempo si fanno scudo dei civili a Gaza. Però allo stesso tempo non possiamo tacere ora di fronte a una reazione che è andata oltre il principio di proporzionalità, mietendo troppe vittime innocenti, arrivando a coinvolgere anche le comunità cristiane che sono da sempre un fattore di equilibrio nella regione e che ora sta mettendo a repentaglio in modo definitivo anche la prospettiva storica della soluzione dei due popoli in due stati.»

Il Meeting di Rimini: lobby, politiche antipopolari e profitti padronaliQueste parole della Meloni mettono in luce tutta l’ipocrisia del governo di Fratelli d’Italia, che non solo non ha mai perseguito una politica di “due popoli in due stati”, opponendosi al contrario al riconoscimento di uno Stato di Palestina[25], ma che ha sempre continuato a garantire sostegno allo Stato genocida e assassino di Israele. Ha continuato la Meloni:

«Siamo la nazione amica di Israele e del popolo ebraico. Chiediamo a tutte le nazioni, a tutte le forze politiche di fare ogni pressione possibile su Hamas, affinché rilasci gli ostaggi israeliani ancora trattenuti. E chiediamo a Israele di cessare gli attacchi, di fermare l’occupazione a Gaza, di porre fine all’espansione degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania, di consentire il pieno accesso degli aiuti umanitari nella striscia, di partire dalle proposte dei paesi arabi per definire un quadro di stabilità e sicurezza. Però rivendichiamo con orgoglio il ruolo ricoperto dall’Italia in questa crisi perché siamo la nazione europea che si è adoperata di più sul fronte umanitario. Ringrazio per questo soprattutto il ministro degli esteri Antonio Tajani. Siamo il primo paese non musulmano al mondo per evacuazioni sanitarie da Gaza, perché c’è chi scrive le emozioni e urla gli slogan e c’è chi salva i bambini e io sono fiera di fare parte dei secondi.»

Si tratta di una facile retorica, non affatto volta a mettere in discussione gli interessi economici comuni tra Italia e Israele, e che dietro una falsa posizione di equidistanza tra vittime e carnefici ribadisce l’alleanza con questi ultimi. Per la Meloni l’occasione è buona per attaccare anche il movimento di solidarietà con la Palestina, che rappresenta la maggioranza nel paese[26] e non a caso è stato oggetto negli ultimi anni di duri atti di repressione da parte del governo italiano.

Condividendo quando esposto in apertura del Meeting da Mario Draghi, la Presidente del Consiglio ha rilanciato gli slogan reazionari sulla volontà di rendere l’Europa «capace di riscoprire la propria anima e le proprie radici. Sì, anche quelle culturali, anche quelle religiose colpevolmente negate anni fa, banalmente, perché se non sai chi sei, non puoi neanche definire il tuo ruolo nel mondo, la tua missione nella storia». Al contempo, tra gli obiettivi espressi dalla Meloni vi sono il riarmo, l’aumento della competitività delle imprese, la crescita demografica, il contrasto all’immigrazione irregolare e la piena realizzazione del Piano Mattei per l’Africa, ossia il rinnovato protagonismo imperialista dell’Italia nel continente africano.

Attraverso frasi come «io non ho mai conosciuto un solo imprenditore che non considerasse i suoi dipendenti la principale risorsa che aveva a disposizione», Giorgia Meloni ha rivendicato la proposta di legge, di concerto con la collaborazionista CISL, sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione di impresa, il cui intento ultimo è il superamento della rappresentanza sindacale, e con essa la capacità di portare il conflitto capitale-lavoro concretamente nei luoghi di produzione, sostituendola con la “partecipazione” e “inclusione” dei lavoratori per tenerli sotto scacco[27].

Avanti tutta con le grandi opere

A conclusione del Meeting, il 27 agosto, è intervenuto anche il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Il segretario leghista ha in questa occasione ribadito la sua intenzione di portare a conclusione tutti i principali progetti delle grandi opere in Italia.

