Si avvicina l’appuntamento con le elezioni regionali e anche nelle Marche, come in altre 6 regioni italiane, i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo del consiglio regionale nelle giornate del 28 e il 29 settembre.
La regione, crocevia dell’Adriatico, negli ultimi decenni ha avuto un peso piuttosto limitato nella politica nazionale, specialmente al confronto con regioni di dimensioni maggiori (le Marche hanno circa 1,5 milioni di abitanti) e con più alta concentrazione di centri urbani e grandi imprese; tuttavia, a differenza delle recenti tornate elettorali si è trovata incidentalmente sotto la lente d’ingrandimento del governo e delle opposizioni in questa occasione.
Le Marche si trovano in una situazione socio-economica non facile che si trascina ormai da diversi anni. Da una parte perché è un territorio già profondamente segnato dalla crisi del 2008 e dal terremoto del 2016, che hanno colpito infrastrutture e attività economiche, dall’altra perché il clima internazionale di guerra e le sanzioni alla Russia che sono ricaduti pesantemente sull’industria calzaturiera, nel 2025, il settore calzaturiero marchigiano ha subito una riduzione delle esportazioni, del fatturato e dei posti di lavoro[1][2].
È in un clima così provato e fragile che i diversi candidati alle elezioni regionali si contendono la poltrona di governatore. Francesco Acquaroli, presidente uscente del centro-destra che punta alla riconferma, è considerato l’uomo ombra di Giorgia Meloni nelle Marche[3]. Nei fatti Acq uaroli rappresenta il prodotto di un laboratorio nero che si è sviluppato negli ultimi 15 anni nel Piceno e che ha trovato terreno fertile nel malcontento popolare per le politiche di tagli dei servizi pubblici che hanno colpito in maniera particolare il settore sanitario e dell’istruzione condotte per almeno un ventennio dai governi regionali targati PD. Il cosiddetto “Modello marchigiano” tanto sbandierato a livello nazionale da Fratelli d’Italia, altro non è che un’agenda politica interamente voluta e pensata da Giorgia Meloni e costituita per lo più da propaganda e di promesse ma che nei fatti rappresenta la continuazione dei piani di privatizzazione, iniziati e portati avanti dal PD negli anni precedenti con particolare riferimento ai servizi sanitari e d’istruzione.
L’attuale giunta di centro-destra ha eliminato quello che rimaneva degli ultimi presidi sanitari dell’entroterra rimpiazzandoli con le “Case della salute” che, nelle realtà dei fatti, si sono rivelate delle scatole vuote totalmente prive dei servizi più elementari come pronto soccorso e guardia medica. Notevoli passi indietro sono stati fatti coi diritti sociali, in primis l’aborto: l’assessore leghista Giorgia Latini ha incentivato la presenza di medici obiettori di coscienza all’interno dei nosocomi con l’intento dichiarato di disincentivare l’aborto con la creazione di un vero e proprio percorso ad ostacoli. Nulla è stato fatto nell’ambito delle vertenze sindacali per salvaguardare i lavoratori delle aziende in crisi; dalle cartiere di Fabriano[4] passando per la società di elettrodomestici Beko fino ad arrivare all’impresa meccanica Biesse di Pesaro e l’azienda vitivinicola Moncaro[5] di Montecarotto. Stesso copione per quello che riguarda l’istruzione regionale, dove la giunta di centro-destra ha proceduto solamente con una politica di accorpamento di istituti scolastici presenti nell’entroterra e incentivato il revisionismo storico attraverso pubblicazioni inerenti la vicenda delle foibe[6]: a questo scopo l’ex vicepresidente regionale Mirco Carloni, ora sottosegretario all’agricoltura, ha utilizzato i cosiddetti “quaderni della regione”, una collana dell’assemblea legislativa che da anni svolge approfondimenti su questioni e materie di competenza storica e giuridica della regione Marche.
