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Home›Notizie dal mondo›Imperialismo›L’eccidio silenzioso. Come il blocco statunitense strangola Cuba socialista

L’eccidio silenzioso. Come il blocco statunitense strangola Cuba socialista

Di Domenico Cortese
11/03/2026
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Considerata dalla Casa Bianca uno Stato “sponsor del terrorismo” senza alcuna base empirica, vittima da 65 anni di un blocco commerciale che, puntualmente, ogni anno viene condannato persino dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Cuba sta attualmente subendo un inasprimento delle sanzioni da parte dell’amministrazione di Donald Trump, il quale continua a definire la pacifica isola «una minaccia non comune e straordinaria alla sicurezza degli USA». Come conseguenza, il Paese caraibico sta soffrendo di una gravissima penuria di energia e farmaci, al punto che il presidente  Miguel Dìaz-Canel è stato di fatto costretto a realizzare quel piano “Opzione Zero” (dove lo zero sta per il quantitativo di petrolio a disposizione dei cubani) elaborato da Fidel Castro nei primi anni Novanta, e mai attuato, per garantire la sopravvivenza della Rivoluzione dopo la caduta dell’Unione Sovietica anche in caso di un blocco dei rifornimenti energetici. In questo articolo faremo una panoramica delle conseguenze, passate e presenti, che il criminale blocco statunitense ha avuto su Cuba e sulla qualità della vita dei suoi abitanti, con una prima parte dedicata a dati statistici e a smentire alcuni luoghi comuni su Cuba e una seconda parte incentrata su un’intervista ad un testimone che abita sull’isola.

Le potenzialità del sistema cubano

Cuba è stata spesso oggetto di analisi e statistiche che hanno confermato le enormi potenzialità dell’isola. Al principio del 2008, ad esempio, Carlos Fernández Liria, professore di filosofia dell’Università Complutense di Madrid, pubblicò un articolo critico sul modello di sviluppo capitalista dei paesi industrializzati occidentali. Alla base della critica dello studioso spagnolo vi era il grafico elaborato da Mathis Wackernagel, ricercatore della Global Footprint Network della California e coideatore del concetto di «impronta ecologica», che ordina diverse aree geografiche in uno spazio cartesiano determinato dall’Indice di Sviluppo Umano (HDI) in ascissa e dall’impronta ecologica (EFP) in ordinata.

L’impronta ecologica è espressa in quantità di pianeti Terra che occorrerebbero laddove un certo livello di consumo presente in un dato territorio (paese nazionale o regione geografica) fosse esteso a tutto il mondo. Tale grafico fu elaborato a partire da un’analisi di dati provenienti da 93 paesi per un periodo compreso tra il 1975 e il 2003. Ebbene, dal grafico elaborato da Wackernagel, Liria osservò che Cuba socialista era il solo paese ad avere un elevato Indice di Sviluppo Umano (il suo HDI era di poco superiore a 0.8) e un’impronta ecologica sostenibile (EFP). In altre parole, Cuba aveva raggiunto un elevato HDI ed aveva un modello di sviluppo che, se esteso all’intera popolazione mondiale, avrebbe consumato non più risorse di quelle presenti in un solo pianeta terra.

