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Home›VPI - Articoli›Sul vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO)

Sul vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO)

Di Redazione
14/09/2025
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Raccogliamo e pubblichiamo due articoli, una cronaca e un commento, da parte del Partito Comunista di Grecia, sul vertice della più importante organizzazione internazionale euroasiatica. Buona lettura.

 

Un passo verso una più stretta cooperazione nell’asse eurasiatico in via di formazione

Un passo verso una più stretta cooperazione nell'asse eurasiatico in via di formazione

Da Rizospastis, organo del Partito Comunista di Grecia (KKE)
2 settembre 2025
Link all’originale

 

Sullo sfondo dell’escalation della competizione imperialista globale

Sullo sfondo della crescente competizione per la supremazia nel sistema imperialista internazionale, il vertice biennale dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) ha rappresentato un passo importante verso la definizione di una collaborazione più stretta nell’ambito dell’asse eurasiatico in via di formazione, dominato da Cina e Russia.

Il vertice, che si è svolto ieri e l’altro ieri nella grande città cinese di Tientsin, ha registrato la partecipazione più ampia dalla fondazione dell’Organizzazione, con circa 20 leader eurasiatici presenti, tra cui il Presidente cinese Xi Jinping, il Presidente russo Vladimir Putin, il Primo Ministro indiano Narendra Modi, il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e altri.

Si ricorda che i membri a pieno titolo dello SCO sono Cina, India, Russia, Pakistan, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Bielorussia, mentre tra i “partner” spiccano potenze con un ruolo crescente in diversi progetti e negoziati sia geopolitici sia economici, come la Turchia.

Nel complesso, l’Organizzazione conta ora 16 “paesi di dialogo” e “osservatori”.

Complessivamente, lo SCO – fondato 24 anni fa – rappresenta un PIL stimato di quasi 30 trilioni di dollari, pari al 25% del PIL mondiale, mentre la popolazione dei suoi stati membri supera il 40% della popolazione globale.

Con l’approvazione della “Dichiarazione di Tientsin” e di circa 20 documenti complessivi, i membri dell’Organizzazione hanno approvato anche la “Strategia dello SCO per lo Sviluppo fino al 2035”, il “Programma di cooperazione tra i membri dell’Organizzazione per affrontare l’ideologia estremista nel periodo 2026-2030” e la “Roadmap per l’attuazione della Strategia per la Cooperazione Energetica fino al 2030”, delineando anche i settori prioritari sia per la cooperazione militare sia per quella economica tra i membri dell’Organizzazione e tra l’Organizzazione stessa e i suoi “partner”.

Al centro la sfida alla supremazia degli Stati Uniti

Nel suo intervento di apertura, il Presidente cinese Xi Jinping ha sostenuto «una multipolarizzazione del mondo equa e armoniosa, una globalizzazione economica senza esclusioni e la promozione di un sistema di governance globale più giusto ed equilibrato». In sostanza, dietro i noti schemi ingannevoli di un “mondo multipolare equo” e “giusto”, ha espresso la contestazione della supremazia statunitense nel sistema imperialista internazionale.

Entrando nel merito, ha aggiunto che «dobbiamo sfruttare i mercati su larga scala… per migliorare il livello di facilitazione del commercio e degli investimenti», considerando lo slancio con cui i monopoli cinesi accelerano le mosse per controllare quote sempre maggiori nei mercati internazionali. Ha indicato come settori in cui rafforzare la cooperazione tra i membri dello SCO quelli relativi all’Energia, alle Infrastrutture, alla Scienza e all’Intelligenza Artificiale. Inoltre, ha invitato i partner a «opporsi al confronto tra coalizioni, così come alle azioni intimidatorie»…

Ha annunciato inoltre che Pechino fornirà 2 miliardi di yuan (280 milioni di dollari) in “aiuti” agli stati membri quest’anno e altri 10 miliardi di yuan (1,4 miliardi di dollari) sotto forma di prestiti a una joint venture bancaria dell’Organizzazione.

Il Presidente russo Vladimir Putin, dopo aver criticato i «revisionisti occidentali» che tra l’altro «rievocano il militarismo giapponese con il pretesto di una inesistente minaccia russa e cinese», ha sostenuto che lo SCO ha rilanciato la “vera multilateralità” attraverso l’uso sempre più diffuso delle valute nazionali negli scambi commerciali.

Ha aggiunto che «ciò, a sua volta, pone le basi politiche e socioeconomiche per la formazione di un nuovo sistema di stabilità e sicurezza in Eurasia, poiché, a differenza dei modelli eurocentrici ed euroatlantici, considera realmente gli interessi di un ampio spettro di paesi, è veramente equilibrato e non consente a un singolo stato di assicurarsi la propria sicurezza a scapito degli altri».