A contendere la poltrona da presidente del consiglio regionale in quota PD troviamo Matteo Ricci, al centro di un’inchiesta giudiziaria da parte della Procura di Pesaro[7] per affidamenti pubblici senza bandi, avvenuti durante i suoi 10 anni da sindaco della città di Rossini. Ricci è un uomo per tutte le stagioni politiche del PD, sempre pronto a saltare sul cavallo vincente pur di mantenersi ben attaccato alla poltrona. Inizia la sua attività politica nella sinistra giovanile dei DS, per poi confluire nel PD e da li passare in rassegna tutte le correnti possibili ed immaginabili: dai dalemiano ai veltroniani, dai bersaniani ai renziani di ferro, dal sostegno a Bonaccini ed infine per terminare con l’attuale segretaria Schlein. Rappresenta in pieno l’anima marcia di un PD borghese, arrogante, prepotente e spocchioso, supino alle lobby, agli affari e alla finanzia. Responsabile e promotore insieme all’ex presidente regionale Ceriscioli di una politica che ha realizzato infrastrutture e concentrato servizi lungo la costa isolando l’entroterra che ha conosciuto e sta conoscendo un lento e graduale spopolamento. Durante la campagna elettorale si è riempito e si sta riempiendo la bocca con promesse sulla sanità pubblica cercando di far dimenticare che fu proprio il suo partito, sotto la fulgida guida dell’ex DC Mario Spacca e dal suo assessore alla sanità Almerino Mezzolani, ad avviare quel tanto vituperato processo di privatizzazione della sanità regionale che condotto alla chiusura ben 13 ospedali marchigiani, tutti dell’entroterra. Lo stesso entroterra che necessiterebbe di lavoro, sviluppo, servizi, infrastrutture e collegamenti veloci[8] (come il ripristino della tratta ferroviaria Fano-Urbino) con la fascia costiera ma che in realtà viene inglobato in una finta e fantasiosa visione ecologica fatta di piste ciclabili chilometriche inutili. Tutto questo per non ledere gli interessi delle grandi lobby del trasporto su gomma e dei grandi imprenditori, presenti a Pesaro e nella vallata del fiume Foglia, che temono lo spostamento di uno dei baricentri economici della regione in altre vallate (come quella del fiume Metauro) o peggio in altre province marchigiane.
Infine, per dovere di cronaca, segnaliamo altri candidati: Democrazia Sovrana e Popolare dell’ormai di fatto convertito al neofascismo Marco Rizzo, che sostiene la candidatura di Claudio Bolletta alla poltrona di presidente; Francesco Gerardi, leader di Forza del Popolo, partito no vax, no euro, contrario alla guerra e di matrice complottista e destroide; ed infine ciò che rimane a sinistra fuori dall’attrazione fatale del “campo largo”, che nonostante questa scelta pur positiva rimane incapace di un radicamento di classe con un lavoro sul lungo periodo e che quindi inevitabilmente si presenta alle elezioni come momento chiave della propria attività politica, contendendosi uno spazio residuale, con programmi politici simili (di stampo socialdemocratico) e quindi aumentando l’imbarazzo dell’elettorato che ben poco capisce delle dispute ideologiche, laddove presenti.
Insomma, le regionali 2025 verranno ricordate per l’assenza, anche sul piano elettorale, di un partito comunista realmente radicato nella classe e che ponga all’ordine del giorno il rovesciamento del tavolo della politica borghese, abbandonando gli strati popolari nelle Marche a un quadro di candidature nel quale i principali contendenti sono accomunati da una visione reazionaria e classista. La classe operaia e tutte le lavoratrici e i lavoratori marchigiani continueranno, anche dopo il 29 settembre, ad essere messi a dura prova e segnati da privatizzazione dei servizi sociali, da precarietà, disoccupazione e da profonde incertezze per il futuro. Le candidature presentate, infatti, non sono altro che tante sfaccettature di una borghesia marchigiana e di un capitalismo ormai sempre più monopolistico che vede nell’economia di guerra e nell’incremento delle disuguaglianze l’unica soluzione di sopravvivenza.
Francesco Boria
Note
[1] Calzature, export in crisi ma il Maceratese si difende, Cronachemaceratesi.it, 26 giugno 2025.
[2] Crisi calzaturiero fermano, persi oltre 4mila posti di lavoro in 5 anni: «Le imprese chiudono piuttosto che investire», Corriereadriatico.it, 15 aprile 2025.
[3] Dietro Meloni c’è di più: i Fratelli d’Italia che contano, Editorialedomani.it, 17 aprile 2021.
[4] Cartiera, macchinari in vendita? Impegni disattesi, la vertenza continua, Uil-marche.it, 17 luglio 2025.
[5] Che fine ha fatto Moncaro? Quella saga del nostro vino tra debiti, denunce e misteri, Corriereadriatico.it, 10 giugno 2025.
[6] Marche, la giunta del centrodestra toglie i fondi alle pietre d’inciampo da posare nel 2023. “Daremo più attenzione alle Foibe”, Ilfattoquotidiano.it, 9 ottobre 2022.
[7] Pesaro, 24 avvisi di garanzia in inchiesta per corruzione. Indagato anche ex sindaco Ricci, Tg24.sky.it, 23 luglio 2025.
[8] Aree interne: dal governo Meloni l’ennesimo schiaffo a popolazione e territori, Lordinenuovo.it, 28 luglio 2025.