I medici cubani al loro arrivo in Italia nel 2020

Al contrario, i paesi capitalisti sviluppati occidentali, quali ad esempio il Regno Unito o più in generale i paesi dell’area nord-americana o europea, mostravano certamente un HDI alto (HDI ≥ 0.8), ma al contempo un modello di sviluppo che se fosse esteso all’intera popolazione mondiale necessiterebbe di risorse ambientali pari a 3 o più pianeti Terra. In altre parole, Cuba è risultata essere il solo paese tra i 93 analizzati ad avere uno sviluppo socialmente soddisfacente ed anche ecologicamente sostenibile. Questo è significativo poiché dimostra le capacità del sistema cubano di superare le endemiche contraddizioni del capitalismo – la sua natura anarchica e caotica – che provocano così tanti squilibri nell’ecosistema, con gravi conseguenze anche sulla popolazione di un territorio. Il fatto di porre in primo piano il benessere dell’essere umano nella sua universalità, sia nei suoi rapporti con l’ambiente che nei rapporti tra gli individui, ha condotto alla politica di solidarietà internazionalista del governo dell’isola, capace di esportare competenze attraverso, per esempio, la Brigata medica cubana, un programma – anche questo – sanzionato dagli Stati Uniti ma che tanta importanza ha avuto in Italia nella lotta contro il Covid e continua ad avere per il dissestato servizio sanitario calabrese. Come appendice a questo paragrafo, aggiungiamo che dal punto di vista della sostenibilità economica il modello socialista cubano, che garantisce istruzione, sanità e alloggi per tutta la popolazione, difficilmente può essere valutato senza tener conto del blocco commerciale, eppure la media di crescita del Pil cubano è stata dell’1,5% – 2% negli anni recenti, pur sempre maggiore di quella di diversi Paesi europei.

Il modello politico cubano

Una delle ragioni richiamate spesso da chi giustifica le restrizioni a Cuba è quella secondo cui il governo cubano sarebbe “una dittatura” che non permette il “pluralismo”. Questa tesi viene di solito supportata dalla constatazione che il sistema cubano non contempla l’esistenza dei partiti al di fuori del Partito Comunista di Cuba. Ciò, tuttavia, si situa in un modello di democrazia completamente differente da quello borghese. A Cuba il processo elettorale, come fu nella maggior parte dei Paesi socialisti, non è una competizione fra partiti (nella quale spesso vince la compagine che dispone di più risorse economiche per finanziare le campagne elettorali) ma coincide in prima istanza con una scelta democratica, da parte delle assemblee e delle comunità locali, di rappresentanti indipendenti o legati al Partito, i quali possono essere eletti ai vari livelli, dalle amministrazioni locali fino all’Assemblea Nazionale. Nell’elezione di quest’ultima, per esempio, le candidature non sono proposte dal Partito Comunista di Cuba, bensì da “commissioni di candidature” composte da organizzazioni di massa (sindacati, federazioni studentesche, comitati di quartiere) e successivamente approvate dalle assemblee municipali. Infine, la tornata elettorale con suffragio universale serve a confermare o meno i candidati proposti i quali, se eletti, possono essere revocati dai loro elettori in qualsiasi momento del mandato. Una volta eletta, l’Assemblea Nazionale individua tra i suoi membri il Presidente e il Vicepresidente della Repubblica, oltre al Consiglio di Stato. In questo senso, il fatto che Fidel Castro sia stato al potere per quasi 50 anni riflette il voto unanime dell’Assemblea ad ogni elezione, dovuto al suo prestigio e al suo carisma.

Le caratteristiche del blocco commerciale contro Cuba

Il bloqueo statunitense non è solo un atto criminale che dal 1961 impedisce le transazioni con gli Stati Uniti stessi, è una tattica imperialista che provoca conseguenze nel commercio di Cuba con tutti gli altri Paesi. Il blocco commerciale statunitense contro Cuba include severi meccanismi sanzionatori rivolti a navi di qualsiasi nazionalità che commerciano con l’isola. Queste sanzioni, basate su leggi come il Cuban Democracy Act del 1992 e l’Helms-Burton Act del 1996, prevedono, ad esempio, che qualsiasi nave (sia statunitense che straniera) che attracca in un porto cubano per caricare o scaricare merci non possa entrare in un porto degli Stati Uniti per scopi commerciali per i successivi 180 giorni dalla sua partenza da Cuba, a meno che non ottenga una specifica autorizzazione dall’OFAC (Office of Foreign Assets Control).

