È stato ucciso tre giorni fa nello Utah (USA), con un fucile di precisione, il noto attivista Charlie Kirk, spesso conosciuto come “l’influencer di Trump”, espressione ultrareazionaria del Partito Repubblicano e fondatore, assieme a Bill Montgomery, dell’associazione conservatrice Turning Point USA (TPUSA), un’organizzazione non a scopo di lucro fondata con lo scopo di sostenere e diffondere idee di stampo conservatore nelle scuole e nelle università degli Stati Uniti d’America.
La rilevanza sociale e politica dell’organizzazione di Kirk è dovuta soprattutto al fatto che TPUSA, dalla sua fondazione nel 2012, è riuscita a rimodellare il Partito Repubblicano a partire dalla profonda crisi che lo ha attraversato durante il periodo Obama. Un partito che presentava niente altro che vecchi volti dell’establishment è diventato nel giro di qualche anno un partito del tutto nuovo e accattivante per le masse conservatrici e cristiane in America. Il partito Repubblicano è diventato il partito della “gente comune contro la follia woke”, degli onesti che vogliono tutelare i loro risparmi, del “ceto medio impoverito” dalla globalizzazione. La diffusione di questo nuovo brand è stata decisiva nelle affermazioni elettorali di Trump e nella creazione di una nuova egemonia reazionaria non solo nel campo dei rapporti economici ma, anche e soprattutto, in quello dei diritti civili e sociali.
Charlie Kirk e il suo pensiero erano perfettamente paradigmatici di questa nuova tendenza. Kirk era un sostenitore accanito dell’uso di armi da fuoco per “difendere i diritti concessi da Dio”, i suoi interventi erano pregni di violenza, discriminazione e odio razziale. Anticomunista, negazionista del cambiamento climatico, complottista in merito alla pandemia da COVID-19, odiatore seriale della comunità LGBT, degli immigrati, contrario all’aborto e ai diritti delle donne, si oppose anche alla campagna di boicottaggio di Israele ed era conosciuto anche come islamofobo. Questi elementi, con le loro minacce, la loro propaganda e le loro azioni, hanno di fatto rappresentato una dichiarazione di guerra alla maggioranza della popolazione, a tutti coloro che sono in difficoltà economica e a coloro che fanno parte di categorie emarginate.
Tra le dichiarazioni più sconvolgenti di Kirk, dal vivo e sui social network, quella secondo cui «l’empatia è una parola che causa più danni che benefici, è un termine new age che non sopporto». Kirk disse, d’altronde, che «le pistole salvano vite», il che risulta molto ironico alla luce dei fatti attuali.
Di seguito una serie di dichiarazioni dell’attivista trumpiano:
«L’aborto va vietato. Se mia figlia di dieci anni venisse violentata dovrebbe partorire un eventuale figlio concepito nello stupro».
«Michelle Obama, donna di colore, ha un cervello inferiore di quello di una donna bianca».
«Quando vedo un pilota nero su un aereo mi chiedo se è qualificato».

Una manifestazione con lo slogan “Black lives matter”
«Dovrebbe essere legale bruciare una bandiera arcobaleno o di “Black Lives Matter” in pubblico»
«Importare milioni di musulmani è un suicidio per la nostra civiltà».
«L’Europa deve fermarsi o morirà. L’islam non è compatibile con la civiltà occidentale».
«Un uomo che si identifica come trans sta vestendo una maschera da donna esattamente come io potrei vestire una maschera da nero. E sta facendo qualcosa di malvagio, non importa che nella sua testa lui pensi di star facendo una cosa buona: anche i nazisti lo pensavano».
«Tanti libri di testo non riescono a presentare agli studenti più versioni dei fatti su un tema. Gli studenti vengono spinti verso un’educazione che demonizza la libera impresa ed elogia la lotta di classe».
«Le condanne a morte dovrebbero essere pubbliche, veloci, trasmesse in televisione. Penso che a una certa età sarebbe anche un’iniziazione. A quale età si dovrebbe cominciare a vedere esecuzioni pubbliche?».