Il Meeting di Rimini: lobby, politiche antipopolari e profitti padronaliGrande rilevanza è stata data da Salvini al progetto del ponte sullo Stretto di Messina, affermando che secondo i suoi piani tra un anno si parlerà di cantieri già pienamente avviati[28]. A sostegno dell’opera e in attacco a quanti sono contrari alla sua realizzazione, Salvini ha riportato alcuni dati che non tengono in alcuna considerazione l’impatto che garantirebbero interventi volti a migliorare servizi essenziali e viabilità nelle regioni Calabria e Sicilia con un investimento di tale portata in termini di qualità della vita per i residenti[29].

Negli stessi termini Salvini ha parlato della TAV Torino-Lione, rilanciando per il 2032 l’operatività della tratta. Nel fare ciò, Salvini ha attaccato apertamente il movimento No TAV, affermando che «ciò che mi fa arrabbiare è che oggi stiamo pagando lo stipendio a 418 poliziotti, carabinieri e militari per difendere gli operai, i furgoni e gli scavi in galleria. È una roba indecente». In maniera analoga Salvini ha ribadito la realizzazione del Tunnel del Brennero tra Italia e Austria, pronto entro il 2032/2033[30]. Si tratta anche in questo caso di grandi opere inutili, in quanto a fronte di costi esorbitanti e conseguenze ambientali notevoli porteranno scarsi o nulla benefici per la grande maggioranza della popolazione nei territori coinvolti[31].

Infine, Salvini ha rilanciato l’impegno dell’Italia nell’organizzazione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026[30], che costeranno circa 6 miliardi di euro e che hanno visto sollevare dubbi circa la sostenibilità ambientale delle opere, nella cui realizzazione si teme inoltre il coinvolgimento di organizzazioni mafiose[32].

Insomma, una serie di proposte fatte su misura per le aziende costruttrici e per altri speculatori, tutt’altro che utili per lavoratori e popolazione.

Conclusioni

Come sempre, anche quest’anno il Meeting di Rimini ha rappresentato in tutto e per tutto un evento a uso e consumo di lobbisti, frange religiose e politiche retrograde e reazionarie, del grande capitale e dei suoi referenti politici in generale. Un evento per organizzare l’attacco contro la classe operaia e gli strati popolari, in cui gli sfruttatori discutono, nel modo più cinico e sfacciato, le politiche guerrafondaie e di massacro sociale che caratterizzeranno i prossimi mesi.

Sta ai lavoratori rigettare i partiti padronali, le ingerenze clericali e reazionarie nella vita pubblica e i piani di guerra, contrapponendo all’unità che i capitalisti esprimono quando si tratta di perseguire i propri interessi comuni l’unione militante e combattiva del movimento operaio-popolare contro il governo e la finta opposizione borghese.

 

Note

[1] “La profezia di CL”, ovvero la facile previsione dello sbocco politico di Comunione e Liberazione, Micromega.net, 14 settembre 2023.

[2] Il cervello di Comunione e Liberazione, Clonline.org.

[3] Il vescovo Franco Costa, per conto della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), accusò CL di «integrismo». Di fatto però i termini “integralista” e “integrista” sono sinonimi.

[4] Comunione e Liberazione: un modello cattolico di egemonia?, Rrrquarrata.it.

[5] Comunione e Liberazione e il declino del carisma, Ilmanifesto.it, 11 marzo 2015.

[6] Compagnia delle opere: cosa fa il braccio economico di Cl, Tg24.sky.it, 6 dicembre 2010.

[7] Compagnia delle Opere, Andrea Dellabianca: «Serve ricostruire la responsabilità del Paese», Primabergamo.it, 8 ottobre 2024.

[8] Va in ogni caso considerato come, secondo le parole di Andrea Dellabianca citate poc’anzi, tra le imprese aderenti alla CdO «il 56% ha un fatturato entro 1 milione di euro, il 39% tra 1 e 10 milioni di euro, il 5% oltre 10 milioni di euro». Ciò consente di quantificare il fatturato complessivo delle imprese associate alla CdO con buona approssimazione tra 10 e 95 miliardi di euro.