In questo modo le compagnie di navigazione preferiscono non commerciare con Cuba e questa deve pagare a caro prezzo qualsiasi consegna di merci. La legge prevede sanzioni anche verso chi fornisce assistenza ai cubani: se un Paese concede 100 milioni a Cuba, gli Usa riducono di 100 milioni gli eventuali aiuti a questo Paese. Come rivelato da Cuba durante una recente discussione sull’embargo americano alle Nazioni Unite, il danno totale causato storicamente da questo al Paese ammonta a 1,499 milioni di miliardi di dollari, considerando il valore del dollaro statunitense rispetto al prezzo dell’oro. Negli ultimi 18 anni, Cuba avrebbe perso 252mila miliardi di dollari.

I danni del bloqueo possono essere categorizzati nel seguente modo, che rende evidente l’impatto concreto della misura sulla vita economica dell’isola:

  1. a) la perdita di guadagni causata dagli ostacoli posti allo sviluppo di servizi ed esportazioni (turismo, trasporto aereo, zucchero, nickel);
  2. b) le perdite registrate come risultato del riorientamento geografico dei flussi commerciali (aumento dei costi di trasporto, imballaggio e vendita nell’acquisto dei beni);
  3. c) l’impatto delle limitazioni imposte alla crescita della produzione nazionale di beni e servizi (accesso limitato alla tecnologia, accesso limitato alle strumentazioni e di conseguenza veloce obsolescenza delle attrezzature, ridimensionamento forzato delle aziende, serie difficoltà affrontate da settori come quello zuccheriero, elettrico, dei trasporti ed agricolo);
  4. d) restrizioni monetarie e finanziarie (l’impedimento alla rinegoziazione del debito con l’estero, l’impossibilità di accedere al mercato del dollaro, l’aumento dei costi di finanziamento dovuto all’opposizione degli Stati Uniti all’accesso cubano ad istituzioni finanziarie internazionali);
  5. e) le conseguenze perniciose degli incentivi all’emigrazione, anche illegale (perdita di risorse umane e di talenti nati nell’ambito del sistema educativo cubano);
  6. f) danni sociali (legati alla scarsità di cibo, a deficienze sanitarie, educative, culturali, sportive).

Come riportato da diversi studi, negli ultimi anni il blocco ha già causato sofferenze ingiustificate alla popolazione cubana. Molti medicinali che non sono prodotti nel Paese scarseggiano, e questo complica l’attuazione di trattamenti contro il cancro al seno, la leucemia, le malattie cardiovascolari e renali, l’AIDS. La tragedia umana, che è l’obiettivo ultimo dell’embargo, è stata fino ad ora evitata solo in virtù della volontà dello Stato cubano di mantenere intatti i pilastri della Rivoluzione che garantisce a tutti, tra le varie cose, cibo a prezzi modici ed alimentazione gratuita negli asili nido, nelle scuole, negli ospedali e negli ospizi. Anche questo fatto deve essere considerato una conferma della priorità che le autorità cubane hanno conferito allo sviluppo umano, cosa che spiega come Cuba abbia mantenuto alti i suoi standard di buona salute, alfabetizzazione, ricerca e cultura nonostante la limitatezza dei fondi ed i problemi seguiti alla caduta dell’Unione Sovietica e del blocco socialista.

A partire dall’inizio del 2026, il significativo inasprimento delle misure statunitensi  si è focalizzato in particolare sul settore energetico e petrolifero, provocando un inasprimento della crisi economica e umanitaria sull’isola: a fine gennaio, l’amministrazione Trump ha firmato l’Ordine Esecutivo 14380, denominato “Addressing Threats to the United States by the Government of Cuba”, il quale dichiara un’emergenza nazionale e autorizza sanzioni e tariffe sui beni provenienti da Paesi che forniscono petrolio a Cuba. Inoltre, gli Stati Uniti hanno messo in pratica un vero e proprio blocco petrolifero, intensificando le azioni per bloccare le forniture di carburante verso l’isola, inclusa l’intercettazione di navi cisterna che trasportavano petrolio venezuelano a Cuba. Questa mossa è stata descritta come il più efficace blocco navale dai tempi della crisi dei missili del 1962.