Ha sottolineato inoltre che è «di fondamentale importanza porre fine all’uso dei sistemi finanziari come strumento di neo-colonialismo, in contrasto con gli interessi della maggioranza globale».

Il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha partecipato al vertice, nella sua prima visita in Cina dopo sette anni, con le relazioni Pechino-Nuova Delhi che sembrano entrare in una fase di de-escalation, senza tuttavia eliminare competizioni e contrasti.

Non a caso, Modi si è concentrato sulla condanna dei dazi e delle sanzioni unilaterali, sullo sfondo dei pesanti dazi imposti dagli Stati Uniti all’India – addirittura come «ritorsione» per le attività commerciali e militari con la Russia – accentuando così «scosse» nei rapporti con Washington.

Erano presenti al vertice anche il Segretario Generale dell’ONU António Guterres, il quale ha dichiarato, tra l’altro, che la Cina gioca un ruolo fondamentale nel sostenere un approccio multilaterale globale.

Numerosi incontri bilaterali

Parallelamente ai lavori del Vertice dello SCO, particolare interesse ha suscitato il gran numero di incontri bilaterali che si sono svolti ai margini del vertice, registrando dinamiche e progetti per un ulteriore sviluppo di legami multiformi tra importanti potenze imperialiste che “sfidano” il blocco euro-atlantico in diversi ambiti.

Tra gli altri:

  • Innanzitutto ha avuto rilievo l’incontro tra Xi Jinping e il Primo Ministro indiano Narendra Modi, sullo sfondo delle recenti sanzioni statunitensi contro l’India e alcune settimane dopo contatti tra alti funzionari dei governi cinese e indiano, che hanno ribadito l’interesse a una negoziazione decisiva della cooperazione bilaterale. Modi e Xi hanno concordato che i loro paesi sono «partner nello sviluppo», non avversari, e hanno discusso modalità per rafforzare i legami commerciali.
  • Si sono incontrati anche i Presidenti di Turchia e Russia, con Recep Tayyip Erdoğan – secondo quanto riportato dalla presidenza turca – che ha dichiarato come le relazioni bilaterali si sviluppino sulla base del rispetto reciproco e degli interessi comuni, e che lo spirito di cooperazione continui in settori come commercio, turismo, investimenti ed energia. Da parte sua, Putin ha affermato che «la Turchia è un partner affidabile e collaudato nel tempo per la Russia, e la cooperazione energetica tra i due paesi è strategica». Ha aggiunto che il dialogo e la relazione tra i due si concentrano «su questioni di interesse comune, come il Medio Oriente, il Nord Africa e il Caucaso meridionale. La cooperazione russo-turca in tutti questi ambiti è ben consolidata, concreta, utile e, direi, basata sulla fiducia».
  • Anche Modi ha avuto un incontro con Vladimir Putin. Il Primo Ministro indiano ha dichiarato che «anche nelle situazioni più difficili, India e Russia hanno sempre proceduto fianco a fianco», concludendo che «la nostra stretta cooperazione è importante non solo per i popoli di entrambi i paesi, ma anche per la pace, la stabilità e la prosperità globale». Ha definito l’incontro «eccellente» e ha aggiunto che hanno discusso la cooperazione «in tutti i settori, compresi commercio, fertilizzanti, spazio, sicurezza e cultura (…) La nostra Partnership Strategica Speciale e Privilegiata rimane un pilastro di vitale importanza per la stabilità regionale e globale».
  • Oggi è prevista una riunione ufficiale tra i leader di Cina e Russia, mentre domani i leader stranieri sono stati invitati ufficialmente alle celebrazioni annuali organizzate a Pechino per la fine dell’occupazione giapponese e la sconfitta del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, che quest’anno coincidono con l’ottantesimo anniversario.

Utilizzare il “mondo multipolare” per ripulire l’immagine del capitalismo

Sul vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO)

Commento della Sezione Relazioni Internazionali del CC del Partito Comunista di Grecia (KKE)
2 settembre 2025
Link all’originale

 

Il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) è stato utilizzato per alimentare nuove illusioni tra i popoli. Alcune forze vedono l’imperialismo semplicemente come l’“impero” degli Stati Uniti e, su questa base, plaudono all’ascesa di nuove potenze capitaliste emergenti negli affari globali, come la formazione di nuove unioni interstatali (BRICS, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, ALBA, ecc.), costituite da stati capitalistici, con contenuti economico–politici e militari.

Questi sviluppi vengono accolti come l’inizio dell’emergere di un nuovo “mondo multipolare”, che “riformerà” e darà “nuova vita” all’ONU e alle altre organizzazioni internazionali, le quali sfuggirebbero così all’“egemonia” statunitense. Secondo queste ipotesi, in questo modo si garantirebbe la pace.