[9] Chi siamo, Cdo.org.

[10] Comunione e liberazione, un cattolicesimo vicino al potere, Terzogiornale.it, 30 agosto 2022.

[11] Nuovo governo, tra Pd e Pdl il vero vincitore è Comunione e liberazione, Ilfattoquotidiano.it, 30 aprile 2013.

[12] Per approfondire: Riflessioni su Papa Francesco, influenza della religione sulla politica italiana e falsi miti della “sinistra radicale”, Lordinenuovo.it, 21 aprile 2025.

[13] “La profezia di CL”, ovvero la facile previsione dello sbocco politico di Comunione e Liberazione, Micromega.net, 14 settembre 2023.

[14] Meeting di Rimini, tutte le aziende (pubbliche) alla corte di Cl, Repubblica.it, 19 agosto 2015.

[15] Il discorso integrale di Mario Draghi al Meeting di Rimini 2025, Corriere.it, 22 agosto 2025.

[16] L’europeismo non è migliore del “vecchio” nazionalismo, Senza Tregua, 22 marzo 2021

[17] Per approfondire: Accordo commerciale tra USA e UE: vittoria e sconfitta per chi?, Lordinenuovo.it, 15 agosto 2025.

[18] Metsola al Meeting di Rimini: “Un’Europa più giusta e agile, con più coraggio”, Avantionline.it, 26 agosto 2025.

[19] La politica come impegno per un ideale, Meetingrimini.org, 25 agosto 2025.

[20] I giovani e la sfida della formazione, Meetingrimini.org.

[21] Filiera formativa tecnologico-professionale 4+2, Unica.istruzione.gov.it.

[22] Riforma Valditara. La scuola svenduta alle aziende, palestra di sfruttamento e repressione, Senzatregua.it, 31 ottobre 2023.

[23] “I giovani e la sfida della formazione”, dibattito al Meeting di Rimini, Italpress.com, 26 agosto 2025.

[24] Incontro con il Presidente del Consiglio, Meetingrimini.org, 27 agosto 2025.

[25] L’Italia ha di nuovo votato contro il riconoscimento dello Stato di Palestina, Lindipendente.online, 23 maggio 2025.

[26] Un sondaggio rivela che solo il 6% degli italiani è dalla parte di Israele, Lindipendente.online, 9 giugno 2025.

[27] Per approfondire: Partecipazione o trappola? La legge Meloni–CISL sulla partecipazione nelle imprese, ovvero come smantellare la rappresentanza sindacale, Lordinenuovo.it, 21 luglio 2025.

[28] Ponte sullo Stretto, Salvini: “Questa volta lo facciamo davvero”, Finanza.repubblica.it, 27 agosto 2025.

[29] Viabilità in Calabria e Sicilia: la modernità non passa dal Ponte, Lordinenuovo.it, 25 agosto 2025.

[30] Salvini al Meeting: “Piano casa per il futuro di famiglie e giovani. Il Ponte? Critiche strumentali”, Ilgiornale.it, 27 agosto 2025.

[31] La TAV spiegata una volta per tutte: perché è un’opera inutile e pericolosa, Lindipendente.online, 26 settembre 2023.

[32] Cortina, l’Olimpiade insostenibile, Ilmanifesto.it, 3 luglio 2025

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Lorenzo Vagni

Lorenzo Vagni, classe 1993, laureato in Ingegneria Elettronica. Militante comunista dal 2015 nel FGC e dalla sua fondazione nel FC, ha ricoperto per anni incarichi di rappresentanza degli studenti all'Università di Roma "La Sapienza". È autore di diversi articoli per il giornale della gioventù comunista, Senza Tregua. Collabora con L'Ordine Nuovo su argomenti di politica e attualità.

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