Lasciamo ora parlare la voce di chi affronta queste difficoltà su Cuba stessa, attraverso quella di un nostro connazionale, Andrea Paolieri, che da anni vive e lavora nel Paese caraibico.

Ciao Andrea. Per smentire sia il catastrofismo dei media borghesi che la narrativa per la quale il problema dell’isola sarebbe il suo modello socialista, ci puoi dire quali sono le conseguenze effettive del recente inasprimento dell’embargo sull’economia cubana? In che cosa si materializzano di più le mancanze?

Gli Stati Uniti stanno evidentemente cercando di portare alla fame la popolazione cubana per tentare, in qualche modo, di fomentare una rivolta interna che possa legittimare la presa dell’isola. Agli Usa farebbe comodo rientrare in possesso di quello che, fino al 1959, era il casinò privato dei padroni statunitensi, sia per motivi ideologici (per Washington è intollerabile un modello alternativo al proprio vicino ai propri confini) sia per eliminare un potenziale presidio strategico per i propri concorrenti commerciali e militari. Detto questo, bisogna ricordare che a Cuba non c’è un “embargo” ma un blocco e la differenza è sostanziale. Le azioni esercitate contro Cuba dal Governo degli Stati Uniti non rientrano nella definizione di “embargo”. Al contrario, vanno al di là di questo, tipiche di un “blocco”, perché perseguono l’isolamento, l’asfissia, l’immobilità di Cuba con l’astuto obiettivo di strangolare il suo popolo e portarlo a dubitare delle sue decisioni d’essere sovrano e indipendente. L’egemonia mediatica degli Stati Uniti in occidente  lo chiama embargo poiché il blocco è un atto di guerra riconosciuto dal diritto internazionale. Il blocco contro Cuba entra in vigore nel febbraio del 1961 firmato dall’allora presidente democratico John F. Kennedy. Da allora quasi tutti i governi degli Stati Uniti hanno aumentato le sanzioni del blocco contro Cuba. Le recenti sanzioni dell’amministrazione Trump, che rafforzano il blocco contro Cuba, prevedono che a chiunque importi o commerci petrolio con Cuba verrà applicata una maggiorazione dei dazi doganali. Le conseguenze materiali sono la mancanza di combustibile che serve a Cuba per soddisfare il fabbisogno giornaliero. Ciò che viene più colpito sono i mezzi di trasporto sia pubblici che privati causando grandi difficoltà di movimento dei cubani in tutta l’isola. Quello che materialmente viene a mancare, soprattutto, sono la benzina e i farmaci. Le condizioni di vita degli abitanti, per quanto non drammatiche come vorrebbero la stampa e i capi di Stato dell’area NATO, hanno sicuramente fatto un passo indietro.

Perché gli aiuti da Messico, Russia e Cina non riescono a sopperire completamente agli effetti del blocco?

Viviamo in un mondo globalizzato dove non esistono Paesi che non hanno interessi economici con gli Stati Uniti. Il blocco prevede che chiunque privatamente investa o commerci con Cuba non può commerciare con gli Stati Uniti e questo è un grande freno per gli investimenti privati di aziende estere con Cuba. C’è da dire che oggi è illusorio aspettarsi degli aiuti a prezzo completamente politico com’era finché esisteva il blocco socialista e l’Unione Sovietica. Oggi, per quanto possano esistere elementi umanitari e la volontà, da parte di alcuni Paesi, di rompere il blocco anche per sostenere un territorio geograficamente strategico per gli interessi di mercato delle nazioni che hai citato, alla fine il fattore ultimo delle decisioni in un mondo imperialista sarà la redditività totale del capitale.

