Il nuovo numero della nostra rassegna stampa internazionale si apre con la carneficina della guerra in Sudan, deflagrata nella sua forma attuale dal 2023 e che ha già provocato oltre 600.000 morti. Nella sua dichiarazione, il Partito Comunista Sudanese denuncia, tra le altre cose, gli interessi imperialisti che mirano a spartirsi le risorse del Paese — in particolare l’oro, che arricchisce gli Emirati Arabi Uniti.
Anche in questo numero torniamo sulla situazione in Venezuela, stretto tra difficoltà interne e accerchiamento imperialista, con due articoli del Partito Comunista del Venezuela. In essi si affronta anche la questione del petrolio e degli investimenti statunitensi nel Paese latinoamericano, tutt’oggi indisturbati e che una vera politica antimperialista potrebbe invece immediatamente sanzionare.
Sul tema della socialdemocrazia europea, torniamo in Spagna con un articolo del Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna che smonta la propaganda, solo apparentemente filolavorista, del governo e del ministro del Lavoro Yolanda Díaz. La socialdemocrazia spagnola — che suscita tanti entusiasmi anche in settori della sinistra di classe italiana — rimane infatti incapace di abolire la riforma del lavoro antioperaia della destra, trincerandosi dietro la scusa dei trattati europei.
Passiamo quindi al tema del fascismo montante: a dispetto delle illusioni sul ruolo internazionale della Russia, il Paese ha recentemente ospitato la fondazione della Lega Internazionale Sovranista, un raduno di organizzazioni neofasciste (tra cui gli italiani di Forza Nuova). L’articolo del Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi si interroga su quale sia il ruolo dei fascisti come strumenti delle grandi potenze nello scontro per i propri interessi, sia sul fronte interno sia su quello esterno.
Sui temi della tecnologia e dell’informazione, il Partito Comunista di Israele denuncia l’uso delle tecnologie di intelligenza artificiale e di gestione delle grandi quantità di dati da parte delle forze di occupazione in Palestina: si affrontano i temi della disumanizzazione nella scelta dei “bersagli” e della complicità delle big tech, che stanno rapidamente rimuovendo ogni paletto etico di cui si erano in passato ammantate.
In conclusione, per la sezione culturale, proponiamo una riflessione del Partito Comunista di Turchia sui media, sull’informazione e sul ruolo che dovrebbe avere la stampa comunista. L’occasione è la festa della stampa comunista cubana, che diventa spunto per rilanciare la lotta per un altro mondo, in cui non ci sia posto per lo sfruttamento.
Buona lettura.

- Partito Comunista Sudanese (PCS): Dichiarazione sui massacri commessi dalle Forze di Supporto Rapido a Barah ed Al-Fashir
Il Partito Comunista Sudanese condanna con fermezza i massacri perpetrati dalle Forze di Supporto Rapido a Barah, Al-Fashir e in altre zone del Darfur e del Kordofan, dove civili disarmati sono vittime di esecuzioni, saccheggi e sfollamenti di massa. Denuncia l’impunità che alimenta il ripetersi dei crimini e l’irresponsabilità dell’esercito, che ha abbandonato i civili ritirandosi da Al-Fashir. La guerra non è solo una lotta militare, ma un conflitto tra fazioni capitaliste corrotte, sostenute da interessi imperialisti miranti a indebolire lo Stato sudanese. Il PCS sostiene il cessate il fuoco immediato, l’implementazione di corridoi umanitari, un’indagine internazionale che faccia giustizia dei crimini di guerra; chiama inoltre alla mobilitazione internazionale e lancia un appello alle forze democratiche sudanesi per fermare la guerra.

- Partito Comunista del Venezuela (PCV): L’aggressione militare degli USA aggrava la crisi politica in Venezuela
La difficile situazione in Venezuela è oggetto di questi due articoli di Tribuna Popular, che denunciano la crescente aggressione imperialista degli Stati Uniti contro il Venezuela, culminata in operazioni militari nel Mar dei Caraibi e minacce d’invasione diretta, mentre i leader politici — tanto il governo di Nicolás Maduro quanto l’opposizione di María Corina Machado — si sottomettono agli interessi del capitale straniero. Entrambi i poli politici, secondo l’analisi dei compagni venezuelani, hanno nei propri piani la svendita delle risorse nazionali e la repressione della classe lavoratrice, riducendo il paese a un’economia dipendente e impoverita. Parallelamente, il potere economico statunitense continua a operare indisturbato attraverso imprese come Chevron e accordi fiscali favorevoli, che evidenziano la contraddizione tra la retorica “antimperialista” e la politica reale del governo venezuelano. La via d’uscita da questa crisi e il modo migliore per difendere il Venezuela dall’aggressione imperialista statunitense sta nell’organizzazione indipendente del movimento operaio e in una strategia economica sovrana, capace di rompere con il dominio imperialista.

- Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna (PCTE): L’offensiva contro lo sciopero e la trappola riformista: criminalizzazione, Yolanda Díaz e l’UE contro la classe operaia
Nello Stato spagnolo è in corso un’offensiva sistematica contro il diritto di sciopero, alimentata da lobby imprenditoriali e sostenuta dall’Unione Europea, che mira a trasformare la solidarietà operaia in “terrorismo”. Yolanda Díaz, Ministro del Lavoro “di sinistra”, con la sua retorica riformista, non ha mantenuto le promesse di rottura con il modello neoliberale: la riforma del lavoro che ha promulgato mantiene la precarietà e rafforza il patto sociale tra governo, padronato e sindacati collaborazionisti. L’UE impone vincoli che subordinano il lavoro al capitale, mentre la repressione giudiziaria e la criminalizzazione dei picchetti restringono ogni spazio per il conflitto. Di fronte a questo scenario, il PCTE sostiene la necessità di un’organizzazione di classe autonoma rispetto alla socialdemocrazia, della solidarietà attiva e dell’internazionalizzazione della lotta, per superare l’illusione riformista, costruire potere operaio e affrontare il dominio capitalista europeo.

- Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi (NCPN): I neonazisti si riuniscono a San Pietroburgo: il fascismo come arma del capitale
Il 12 settembre 2025 a San Pietroburgo si è tenuta la fondazione della Lega Internazionale Sovranista, che riunisce gruppi fascisti e neonazisti di vari Paesi. Questo è un segnale della crisi del capitalismo: quando il profitto vacilla, la classe dominante ricorre a fascismo, nazionalismo e religione per mantenere il potere. La Russia, come le potenze euro-atlantiche, usa tali movimenti per i propri interessi imperialisti. Tuttavia, la crescita degli scioperi e delle lotte operaie mostra che la coscienza di classe si risveglia: solo il movimento operaio internazionale può opporsi a questa deriva.

- Partito Comunista d’Israele (MAKI): L’intelligenza artificiale al servizio dell’occupazione: così i giganti della tecnologia sono diventati complici della distruzione di Gaza
Il PC israeliano denuncia la collaborazione tra colossi tecnologici statunitensi — in particolare Google, Amazon e Microsoft — e l’apparato militare israeliano. Attraverso progetti come “Nimbus”, che fornisce servizi di cloud computing e intelligenza artificiale al governo e all’esercito israeliano, queste aziende contribuiscono allo sviluppo di strumenti di sorveglianza, analisi dei dati e identificazione automatica dei bersagli. Tali tecnologie rafforzano l’occupazione e la repressione nei territori palestinesi, permettendo un uso “disumanizzato” della forza militare in cui le decisioni di vita o di morte vengono delegate a sistemi automatizzati. I governi alleati di Israele sono complici nel mantenere questa infrastruttura di controllo: continua a non esistere un trattato internazionale che vincoli lo sviluppo o l’uso delle armi autonome, su cui i colossi della produzione bellica stanno già puntando ingenti investimenti in collaborazione con le big tech della Silicon Valley.

- Partito Comunista di Turchia (TKP): “Alterità” nel campo dell’informazione e della comunicazione per un mondo “altro”
Diamo spazio all’intervento di Kemal Okuyan, segretario generale del TKP, alla festa per il 60° anniversario di Granma e di Juventud Rebelde a Cuba, sul tema della stampa comunista e la comunicazione. La lotta per “un altro mondo” deve fondarsi su una visione chiara e sull’uguaglianza, non su compromessi con l’ideologia capitalista. Okuyan denuncia la perdita di indipendenza della comunicazione e l’assoggettamento culturale ai monopoli imperialisti, che hanno svuotato di senso valori come libertà e progresso. L’alternativa non può nascere dentro il sistema dominante, ma attraverso la costruzione di strumenti e linguaggi autonomi, eticamente superiori e radicati nei principi socialisti. Ad esempio, un punto di partenza è il rifiuto delle metriche imperialiste per valutare il successo della comunicazione. Il TKP si impegna a rafforzare una comunicazione libera, popolare e internazionale per un futuro senza classi, fondato sul comunismo.