Al di là del carattere scioccante, asociale, ignorante e disumano di queste dichiarazioni, è chiaro che le politiche portate avanti dal movimento Make America Great Again (MAGA), quello in cui si identificano il trumpismo e TPUSA, non coincidono semplicemente con il “fomentare odio”, come sostiene la retorica liberaldemocratica contro i propri competitor della destra borghese: esse suscitano disgusto e disprezzo verso gli strati più in difficoltà della popolazione e verso ogni politica pubblica volta ad alleviare il peso delle loro difficoltà a discapito della libertà del capitale di fare affari e arricchirsi. Queste affermazioni hanno il ruolo di coltivare una cultura che giustifichi la messa in pratica delle misure economiche, sanitarie e di “sicurezza interna” che perseguitano la classe operaia e nutrono, tra le altre cose, la “guerra tra poveri” tra proletari bianchi e cristiani e il resto dei proletari, e l’intruppamento della piccola borghesia, che ha un forte peso culturale, a vantaggio dei grandi capitali di cui Trump è l’espressione. Si tratta di un vero e proprio attacco della classe proprietaria americana che, a partire dalla crisi finanziaria del 2007/2008, ha sempre di più tentato di scaricare su questi strati sociali le contraddizioni del libero mercato globale.

Poliziotti che entrano alla Columbia University
Alcuni degli effetti di tali politiche classiste, individualistiche e securitarie (portate avanti, negli anni, in realtà anche dai Democratici) sono quantificabili in numeri: negli USA ogni anno oltre 30.000 persone rimangono uccise dalle armi da fuoco, una media di ottantadue vittime al giorno. La metà sono giovani tra i 18 e i 35 anni e nel 2019 gli afroamericani erano il 24% delle persone uccise dalla polizia, nonostante fossero solo il 13% della popolazione. La repressione negli Stati Uniti si è poi esacerbata, coerentemente con il pensiero di Kirk e Trump, nei confronti degli attivisti a favore della causa palestinese, ad esempio con le recenti sospensioni ed espulsioni per oltre 80 studenti per le proteste pro-Pal alla Columbia University.
Per quanto riguarda le politiche sanitarie e di contrasto alla pandemia, esattamente come gli esponenti di Confindustria in Italia, il presidente Donald Trump1 ha avuto sin dall’inizio un approccio particolare, rifiutandosi di fare ciò che consigliavano gli scienziati e incitando i suoi sostenitori a protestare contro i governatori che mettevano in lockdown i propri Stati. Gli Stati Uniti hanno così continuato a registrare un livello significativamente più alto di COVID-19 e di eccesso di mortalità rispetto ai Paesi di pari livello durante il 2021 e l’inizio del 2022, con una differenza che va da 150.000 a 470.000 decessi, soprattutto tra gli strati poveri e proletari. I ricercatori hanno segnalato che se tutti gli Stati dell’Unione avessero raggiunto i livelli di copertura vaccinale dei primi 10 Stati in vetta alle coperture gli Usa avrebbero evitato 266.700 morti durante i picchi di Delta e Omicron della pandemia da Covid. La dottoressa Deborah Birx, specialista in malattie infettive, ha calcolato che se i primi 100.000 decessi non erano prevenibili, la gran parte degli altri sono stati conseguenza dei ritardi e delle contraddizioni nell’affrontare la pandemia negli USA. Robert Francis Kennedy Junior (il complottista no-vax scelto da Trump a guidare il dipartimento della Salute e dei Servizi Umani del paese), d’altronde, non si esprime sui morti da COVID-19 perché non ne riconosce la portata.
Non dobbiamo neanche dimenticare l’opposizione dei politici MAGA alle seppur minime misure di tutela medica per le fasce non abbienti della popolazione, come l’Obamacare. Eppure alcuni studi dimostrano che nel 2021 negli Stati Uniti sarebbero stati evitati 1,1 milioni di morti se il paese avesse avuto tassi di mortalità in linea con quelli degli altri paesi ricchi.