Com’è l’umore della popolazione e come si cerca di reagire nella quotidianità?

Quello cubano è di per sé un popolo molto orgoglioso e attaccato alla propria terra e alla propria patria. I cubani sono colti e preparati, soffrono le difficoltà della quotidianità ma al tempo stesso hanno una grande inventiva per trovare soluzioni a queste ultime. Ogni volta che il blocco aumenta contro Cuba chi ne paga maggiormente le conseguenze è la popolazione che invece di reagire contro il suo governo come vorrebbero gli Stati Uniti, al contrario, si compatta e manifesta il dissenso verso le ingerenze straniere.

Quale lettura dà il governo cubano della situazione?

Il governo cubano denuncia in tutte le sedi internazionali che il blocco contro Cuba è un crimine; questo inasprimento ha condotto il Paese a rafforzare la resistenza, anche cercando soluzioni attraverso i Paesi solidali con Cuba. Sebbene il presidente Dìaz-Canel abbia dichiarato di essere pronto al dialogo “tra pari” e senza ricatti su tutti i temi, nessun segno di cedimento o compromesso con la Casa Bianca è stato ad oggi avvertito a L’Avana.

Quali sono state le maggiori misure prese?

Come sempre avviene a Cuba in questi momenti di decisioni difficili che interessano praticamente tutte le fasce della popolazione, il governo cubano ha diramato le nuove misure in diretta televisiva attraverso le parole del Vice Primo Ministro, del ministro dei trasporti e di quello del lavoro.

Le misure più rilevanti sono state la riduzione della settimana lavorativa degli amministrativi statali fino al giovedì, la sospensione di tutti gli eventi culturali e ricreativi nazionali e l’accorpamento delle grandi catene alberghiere. È importante dire che si mantiene come priorità tutto il reparto sanitario e scolastico ad eccezione dell’università dell’Avana. Inoltre sono stati distribuiti 10.000 impianti solari alle famiglie dei lavoratori della sanità e dell’educazione e sono in corso le installazioni di oltre 5000 impianti solari in edifici socio sanitari. Da notare, poi, il mantenimento della distribuzione di alimenti di base a prezzi sovvenzionati per la popolazione, nonostante le difficoltà economiche.

Esiste (come spera la Casa Bianca) la possibilità che il consenso alle istituzioni venga meno?

Intanto si deve dire che non si possono giudicare con gli occhi di un europeo il governo e il parlamento cubano. Qui non ci sono le liste bloccate, i capolista e ogni parlamentare deve candidarsi nella circoscrizione in cui è residente, non può essere eletto per più di due mandati e se viene eletto mantiene lo stesso stipendio che percepiva per il lavoro che svolgeva al momento dell’elezione. Ogni due anni il parlamentare deve fare un’assemblea di rendiconto alla circoscrizione dove è stato eletto, che può decidere di non rinnovargli la fiducia. Cuba investe nella partecipazione popolare alle scelte di governo e la sostiene, quindi per tutte queste cose si può dire che il popolo è il governo, e il popolo non si può rivoltare contro se stesso. Certo c’è, una piccola percentuale della popolazione contraria al sistema socialista, ma sono del tutto ininfluenti sulla massa della popolazione e sulle sue organizzazioni statali. Possiamo dire che, al netto di possibili infiltrazioni di sobillatori e di fake news riguardo alla presunta natura anti-governista di alcune proteste che in passato ci sono state sull’isola, il blocco ha poco impatto sul favore con cui le masse cubane continuano a vedere il socialismo e le istituzioni politiche di Cuba.

 

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Domenico Cortese

Domenico Cortese, nato a Tropea nel 1987, dottore di ricerca in Filosofia e Storia. Gestisce il blog Il Capitale Asociale su FB e IG, è membro del comitato centrale del Fronte Comunista, in cui milita dalla sua fondazione. Collabora con L'Ordine Nuovo su argomenti di economia e attualità.

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