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Home›VPI - Articoli›L’opposizione operaia alla “motosega” e ai suoi alleati

L’opposizione operaia alla “motosega” e ai suoi alleati

Di Redazione
31/08/2025
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Da Orientación, organo del CC del Partito Comunista Argentino (PCA)
26 agosto 2025
Link all’originale

 

Durante i mesi di luglio e agosto abbiamo visto un governo più in difficoltà rispetto ad altri momenti dell’anno. Ciò non significa che stia vacillando né che abbia perso la sua base di sostegno, ma vi sono indizi che il suo principale appoggio — il piano economico — cominci a indebolirsi. Da un lato, i salti bruschi del dollaro hanno fatto saltare il meccanismo di cambio controllato all’interno delle bande stabilite; dall’altro, il rapporto di JP Morgan scoraggia le prospettive per i piani di Milei e Caputo, abbandonando le operazioni di carry trade (speculazione sui titoli di paesi, come l’Argentina, che pagano tassi di interessi molto elevati, ndt) e praticamente annunciando l’esplosione del progetto economico del governo. È una situazione che ricorda quanto accaduto durante il governo Macri nel 2018.

Allo stesso tempo, è innegabile che la conflittualità sociale sia in aumento: non passa un giorno senza che vi sia una mobilitazione operaia in qualche parte del Paese, e diventa sempre più comune vedere proteste multiple nella stessa giornata. I blocchi stradali diventano frequenti nonostante la legge antipicchetti; tuttavia, ogni mobilitazione subisce un certo grado di repressione, anche se lieve. La nostra classe, nella maggior parte dei casi, non riesce a rispondere al braccio armato dello Stato. Ciò riflette tanto la decomposizione delle organizzazioni operaie combattive quanto il loro adattamento al regime, e soprattutto l’assenza di un Partito Comunista forte e combattivo.

D’altro canto — e senza dilungarci troppo, dato che lo abbiamo segnalato ripetutamente nei nostri articoli — la disarticolazione del movimento operaio e delle lotte in corso rappresenta uno dei principali problemi che affrontiamo come classe. Sebbene la presenza dei lavoratori nelle strade dia fastidio alla borghesia e ai suoi tirapiedi annidati nello Stato, non si riesce ancora a infliggere un colpo decisivo. Questo non significa che non vi siano vittorie parziali nelle lotte rivendicative, ma, in termini generali, non emergono segnali chiari di unità di classe, né di coordinamento delle lotte, né di una piattaforma attiva che permetta di affrontare non solo la repressione, ma anche l’insieme del piano dei monopoli che si applica nel nostro Paese.

Questo è il grande compito che abbiamo davanti!

A ciò si aggiunge il fardello storico di cui dobbiamo liberarci come classe operaia: il peronismo. All’interno di quel grande movimento borghese, la burocrazia sindacale peronista si presenta come un ostacolo decisivo e una nemica delle lotte operaie e popolari. Il governo Milei punta a vincere le elezioni nazionali — ed è molto probabile che ci riesca — per ottenere più seggi e smettere di dover negoziare con il PRO (Proposta Repubblicana, il partito dell’ex presidente Macri, ndt), i radicali, il peronismo, ecc. Questo gli darebbe un margine maggiore per eseguire il suo piano.

Uno dei pilastri di tale piano è una profonda riforma del lavoro, già tentata per la prima volta con il Decreto Urgente 70/2023, bloccato dalla magistratura. Questa riforma mira a trasformare il sistema delle indennità, istituire un fondo di cessazione del lavoro, avanzare contro il diritto di sciopero, facilitare i licenziamenti, tra gli altri attacchi.

E una delle sue principali alleate è stata la CGT (la Confederazione Generale del Lavoro, la principale centrale sindacale dell’Argentina, ndt), che finora ha convocato solo scioperi dimostrativi, agendo come sostegno alla governabilità per Milei, Caputo e la loro banda di usurai, a spese della disoccupazione, dell’aumento del costo della vita, della crisi abitativa e dell’impossibilità di condurre una vita dignitosa. La CGT e il governo trattano la riforma del lavoro alle spalle dei lavoratori, mentre si accumulano i licenziamenti nel settore pubblico, il calo dei salari nel settore privato e la repressione sistematica, come quella subita dai pensionati ogni mercoledì (la protesta settimanale dei pensionati, per l’adeguamento delle pensioni all’inflazione, è oramai una prassi da mesi in Argentina, ndt).

In questo contesto, segnato dall’inattuabilità del progetto libertario, il Potere Giudiziario decide di procedere con l’arresto di Cristina F. de Kirchner (la figura leader dell’opposizione peronista, sta scontando sei anni di pena per corruzione ai domiciliari, ndt). Per la prima volta in due anni, il governo non riesce a dettare l’agenda nazionale; al contrario, è il peronismo a farlo.

L’arresto di CFK non risponde agli interessi della nostra classe; è una disputa interborghese tra diverse fazioni: Potere Giudiziario, peronismo, macrismo, ecc. Tuttavia, quanto accaduto merita di essere analizzato da una prospettiva di classe, poiché a partire da questo fatto il peronismo inizia a riorganizzarsi, a costruire una supposta “opposizione” al governo. Come sempre, lo fa assumendo un ruolo collaborazionista, garante della tenuta delle istituzioni borghesi. Non c’è mobilitazione né combattività reale in questo riassetto: solo intrighi politici, accordi e patti affinché Milei governi con stabilità fino al 2027. L’obiettivo del peronismo è tornare al potere nelle prossime elezioni presidenziali. Ci sono già segnali chiari in tal senso: Guillermo Moreno (ex ministro dei governi peronisti dei primi anni 2000, ndt), ad esempio, ha detto due cose rivelatrici. Sulla riforma della Polizia Federale ha affermato: “Ci torna utile per quando saremo al governo”, e sulla riforma del lavoro ha assicurato: “Quando torneremo al governo, la facciamo in sei mesi”.

Cioè, Milei sta facendo il lavoro sporco per la socialdemocrazia, risolvendo questioni strutturali che faciliteranno la continuità del capitalismo e dello sfruttamento sotto un altro vestito.

L’“opposizione” che il peronismo tenta di costruire fa parte della disputa interna della borghesia. Il suo riorganizzarsi non rappresenta una speranza per il popolo, anche se cercano di venderla come tale. Per questo dobbiamo marciare in un’altra direzione. I lavoratori devono costruire una vera opposizione, un’opposizione di classe, operaia e popolare, pronta a lottare per le piccole e grandi rivendicazioni. Un’opposizione che tracci un piano di lotta per affrontare e sconfiggere le misure antioperaie e antipopolari dell’attuale governo. Un’opposizione combattiva, che potrà emergere solo con un Partito Comunista forte, capace di essere avanguardia organizzativa, politica e ideologica delle masse. Né il peronismo, né i liberali, né i radicali risolveranno le miserie che viviamo giorno dopo giorno. Solo la nostra classe è in grado di dirigere questo Paese, di pianificare l’economia in funzione degli interessi delle grandi maggioranze, e di costruire una vita piena, in pace e con dignità.

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