Si sostiene che le “nuove” contraddizioni interimperialiste e l’apparente riallineamento del sistema globale possano condurre alla “democratizzazione” delle relazioni internazionali, poiché starebbe emergendo un mondo con molti “poli”, grazie al rafforzamento di Russia, Cina, Brasile e altri stati e al relativo arretramento della posizione degli Stati Uniti.

Si ascoltano anche proposte correlate, come ad esempio l’ampliamento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con l’ingresso di altri paesi.

Sorge quindi la domanda: un ruolo globale accresciuto dell’UE, come sostenevano ad esempio SYRIZA e il Partito della Sinistra Europea, o persino un ruolo rafforzato di Russia e Cina, come affermano gli apologeti dell’asse imperialista eurasiatico in via di formazione, può davvero creare un altro contesto “pacifico” per gli sviluppi internazionali?

Sia la realtà oggettiva sia l’esperienza internazionale forniscono una risposta negativa. E questo perché le guerre imperialiste non sono determinate dalla specifica correlazione di forze tra stati capitalistici in un dato momento, ma dalle leggi stesse del capitalismo: lo sviluppo capitalistico diseguale, la concorrenza, la tendenza ad acquisire profitti aggiuntivi. Su questa base si producono, si riproducono e si modificano le contraddizioni interimperialiste, in particolare riguardo alle materie prime, all’energia, alle reti di trasporto, alla lotta per le quote di mercato. È la concorrenza monopolistica a condurre a interventi militari locali e generalizzati, fino alle guerre. Questa competizione si svolge con tutti i mezzi di cui dispongono i monopoli e gli stati capitalistici che ne esprimono gli interessi. Si riflette negli accordi interstatali, costantemente messi in discussione a causa dello sviluppo diseguale. Questo è l’imperialismo, la fonte degli attacchi militari, su larga e su piccola scala.

Il discorso su una “nuova governance democratica globale”, diffuso dalle forze socialdemocratiche e opportuniste, mira a imbellettare ideologicamente il nuovo equilibrio di forze nella barbarie capitalista e imperialista, con l’obiettivo di disorientare i lavoratori. Per questo rappresenta una mistificante imbiancatura del capitalismo, diffondendo l’illusione che il capitalismo, nel suo attuale stadio monopolistico, cioè l’imperialismo, possa essere “pacifico” per i popoli.

Anche guerre passate, come la Seconda Guerra Mondiale, furono scatenate in nome della correzione di accordi ingiusti o della prevenzione di nuovi conflitti. È quindi urgente che i lavoratori si liberino da simili illusioni e trappole riguardanti la “democratizzazione” del capitale e delle relazioni internazionali, che li schierano dietro interessi a loro estranei.

Il “mondo multipolare” come strumento di salvaguardia della pace e degli interessi dei popoli è un’illusione. In sostanza, questo approccio considera il nemico come un alleato, intrappola le forze popolari nella scelta di allearsi con un imperialista o un’unione imperialista, paralizza il movimento operaio.

Inoltre, è importante chiarire cosa si intenda con il termine “imperialismo”. Se con questo termine comprendiamo i criteri scientifici stabiliti da Lenin nei suoi scritti, sulla base dei quali egli conclude che si tratta del capitalismo nella sua fase suprema, quella monopolistica, allora diventa evidente che una potenza capitalista come la Russia, dove i monopoli sono dominanti, non possa essere caratterizzata come una potenza antimperialista.

Le forze, anche comuniste, che abbandonano la concezione leninista dell’imperialismo e lo trattano come una “politica estera aggressiva” o lo identificano esclusivamente con gli Stati Uniti e con la visione dell’“impero” statunitense, possono arrivare a compiere enormi errori politici. Un esempio caratteristico è che tali forze, quando Erdoğan acuisce lo scontro della Turchia contro Israele, definiscono la Turchia come una forza antimperialista, mentre essa fa parte dell’alleanza militare imperialista della NATO, occupa ancora militarmente il 40% di Cipro e minaccia la Grecia dichiarando che l’attuazione da parte di quest’ultima della Convenzione ONU sul Diritto del Mare nell’Egeo costituirebbe un casus belli (motivo di guerra).

L’acuirsi delle contraddizioni interimperialiste e la guerra imperialista, di per sé, non portano a un mutamento della correlazione di forze a favore della classe operaia e delle forze popolari, come hanno dimostrato gli sviluppi in Siria, in Ucraina e in altri paesi. Condizione preliminare è l’esistenza di forti Partiti Comunisti, con una strategia rivoluzionaria ben elaborata e radicati nel movimento operaio e popolare, in grado di orientare le masse insorte verso l’obiettivo di rovesciare la barbarie capitalista.

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