Le politiche economiche del movimento MAGA, con tagli ai carichi fiscali delle corporation e diminuzione dei salari reali, hanno provocato la reazione dei lavoratori americani. Negli Stati Uniti, recenti scioperi importanti hanno coinvolto i lavoratori portuali della costa est, che hanno sospeso le agitazioni nell’ottobre 2024 dopo aver raggiunto un accordo provvisorio sull’aumento salariale del 62% e l’estensione del contratto. Un altro settore interessato dagli scioperi è stato quello alberghiero, con oltre 10.000 lavoratori che hanno manifestato in diverse città per chiedere aumenti retributivi. Ad agosto ad incrociare le braccia sono stati, invece, i lavoratori delle fabbriche della difesa che assemblano, tra gli altri, gli aerei da combattimento F-15. Non accadeva da 30 anni che i rappresentanti sindacali respingessero l’offerta contrattuale dell’azienda.
Che negli Stati Uniti ci sia un attacco della classe padronale – che cerca di valorizzare e catalizzare attorno a sé gli strati più retrogradi, bigotti e integralisti nella piccola borghesia e negli strati più arretrati della classe operaia – è un fatto. Che le scelte politiche delle organizzazioni legate al movimento MAGA e che riflettono la propaganda pubblica di Charlie Kirk hanno portato a decine di migliaia di morti solo negli Stati Uniti lo dimostrano i numeri appena illustrati. Ma il punto cruciale è che Kirk e i suoi sostenitori hanno fomentato la crescita di una cultura suprematista, classista e intollerante talmente parossistica, indifferente alla sofferenza altrui e violenta che anche loro cominciano a pagarne le conseguenze. Non sarebbe anomalo, da questo punto di vista, né se l’omocidio Kirk fosse una effettiva “ritorsione” da parte di un membro delle categorie da lui da sempre attaccate né se fosse confermato quello che sta emergendo negli ultimi giorni attorno alla figura dell’attentatore, che non escluderebbe simpatie Groyper, una fazione sconosciuta ai più e prevalentemente online – si tratta di una delle fazioni più oltranziste della destra suprematista che considera Kirk troppo moderato. Il caso dell’omicidio Kirk sarebbe, se fosse questo il caso, da configurarsi come una lotta interna alle fazioni più reazionarie, una faida tra quella parte di destra legata all’establishment e quella legata ai movimenti su base online, disorganizzati ma già rivelatisi in contesti da cui sono partiti parecchi attacchi ultra-reazionari come i mass shootings.
In ogni caso, lo Stato e i media hanno immediatamente utilizzato il delitto per lanciare un’operazione false flag, aizzando per l’ennesima volta l’opinione pubblica contro spauracchi costruiti a tavolino (il woke, gli studenti pro-Hamas, etc…) utili per reprimere ancora di più i focolai di lotta sociale sempre più diffusi. Un’operazione alla quale, va detto, molti ambienti di sinistra sono stati al gioco, cadendo nell’errore di esaltare ed entusiasmarsi per un atto di terrorismo individuale che avrebbe avuto, in ogni caso, poco a che fare con la lotta di classe. Va ricordato, infatti, non è nella violenza individuale che potrà trovare risoluzione questa enorme contraddizione organica alla società americana e al capitalismo in generale. Come spiegava Lenin, il terrorismo individuale non è semplicemente “inefficace”. Danneggia attivamente il movimento operaio: provoca la repressione, confonde le masse e giustifica la passività suggerendo che il cambiamento possa essere ottenuto attraverso atti cospirativi.
La volontà di reagire per la difesa della propria comunità, dei propri compagni di lavoro e di vita in questa guerra sociale (scatenata principalmente, per ora, dall’alto verso il basso), per poter essere veramente espressa in maniera non sterile, e per poter rispondere adeguatamente, dovrà necessariamente evolversi per diventare organizzazione politica conflittuale e di classe, cioè partito comunista, l’unico modello organizzativo che ha dimostrato, storicamente, di fare veramente paura ai padroni.
1 – Va detto che tutto ciò che è illustrato in questo paragrafo è responsabilità anche di Biden: mentre Trump era apertamente novax, Biden con la politica “vax and relax” (vaccinati e rilassati) ha rinunciato a tutte le misure principali contro la pandemia (oltre al vaccino, che dovrebbe essere solo l’ultima barriera di difesa) suggerite dagli scienziati come le mascherine, i distanziamenti, le chiusure, etc…








